Quando passa Nuvolari

Elogio della velocità (e disperazione da lentezza)

La cosa peggiore che si possa fare per una nuova impresa è farla rallentare. E succede: basti pensare che può passare quasi un anno per completare il ciclo da offerta a incasso per un piccolo contratto da poche decine di migliaia di euro

Pubblicato il 13 Ott 2015

Elogio della velocità (e disperazione da lentezza)
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La velocità è essenziale per le startup perché’ è la velocità della crescita che determina l’essenza di “essere startup”: un’impresa ad alto e rapido tasso di crescita.

Alessandro Baricco nella bella “ouverture” del suo libro, Questa storia, scrive così: “…Potevano arrivare le AUTOMOBILI, ai 140 chilometri orari, strappati a strade di terre e buche, contro ogni logica e buon senso, in un tempo in cui i treni, sulla scintillante sicurezza dei binari, arrivavano con fatica ai 120. Tanto che ai tempi erano sicuri – sicuri – che più veloci non si potesse andare, umanamente parlando: quello era il confine ultimo, e quello era l’orlo del mondo”.

Oggi le automobili sono le startup e le imprese “adulte” sono come quei treni che vanno sulla scintillante sicurezza dei binari, solo che quella sicurezza non è tanto scintillante e poi non è nemmeno così sicura come ha imparato a sue spese quella che era un’impresa forte ed ammirata: Kodak. Ed anche Nokia non avrebbe certo immaginato cosa sarebbe successo in pochi anni quando era il leader ammirato della telefonia cellulare.

La velocità è quella che permette a WhatsApp di essere valutata US $ 19 Miliardi quando Facebook un’altra campionessa di velocità la acquisisce nel 2014. Guardiamo i dati:

  • Facebook: fondata nel 2004, quotata in borsa al Nasdaq nel 2012 con una valutazione di US $ 100 Miliardi. In quattro anni raggiunge i 145 Milioni di utenti attivi mensili.
  • WhatsApp: fondata nel 2009, acquisita da Facebook nel 2014 ad una valutazione di US $ 19 Miliardi, raggiunge in quattro anni 419 Milioni di utenti attivi mensili

Si la velocità è essenziale per le startup, perché le startup vivono e muoiono di “burn rate” (consumo di cassa mensile) ed hanno la vita del loro “runway” come riferimento (cassa diviso burn rate). Insomma la cosa peggiore che si può fare ad una startup è farla rallentare.

Nel suo manifesto il futurista Tommaso Marinetti scriveva nel 1916: “Bisogna perseguitare, frustare, torturare tutti coloro che peccano contro la velocità”. Le startup oggi sottoscrivono.

Ma in Italia, ci sono peccatori contro la velocità (delle startup)?  Si, e purtroppo non sono pochi. Mi è venuta questa battuta qualche giorno fa esasperato dall’ennesima riunione che iniziava in ritardo: “In Italia, l’unica cosa che inizia puntuale è una partita di calcio con diretta televisiva”.

Se avete pazienza vi racconto schematicamente una ordinaria storia di startup:

  • Invio della proposta al cliente (03 Aprile 2015);
    • Approvazione della fornitura (Maggio 2015);
    • Installazione e fine lavori (17 Giugno 2015);
    • Richiesta di operare in sub-contratto per difficoltà ad iscrivere la startup ad albo fornitori del cliente (una multinazionale Italiana) e quindi,
  • Richiesta d’iscrizione all’albo Albo Fornitori del Main Contractor (25 Luglio 2015) per cui viene richiesta della seguente documentazione:
    • Visura Camerale aggiornata (Richiesta On-Line, costo 12,00€ circa)
    • Certificato Fiscale dei Carichi Pendenti (Richiesta a sportello, tempo di attesa: 32gg, costo: 24,00€ circa)
    • Iscrizione Albo Fornitori completata (03 Settembre 2015);
  • Invio da parte del Main Contractor del Contratto di Consulenza (22 Settembre 2015) con richiesta della seguente documentazione:
    • Visura Camerale aggiornata
    • Certificato di Iscrizione Camera di Commercio (Richiesta a sportello, tempo di attesa: 1gg, costo: 5 € circa)
    • Invio in formato cartaceo del Contratto + documentazione (26 Settembre2015)
  • Fattura emessa, tempo di attesa per il pagamento 120gg (Febbraio/Marzo 2016).

La storia racconta che ci può volere quasi un anno per completare il ciclo da offerta a incasso per un piccolo contratto da poche diecine di migliaia di Euro, rallentati da burocrazia (il peggiore ritardo per il certificato carichi pendenti della società non ottenibile on-line) e da tattiche e procedure dilatorie per i tempi di pagamento tra privati, dove la legge del più forte fa sì che le piccole imprese spesso facciano da banche delle grandi.

Se vogliamo che le nostre startup crescano, dobbiamo “perseguitare, frustare, torturare tutti coloro che peccano contro la velocità” o possono bastare un po’ di buona volontà e voglia di agevolare la crescita delle nuove imprese? Io da uomo di pace dico buona la seconda.

Pensateci la prossima volta che siete in ritardo o fate ritardare una startup.

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