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ZEDS: come funziona l’innovazione per l’auto elettrica (davvero) a zero emissioni



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Nato all’interno del Politecnico di Torino, ZEDS punta a eliminare le emissioni del sistema frenante nelle auto elettriche: ecco come

Pubblicato il 27 mar 2024

Maura Valentini

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Il team di ZEDS: Henrique De Carvalho Pinheiro, Massimiliana Carello e Giovanni Imberti
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L’auto elettrica è veramente un veicolo a zero emissioni? Non ancora, ma potrebbe presto diventarlo. Con questo obiettivo è stata creata ZEDS: una soluzione innovativa nata all’interno del Politecnico di Torino per eliminare le emissioni prodotte dai sistemi frenanti nei veicoli elettrici, ma non solo.

EconomyUp ha incontrato l’ing. Giovanni Imberti, Assegnista di Ricerca del gruppo IEHV del Dipartimento di Meccanica e Aereospaziale (DIMEAS) del Politecnico, per farci raccontare il progetto per fare delle auto un mezzo sempre più sostenibile.

L’intuizione di ZEDS: non basta il motore elettrico per abbattere le emissioni

“Il progetto ZEDS nasce da una provocazione” racconta Imberti “all’interno del gruppo di ricerca Veicoli Elettrici e Ibridi Innovativi nato all’interno del Politecnico circa una dozzina di anni fa. Si parla tanto di auto elettriche come futuro della mobilità sostenibile, ma ci siamo chiesti: sono davvero a zero emissioni? E la risposta è no. Anche con un veicolo elettrico, esistono emissioni secondarie, che provengono principalmente dal sistema frenante, che rappresenta oltre il 30% del particolato metallico emesso dall’intero veicolo.”

Da qui l’intuizione di sviluppare una soluzione veramente a zero emissioni, andando ad agire proprio sul sistema frenante. Così nel 2021 nasce il progetto ZEDS, acronimo di Zero-Emissions Driving System. Accanto a Giovanni Imberti, al progetto lavorano Henrique De Carvalho Pinheiro, ricercatore, e Massimiliana Carello, Professore Associato.

“A volte la ricerca universitaria può sembrare astratta” commenta Imberti, “invece ZEDS è partito da una domanda concreta a cui dare risposta, con un preciso obiettivo. Questo ci ha permesso di mettere il nostro know-how che nasce e si sviluppa all’Università per una reale innovazione che pensiamo possa essere interessante per l’industria.”

ZEDS: come funziona l’innovativa tecnologia per i freni delle auto elettriche

Il cuore della tecnologia sviluppata da ZEDS risiede nell‘uso di un cosiddetto fluido magnetoreologico, ovvero uno “smart fluid” che cambia la sua viscosità al variare del campo magnetico applicato.

“Si ha una specie di cuscinetto di fluido, naturalmente allo stato liquido, e applicando un campo magnetico il fluido diventa semi-solido, creando la coppia frenante necessaria per fermare la ruota de veicolo. Nel momento in cui la frenata è terminata, il campo elettromagnetico si disattiva e il fluido torna allo stato fluido,” spiega Imberti.

“Questo fluido esiste già da 50 anni ed è utilizzato sia nelle macchine utensili che nelle sospensioni automobilistiche, quindi è una tecnologia già comprovata. La nostra intuizione è stata quella di utilizzarlo per realizzare un nuovo sistema frenante. A questo punto, il lavoro di ricerca si è concentrato sull’individuare i componenti adatti ad assicurare che la soluzione diventasse industrializzabile già nel medio-breve periodo”.

La tecnologia sviluppata dai tre ingegneri, infatti, non solo promette di eliminare le emissioni nocive legate al sistema frenante, ma è progettata per essere immediatamente compatibile con i veicoli attuali, senza richiedere modifiche sostanziali. “La nostra soluzione è una tecnologia disruptive, ma compatibile con i veicoli che già oggi esistono,” sottolinea Imberti.

A che punto è il progetto?

Ad oggi il progetto ZEDS si sta evolvendo: presto si trasformerà nello spin-off Point-Zero. La tecnologia è già stata brevettata e il lavoro si concentra ora sullo sviluppo di un controllo integrato per massimizzare le performance. Il primo prototipo di sistema frenante è attualmente in fase di test sul banco CARS del Politecnico, ma il team di Point Zero ha già in programma di verificare le performance reali e di iniziare una fase di Integrazione su veicolo.

“L’obiettivo futuro è iniziare a costruire un prototipo da integrare su un veicolo, per poi trovare una prima applicazione compatibile che possa portare sul mercato la soluzione, anche a cominciare da una piccola nicchia,” conclude Imberti.

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