TECNOLOGIA SOLIDALE

Logon, un’associazione di volontari per l’alfabetizzazione digitale

Walter Quattrociocchi, direttore del Data and Complexity for Society Lab della Sapienza di Roma, racconta perché è nata e che cosa farà l’associazione Logon. “Vogliamo studiare il rapporto fra scienza e dati ma con un approccio poco convenzionale. Faremo sagre gastro-scientifiche”

Pubblicato il 01 Ott 2021

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Ero entrato in Facebook per aggiornare i miei spazi e sono incappato in un post di Walter Quattrociocchi che ha attirato la mia attenzione…

Caro professor Quattrociocchi, lei è noto per studi e ricerche sulle fake news, sulle echo chamber, sulla disinformazione nei social e dirige il Data and Complexity for Society Lab della Sapienza di Roma. Mi sembra sia dunque già abbastanza impegnato..

Lo sono. Senza contare il fatto che sono anche un giovane papà…

Quindi, data la situazione, che cosa le è venuto in mente di fare? Che cosa è Logon, la realtà di cui annunciava la nascita nel post Facebook che mi ha incuriosito?

È un luogo che riunisce diversi professionisti che nel corso di questi anni, per ragioni diverse, hanno lavorato sulla divulgazione. La sua matrice comune è caratterizzata dall’interdisciplinarietà; un concetto a noi molto caro.

Mi aiuti a capire meglio…

Abbiamo notato che c’è un vuoto di contenuti enorme nel rapporto fra scienza e dati. Lo vediamo per esempio ogni giorno, con il Covid: spesso le informazioni che circolano sono opache e fumose, veicolate da esperti che a volte non lo sono. Il risultato è una grande confusione…

Quindi volete, per così dire, diradare la confusione?

Con amiche e amici conosciuti in questi anni di lavoro ci siamo strutturati in una associazione a questo fine. Logon nasce per studiare e raccontare il comportamento umano nella scienza, nella tecnologia, nella comunicazione, nell’arte e nei sistemi complessi.

Il comportamento umano è un ambito affascinante, specialmente in questa nostra era digitale. Possiamo però definire Logon un luogo di pratica della tecnologia solidale?

Direi proprio di sì. Attraverso formazione, ricerca e sviluppo, esposizioni e attività interdisciplinari, miriamo a prevenire fenomeni come il cyberbullismo o l’hate speech e a promuovere l’alfabetizzazione digitale, che rappresenta ormai uno strumento per leggere il presente.

Poiché il nome indica un compito e un metodo, come nasce e cosa significa il vostro nome?

Abbiamo voluto “giocare” sulla suggestione e sulla sintesi classico/contemporaneo. Per questo abbiamo unito la parola greca logos – che richiama il concetto di pensiero, parola, verbo – e un termine chiave dell’era digitale come loggarsi, accedere a.  Il nome è nato una sera, davanti a qualche spritz e a un tagliere, in un clima da pensieri in libertà.

Il pensiero in libertà è uno dei modi migliori di usare la libertà di pensiero. Chi sono i fondatori? E quale è il suo ruolo?

La squadra di noi loggoners è composta da: Claudia Bianchi, Annalisa Bugini, Pia Capelli, Enrico Costa, Matteo Moretti, Monica Murano, Walter Quattrociocchi, Cristiano Tinazzi, Antonella Vicini, Erica Villa, Fabiana Zollo.

Presidente e fondatore Walter Quattrociocchi…

No, no. La nostra presidente è Fabiana Zollo, che è stata mia studentessa e validissima collaboratrice, ora rimasta a lavorare a Ca’Foscari.

Che forma giuridica ha Logon?

Siamo una associazione di volontariato. Siamo un gruppo di amici e di professionisti che vuole dare un contributo utile per tutti, a partire dai più giovani.

Mi spiega cosa vuol dire ciò che ha scritto a proposito delle intenzioni di Logon: “Spaziare tra la divulgazione, i corsi di formazione, l’arte per rendere un po’ più facile il rapporto tra dati, scienza della complessità e società è sempre stato nel nostro DNA”. Cosa vuole significare?

Il nostro tentativo è di liberare energia dove ce n’è, nel modo più adatto alle diverse circostanze. Ciò vuol dire che organizzeremo corsi di formazione, convegni, mostre e attività rivolte ai più giovani.

Niente cultura con la k, se capisco bene…

Proponiamo una modalità di comunicazione meno rigida e paludata possibile. In passato, ci siamo inventati bufale e porchetta per avvicinare le persone alla scienza dei dati in maniera “lieve”. Proponiamo una visione il più scevra possibile da infrastrutture. L’idea è quello di passare informazioni importanti in maniera più efficace del paradigma della divulgazione classica della TV. Le mostre, i giochi possono essere un canale molto efficace.

Ecco perché ha scritto “Stiamo predisponendo mostre con sensori e meme, corsi di formazione, giornate tematiche di discussione, giochi, eventi, kebab/sebach challenge, bbq e sagre gastro-scientifiche…”

Sì! Come ho detto, cerchiamo canali di approccio orizzontali, che non passino necessariamente per cose troppo formali.

Quali saranno in concreto le prime iniziative?

Per ora mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Stiamo lavorando a vari format ed eventi, ma non posso dire molto, altrimenti sfuma l’effetto sorpresa. A gennaio ne saprete di più…

Ultima curiosità. Cosa significa “Se vi interessa, proponetevi”?

Significa che siamo aperti a collaborazioni con tutti, se sono guidate dall’entusiasmo e dalla voglia di liberare energie imbrigliate in sistemi un po’ inerti. Cerchiamo altri logonner, persone che sappiano ragionare, abbiano competenze e le vogliano mettere in comune “accendendosi” con noi.

Logon. Appunto.

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Antonio Palmieri

Antonio Palmieri

Antonio Palmieri, fondatore e presidente di Fondazione Pensiero Solido. Sposato, due figli, milanese, interista. Dal 1988 si occupa di comunicazione, comunicazione politica, formazione, innovazione digitale e sociale. Già deputato di Forza Italia
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