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10 classici indispensabili per nuovi (e vecchi) imprenditori

07 Ago 2015

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Chi ha detto che gli startupper devono leggere solo saggi e biografie? Pescando nella letteratura si trovano manuali ‘nascosti’ per chi vuol fare impresa: Shakespeare ammonisce sull’ambizione, Hemingway insegna a perdere con grazia per ripartire… E voi avete un libro cult?

Ci sono classici che “contengono” manuali perfetti per chi fa impresa oggi. Classici che si possono recuperare in qualunque buona biblioteca o sul web, perfetti per essre infilati in valigia o su un ereader. 

Questa è una prima selezione di cinque titoli indispensabili. E voi? Avete il vostro libro di culto? Un titolo che vi ha ispirato nelle vostre scelte imprenditoriali? Fatecelo sapere commentando questo articolo, sui nostri canali social Twitter e Facebook o scrivendo a redazione@economyup.it

1. IL VECCHIO E IL MARE di Ernest Hemingway– La cultura del fallimento
Il vecchio sognava i leoni, racconta Hemingway all’inizio e alla fine del libro che gli valse il Pulitzer e il Premio Nobel. Il pescatore Santiago, che sceglie di partire da solo per il mare a caccia del marlin, ingaggia una battaglia contro la natura e il destino sapendo che “l’uomo non è fatto per la sconfitta; può essere distrutto, ma non sconfitto”. Perdere, ma con grazia: quale insegnamento migliore per uno startupper che sta per salpare nel mare delle opportunità?

Da leggere perché: Nessuno ha mai spiegato meglio in un racconto semplice che ogni giorno è un nuovo giorno.

Frase da ricordare: Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai.

2. LE MEMORIE DI ADRIANO di Marguerite Yourcenar – Sentire la responsabilità
“Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo”. Così dice a un certo punto dei suoi ricordi l’imperatore pacifista preso dalla storia e dato alla vita dal genio di Marguerite Yourcenar. Queste finte memorie di un politico formidabile, colto, esteta e furbo, che odia la guerra ma è pronto a tutto per difendere il mondo dai suoi nemici cominciando col cercare di capirli, rappresentano l’ideale corso di formazione per una persona di potere che ha finalmente raggiunto la vetta e, sconcertato, guardando attorno a sé si rende conto che nessuno a parte lui/lei ha capito quanto tutto sia estremamente pesante e delicato.
Cosa fare con il potere? E in nome di cosa? Quanto sacrificio personale è necessario per il bene superiore di ciò a cui si è stati messi al comando? Il libro dà molte risposte anche se nessuna definitiva, com’è giusto che sia, ma dopo la lettura soltanto un pezzo di pietra non si commuoverebbe per tanta intelligenza e grandezza. Ogni CEO ambizioso è un piccolo Adriano, l’imperatore che fino alla fine entra nella vita a occhi ben aperti.
Da leggere perché: Il potere non è una festa, ma soprattutto responsabilità.
Frase da ricordare:Ciascuno di noi ha più qualità di quel che non si creda, ma solo il successo le mette in luce, forse perché allora ci si aspetta di vederci smettere d’esercitarle.

3. LA COMMEDIA UMANA di Honoré de Balzac – Capire i trend
Un’opera monumentale di 137 opere comprendente romanzi storici, fantastici, saggi, racconti. Forse nessuno l’ha letta per intero tranne Engels, che disse di averne tratto i suoi convincimenti più che dai libri degli economisti, ma la dimensione non deve spaventare: basta prendere a caso un libro di Balzac per entrare nella letteratura più squisitamente sociologica della storia intera del romanzo moderno. È molto in voga nell’ambiente startup raccontare la propria idea imprenditoriale come una pensata casuale, un bisogno personale. Certo, partire da un bisogno individuale è una buona strada, ma cosa differenzia un’idea banale da un’idea destinata a cambiare il mondo? La risposta è l’occhio sulla società. Nelle opere del geniale francese sono sparse accurate e dettagliate disamine sugli uomini, le donne, la politica, l’economia, la moda, la storia e come tutto si intreccia e cambia dall’alta borghesia alle fasce più deboli. Splendori e miserie dei santi come delle cortigiane. Quando non c’era il termine trend, c’era Honoré de Balzac.


Da leggere perché: Un intero edificio letterario sulla società che iniziò a credere nell’iniziativa personale e nell’industria, con tutti i pregi, i difetti e le loro dinamiche, fino ai principi che le governano. Come farne a meno?
Frase da ricordare: Quando la legge è soddisfatta, la società non lo è. (…) Una società di atei si inventerebbe subito una religione.

