Ecco come start up e PMI possono rilanciare l’innovazione made in Italy

Hanno nel loro DNA la predisposizione ad affrontare sfide globali. Ma bisogna seguire alcuni principi. Elis propone la creazione di un Innovation Lab e un Italia Lab

Pubblicato il 13 Set 2013

Ecco come start up e PMI possono rilanciare l’innovazione made in Italy

Il comitato scientifico del consorzio Elis ritiene che l’Italia abbia ancora la possibilità di giocare un ruolo da protagonista nell’ICT del mercato globale e ricreare aziende quali sono state in passato Telettra, Italtel, Olivetti, etc. vista la disponibilità di competenze ICT qualificate e a costo competitivo e la continua nascita di PMI e Start Up italiane che hanno nel loro DNA la predisposizione ad affrontare le sfide globali.

La via del rilancio per l’ICT made in Italy che proponiamo si basa su alcuni principi:

1. La cooperazione tra imprese: non bastano gli sforzi individuali di una singola azienda, ma occorre lo sforzo congiunto dell’intero ecosistema ICT italiano. E’ possibile costruire un vantaggio competitivo per l’ICT made in Italy se si riesce a creare una relazione evoluta (di partnership) tra imprese della domanda e imprese dell’offerta, cooperando insieme nel fare innovazione.

2. L’impollinazione cross industry: le imprese sono spesso autoreferenziali e mancano di stimoli esterni al loro settore; la contaminazione con settori diversi è fonte di innovazione.

Ad es. la carta ricaricabile PostePay è la “trasposizione” nel settore bancario del concetto di ricaricabile della telefonia mobile.

3. Portare fuori dal perimetro di impresa l’innovazione radicale. Le grandi imprese – non solo italiane – hanno difficoltà a essere innovative inmodo continuativo. Spesso più un’impresa è grande e meno idee riesce a far emergere, abortendole sul nascere. Una strategia di innovazione che si sta affermando è quella dello spin in: portare fuori dal perimetro dell’impresa le attività di innovazione radicale con l’opzione di acquisire la start up in un momento successivo. Cisco e Oracle ad esempio utilizzano, oltre a una strategia Make (R&D interna), una strategia Buy acquisendo aziende innovative che loro stesse hanno contribuito a far nascere.

Stefano Pileri, CEO Italtel

Una storia di particolare successo è quello di Mario Mazzola capo della R&D interna che ha avviato d’accordo con Cisco due successive aziende (a. storage networking, b. unified computing systems) entrambe acquisite poi dalla stessa Cisco. Telecom Italia ha appena avviato l’iniziativa Joint Open Labs (Taranto, Pisa – Fulvio Faraci) finalizzata a estrarre valore economico dalla ricerca universitaria.

4. Valorizzare la ricerca tecnologica universitaria ai fini dell’innovazione. Le università sono giacimenti di conoscenza poco utilizzati dalle imprese e al tempo stesse le università sono poco orientate a dare valore economico alla ricerca. Unire la ricerca nelle università alla produzione dell’industria valorizzerebbe le competenze di ognuno e lo sviluppo di innovazione.

5. Internazionalizzare l’offerta: in passato non si è avuto il coraggio di affrontare le sfide globali e le imprese italiane si sono spesso ” rifugiate ” nel mercato interno. In questo modo non si sono affrontati i veri nodi della competitività, il principale dei quali è il contenuto di innovazione dei prodotti.

6. Contaminazione con i giovani: occorre favorire l’esposizione dei senior al pensiero fresco e non condizionato delle nuove generazioni native digitali.

La proposta

Alfonso Fuggetta, CEO CEFRIEL - Politecnico di Milano

Innovation Lab: laboratorio specializzato in “ultra rapid prototyping” formato da 50 giovani sviluppatori di età compresa tra i 19 e i 22 anni che dedicano metà tempo allo studio (ingegneria informatica) e metà tempo a realizzare prototipi per conto delle imprese che forniscono borse di studio.

Italia Lab: laboratorio di innovazione collaborativa ICT driven, formato da 100 innovatori provenienti dalle aziende (della domanda e dell’offerta ICT) e dalle Università, organizzati in gruppi interaziendali e condotti a sviluppare innovazione radicale attraverso un processo selettivo stage-gate (fail quick) con feedback di mercato. Il processo ha un tempo di attraversamento complessivo di 6 mesi (dalla scelta del tema individuato dalle imprese madrine alla costituzione di un team imprenditoriale credibile).

Obiettivo del lab è “estrarre valore economico dalla tecnologia”, così come è stato fatto da Nintendo o dalla Apple nel caso dei Mems (accelerometri e giroscopi microelettronici) sviluppati dalla ricerca di STMicroelectronics. A partire dalla tecnologia emergente (presentata dalle università e dalle imprese) Italia Lab ha il compito di sviluppare innovazione (con valore economico) per settori (industry) specifici (Automotive, Health, Food, Fashion, Turisimo, Transportation, Energy, Media, ecc.) individuati dalle imprese madrine.

Gianluigi Castelli, Executive Senior VP e CIO di Gruppo ENI;
Alfonso Fuggetta, CEO CEFRIEL – Politecnico di Milano;
Stefano Pileri, CEO Italtel

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ComputArte
ComputArte
12 anni fa

Fiumi di inchiostro e pagine web, trasmissioni televisive e radio, ed i concetti espressi, quantitativamente e qualitativamente, sono ineccepibili.
Peccato che alle parole non seguono i fatti.
I bandi sono sempre aggiudicati da soggetti che di innovativo, hanno solo il nome.
Le solite aziende di medie dimensioni si accaparrano fondi, poi utilizzati per fare tutt’altro che innovazione.
Quando si farà un pò di sana pulizia nelle stanze dei bottoni, il paese iniziarà a ricrescere, altrimenti…quello che succede ora, continuerà ad essere spacciata per innovazione e nel frattempo altri paesi, meno creativi, ma più limpidi e trasparaneti, ci supereranno in tutti i settori.

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