Mio papà (classe 1930) prima di salire lui in macchina apriva sempre la portiera lato passeggero alla mamma; i miei lavoravano entrambi e in casa lui era al fianco della mamma nelle incombenze familiari; quando loro due discutevamo, papà (ma neanche la mamma) ha mai alzato la voce oppure usato parole offensive. Insomma, mio padre non mi ha mai detto niente su come si dovevano trattare le donne, me lo ha mostrato vivendolo…
“…tuo papà era avanti, caro Antonio, però c’è ancora molto da fare per un corretto rapporto tra Adamo ed Eva…”
Dici così, Paola Mascaro, perché hai scritto il libro “Le fatiche di Eva” (Ed. HarperCollins) dedicato all’esperienza delle donne in Italia?
“Anche, ma non solo. Scrivere è stato un viaggio molto diverso da ciò che immaginavo. Pensavo di partire dalla mia esperienza di scrittura professionale, invece ho dovuto lasciare andare linguaggi e abitudini, recuperare memorie e significati che avevo messo da parte. La scrittura è diventata un processo di chiarificazione personale e, spero, utile non solo a me, ma agli uomini e alle donne che hanno voglia di capire.”
Indice degli argomenti
Paola Mascaro: manager impegnata per l’equilibrio di genere
Andiamo con ordine. Tu sei una Executive Manager in ambito Marketing, Comunicazione & Public Affairs, con ampia esperienza in aziende globali, con incarichi in Italia e a livello internazionale. Impegnata da anni a promuovere l’equilibrio di genere e una cultura inclusiva nelle imprese.
“Gli anni di lavoro sull’equità di genere, e in particolare la Presidenza di Valore D (2019-2022), mi hanno mostrato quanto siano cruciali dati e analisi, ma anche quanto serva una visione capace di immaginare un futuro diverso. Per questo il libro riporta al centro il tema della leadership femminile e dell’equità di genere, raccontando la fatica e la forza delle donne attraverso storie, ricerche e vissuti concreti.”
Un libro ambizioso, dunque…
“Non ho l’ambizione di offrire una verità definitiva, ma l’intento di aprire nuove finestre su un’esperienza ancora troppo spesso raccontata da prospettive parziali. La questione femminile, o meglio, la questione delle donne, viaggia su più livelli: culturale, sociale, educativo, professionale, familiare, digitale. E le posizioni non coincidono, perché ognuno di noi – uomini e donne – tende a credere di possedere la visione corretta e la soluzione migliore. Spero che questo libro possa aprire nuove finestre di consapevolezza e aiutare – donne e uomini – a costruire insieme un futuro più equo.”
Perché Eva?
“Eva come la prima donna, certo, ma anche come tutte le donne che ogni giorno attraversano il mondo con le loro fatiche, le loro domande e le loro possibilità. Eva è un archetipo e, al tempo stesso, una molteplicità: è la bambina che cresce tra modelli contrastanti, la giovane che si affaccia alla scuola e al lavoro con uno zaino pieno di aspettative, la professionista che cerca spazio e riconoscimento, la madre che si interroga sulla propria identità, la donna che si confronta con un corpo e una salute spesso poco ascoltati. Eva è presente in ogni epoca, in ogni luogo, in ogni scelta che riguarda le donne.”
Donne e STEM: ancora troppi stereotipi
Circa la questione femminile, poco fa hai citato la formazione e il digitale.
“In questi ambiti resistono stereotipi con radici profonde. Uno riguarda l’inclinazione ai percorsi STEM: le ragazze sarebbero “meno portate” per le discipline tecnico-scientifiche. Una convinzione che continua a influenzare valutazioni, aspettative e opportunità, nonostante non manchino esempi che dimostrano il contrario. Invertire questo schema è possibile, ma richiede una nuova narrativa, più coraggiosa e più contemporanea.”
Per quanto riguarda il digitale, a che punto è Eva?
“Oggi, la storia di Eva si intreccia anche con il digitale e con l’intelligenza artificiale. La tecnologia amplifica sia le possibilità sia le contraddizioni del suo percorso.”
In che modo?
“Le tecnologie possono diventare alleate straordinarie: piattaforme educative che avvicinano le bambine alle STEM, strumenti di apprendimento personalizzato che superano bias scolastici, soluzioni di flessibilità lavorativa che rendono più gestibile il rapporto tra professione e vita privata, tra l’essere madre e la carriera, algoritmi capaci di migliorare la prevenzione nella medicina di genere grazie a dati finalmente più rappresentativi.”
Digitale e disparità: attenzione all’algoritmo
Fin qui tutto bene…dove vedi pericoli e contraddizioni?
“Proprio il digitale rischia di confermare in modo nuovo antiche forme di disparità. Gli algoritmi riflettono – e a volte amplificano – pregiudizi antichi, classificando curricula o performance professionali sulla base di dati storici che hanno escluso o sottovalutato le donne. I social media, pur offrendo spazi di espressione e attivismo, possono intensificare pressioni estetiche e confronti tossici, rendendo ancora più complesso per Eva costruire un senso di identità libero da giudizi esterni. Allo stesso tempo, l’IA generativa apre domande profonde sul linguaggio e sulla rappresentazione: chi viene mostrato, con quali tratti, con quali ruoli? Quale immagine di Eva viene riprodotta, ripetuta, normalizzata?”
Gran belle domande, che valgono per quasi tutti gli ambiti della nostra società…
“Certamente, e questo conferma la parità di situazione di Eva. Nel digitale lei ritrova sia la fatica sia il potenziale del nostro tempo. Da un lato, la necessità di vigilare perché l’automazione non traduca antiche disuguaglianze in nuove metriche di esclusione; dall’altro, l’opportunità di utilizzare l’innovazione come leva di equità, cura, autodeterminazione.
La sfida è costruire tecnologie che ascoltino, includano, rappresentino davvero: strumenti non neutri – perché nulla lo è – ma consapevolmente progettati per allargare possibilità invece di restringerle.”
Del resto, la distinzione reale/virtuale non regge più…
“…quindi, In questo senso, il viaggio di Eva nel mondo digitale non è un capitolo separato: è la continuazione di una stessa ricerca, quella di uno spazio in cui essere riconosciuta non per ciò che deve dimostrare, ma per ciò che è.”
A tuo giudizio vi è ancora molta strada da fare?
“Eva continua a essere osservata, giudicata, valutata in base al suo corpo prima ancora che al suo pensiero. Troppo magra, troppo grassa, troppo alta, troppo bassa. Il peso del giudizio estetico grava soprattutto sulle più giovani e i social media hanno amplificato tutto: aspettative irrealistiche, modelli impossibili, confronti continui. Eppure esistono voci che reagiscono. Emma Marrone, più volte oggetto di body shaming, ha risposto con forza, restituendo dignità alle ragazze che non corrispondono ai canoni imposti. E sempre più marchi hanno scelto di abbracciare il concetto di body neutrality, raccontando il corpo di Eva senza filtri, senza imposizioni, senza idealizzazioni. La strada è ancora lunga, ma il cammino è iniziato.”

