4. DE AMICITIA di Cicerone – Saper collaborare
Uno dei libricini più sottovalutati della letteratura latina, preda soltanto di qualche estratto per le solite versioni alle superiori. Invece il saggio sull’amicizia di Cicerone è un libro che dovrebbe essere sempre sul comodino di un imprenditore al pari dell’Arte della guerra di Sun-Tzu. Per compensare quel po’ di machismo esasperato e spreco di energie nella battaglia tra CEO invece che sui servizi. Duemila anni fa il grande oratore, appena tornato alla politica dopo la morte dell’odiato Cesare, elabora un ideale politico basato sull’autentica stima reciproca fra gli appartenenti alla classe dirigente: l’amicizia in senso ampio, come base per lo sviluppo sociale ed economico. Solo belle parole? Tutt’altro. Dentro c’è una raffinata analisi dei vantaggi portati da una convivenza intelligente tra forze. A Cicerone i coworking, gli investimenti delle Pmi nelle startup, le exit, sarebbero piaciuti tantissimo.


Da leggere perché: Gli studi contemporanei sulla conflittualità interna ed esterna nelle imprese mostrano costi sproporzionati rispetto ai vantaggi; è più produttivo un clima di positiva condivisione e miglioramento. Cicerone lo spiega benissimo.
Frase da ricordare: È la virtù che concilia l’amicizia e la fa durare.

5. MACBETH di William Shakespeare – Non farsi consumare dall’ambizione
La tragedia dei nobili che diventano banditi è quasi scontata in questo elenco di grandi classici. Ma è davvero indispensabile per ogni startupper e imprenditore ascoltare dalle recondità dei secoli, dal genio di Shakespare, l’ammonimento sull’ambizione. Ancora oggi le cronache giornalistiche usano metafore scespiriane per descrivere i personaggi cupi della crisi e della corruzione, da Madoff in giù. Macbeth è vivo e lotta contro di noi, contro la nostra capacità di frenare le ambizioni prima che si mangino tutto. Se infatti è giusto desiderare il successo della propria attività, la brama di potere che avvolge Macbeth, troppo debole per resistere alle pressioni della sua signora e incapace – pur soffrondone – di sentire davvero dei sensi di colpa per le sue azioni, è un esempio straordinario, riga per riga, della psicologia autodistruttiva di tutti i lupi di Wall Street.
E la scusante è sempre la stessa: l’autoconvincimento che l’esistenza stessa sia una truffa. Salvo poi pentirsene amaramente quando si presenta al nostro cospetto la ben più concreta realtà delle cose.
Da leggere perché: La tragedia più famosa e celebrata di Shakespeare mostra all’umanità l’abisso dell’ambizione in 18.300 parole. Neanche i migliori manuali di self-help ci riescono.
Frase da ricordare: Vivi per essere la meraviglia e l’ammirazione del tuo tempo.

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6. LA DECADENZA DELLA MENZOGNA, di Oscar Wilde – Saper convincere
Che sia un pitch di due minuti o un discorso ad un convegno, un imprenditore deve certamente anche saper conversare e convincere chi gli sta di fronte. Per questo nella sua libreria ideale non dovrebbe mai mancare Oscar Wilde. Geniale conversatore ed esteta, tra i fondatori del dandismo, Wilde è famoso per il suo Dorian Gray, ma i dialoghi contenuti nella “Decadenza della menzogna” sono un altro capolavoro assoluto. In questi brevi saggi sotto forma di dialoghi tra due personaggi, si discute – apparentemente – di Natura ed Arte (ottimo viatico comunque per chi volesse dedicarsi al mecenatismo), in realtà si discute a vette altissime di cosa significhi cercare il bello nella narrazione delle cose, assumendo su di sé la responsabilità di mentire per sostenere qualcosa di ancora più vero.

Da leggere perché: Oscar Wilde è come fosse il padre nobile dello storytelling. Solo mille volte più ambizioso, intelligente e divertente di quelli di oggi.
Frase da ricordare: Il narrare cose belle e mendaci è il fine ultimo. 

7. IL MIO SEGRETO, di Francesco Petrarca – Autoanalizzarsi
Nel 1353 Petrarca chiudeva nel cassetto il suo libro più intimo, che gli era costato sei anni di lavoro. Rispettando la sua volontà e nonostante alcuni amici ne avessero letto qualche parte e ne fossero entusiasti, il libro verrà pubblicato soltanto dopo la sua morte, avvenuta 21 anni dopo. Il libro era davvero in tutti i sensi il “suo segreto”, ma più modernamente lo si potrebbe definire il primo incredibile esempio di opera postuma programmata. Perché era così  importante e per quale ragione un imprenditore dovrebbe leggerlo settecento anni dopo?
In una miscela di fantasia, psicologia (Freud restò profondamente colpito la prima volta che lo lesse), saggistica teologica e autobiografia, il poeta laureato immagina di passare tre giorni con il suo idolo, Sant’Agostino. I secoli che distanziano i due uomini non contano nulla, il contatto è permesso dal sogno, dall’apparizione. E Petrarca, come un Woody Allen medievale, si sdraia sul lettino e parla, dialoga, si confessa. Confessa tutte le sue debolezze, gli aspetti meno edificanti del suo carattere. Non chiede perdono, vuole chiarirsi con qualcuno che ritiene capace di comprenderlo intellettualmente, di non giudicarlo, di accoglierlo amichevolmente. Petrarca cerca la guarigione da una fase di depressione con la parola, svestendo tutti i panni esteriori. E quando finirà, si alzerà con un nuova idea che lo renderà famoso: un canzoniere.

Da leggere perché: Un vero imprenditore sa che c’è un momento nel quale devi essere spietato con te stesso per capire se sei nel giusto o devi cambiare rotta.
Frase da ricordare: Mi attendono nuovi impegni: sarò presente a me stesso quanto potrò, raccoglierò i frammenti sparsi della mia anima e curerò il mio tempo. 

8. I VECCHI E I GIOVANI, di Luigi Pirandello – Incontrare le nuove generazioni
Pirandello ha ceduto al realismo e alla politica una volta, in particolare, per un libro che era dedicato a suo padre, con un certo livore. La versione di Pirandello dei “Vicerè”, l’anticipo del “Gattopardo”: “I vecchi e i giovani” è un romanzo singolare, forse non bellissimo ma davvero importante. Si dice che nessuna generazione quanto quella a cavallo tra Ottocento e Novecento è stata patricida. I figli odiavano la morale borghese dei loro padri, la loro fiducia nel progresso tecnologico, e questo produsse il nichilismo, i movimenti di reazione come il Futurismo, e il romanzo contemporaneo con protagonisti inetti, sfiduciati, indifferenti. In tutta quella storia bisognava fare i conti con il Risorgimento, che di tutte le azioni ottocentesche era quella intoccabile per la generazione dei padri. Così Pirandello  scrive un romanzo sociale, complesso, che prende la Sicilia sconvolta dai fasci del 1893 e la usa come sfondo del contrasto generazionale tra chi aveva fatto l’unità e chi vede i guasti del conservatorismo.

Da leggere perché: Un tempo i vecchi erano ottimisti e i giovani si conquistavano il diritto di non esserlo. Oggi in un certo senso succede il contrario, per questo la Storia è maestra. Anche davanti a uno specchio.
Frase da ricordare: Sorte miserabile quella dell’eroe che non muore, dell’eroe che sopravvive a se stesso.

9. DAVID COPPERFIELD, di Charles Dickens – Conoscere le difficoltà della vita
Forse il romanzo di formazione per eccellenza, quello che ha costruito la mitologia contemporanea dell’uomo che si è fatto da sé. Il Copperfield che nasce nella miseria e nella sfortuna e che conosce la crudeltà e l’egoismo degli uomini è uno dei personaggi probabilmente più importanti dell’etica protestante e dello spirito del Capitalismo (Max Weber), perciò è una lettura raccomandata agli imprenditori, soprattutto ai più giovani.

Da leggere perché: La storia, le avventure, l’esperienza, l’osservazione del personaggio più amato di Dickens, che ha influenzato la cultura di massa e probabilmente anche il modo di intendere la vita e il lavoro del mondo anglosassone.
Frase da ricordare: Era vero come sono vere le tasse. E niente è più vero delle tasse.

10. DON CHISCIOTTE, di Miguel de Carvantes – Avere una visione
La storia dell’impresa lo mostra chiaramente: non esiste startupper senza visione. Tutte le nove qualità precedenti sono importanti, e razionali, ma c’è un elemento che nessuno può addestrare, che fa parte dell’intima pulsione imprenditoriale. Difficile se non impossibile spiegarla a parole, ma cosa trasforma un’ossessione in qualcosa di vero? Cosa permette a una inerte serie di immagini mentali di prendere vita fino a diventare una realtà tangibile per tutti? È la visione. Il ciclo di letture non può che chiudersi con il romanzo visionario per eccellenza, che poi è anche il primo romanzo in assoluto: la storia dell’hidalgo spagnolo che, intriso di storie cavalleresche, parte per un viaggio per difendere i deboli e riparare i torti. In un mondo che non lo capisce, che parla un altro linguaggio, Don Chisciotte della Mancia sembra un folle, anzi lo è: ma la sua follia trasfigura la realtà, la differenza tra ciò che esiste e ciò che si vorrebbe esistesse è riempita dall’ostinazione senza tregua della sua fantasia, della sua volontà.  E il suo epitaffio è degno dei grandi uomini: “Fu per lui la gran ventura viver matto e morir savio”.

Da leggere perché: Don Chisciotte è l’Amleto degli startupper. Se non ci credete, leggetelo.
Frase da ricordare: Non si possono prendere trote con i calzoni asciutti.

 

 

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