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Fisco

Startup, governo al lavoro per mantenere il prelievo ultra-ridotto al 5%

14 Ago 2015

Allo studio dei tecnici di Palazzo Chigi, scrive Il Sole 24 Ore, ci sarebbe la possibilità di far durare anche oltre la fine del 2015 il cosiddetto regime dei minimi per i primi tre anni di attività delle startup

Vantaggi fiscali in vista per le startup. Il prelievo ultraridotto del 5%, conosciuto come regimi dei minimi, potrebbe non scomparire nel 2016. Come spiega Il Sole 24 Ore, il governo sarebbe al lavoro su un progetto per far convivere regime forfettario (quello con imposta al 15% e soglie di ricavi variabili in base al tipo di attività svolta) e quello dei minimi. Quest’ultimo potrebbe, infatti, durare anche oltre la fine del 2015 per i primi tre anni di attività delle startup.

Il regime dei minimi è un regime fiscale agevolato considerato tra i più indicati per le startup all’inizio dell’attività, quando le spese sono ancora contenute. Introdotto con la legge 244 del 2007, e successivamente dall’articolo 27 del Decreto Legge 98/2011, convertito in legge sempre nel 2011, il regime dei minimi prevede attualmente diverse agevolazioni come l’esenzione dall’Iva, che non deve essere né versata al Fisco né inserita in fattura. 

Secondo quanto riportato oggi dalla testata diretta da Roberto Napoletano, sono tre le mosse al vaglio dei tecnici di Palazzo Chigi: tassazione del 5% per i primi tre anni di attività, regime di cassa per calcolare reddito e valore della produzione delle ditte individuali e delle società di persone, definizione dell’esenzione dall’IRAP per imprese e professionisti privi di autonoma organizzazione. In base alle disponibilità finanziarie, inoltre, potrebbe arrivare anche l’imposta sul reddito dell’imprenditore (Iri).

Si tratta di misure che fanno seguito al piano già avviato dal governo lo scorso anno.

Come funziona l’attuale regime dei minimi

Il regime dei minimi ha infatti subito notevoli cambiamenti con la Legge di Stabilità 2015: il più importante è la trasformazione in un regime forfetario per le imprese individuali e i lavoratori autonomi, variabile in base al tipo di attività svolta. Per tutti i contribuenti l’aliquota sostitutiva è stata fissata al 15%, un aumento rispetto al 5% in vigore fino al 2014, che va calcolata in base al coefficiente di redditività assegnato alla professione di riferimento riconducibile al codice Ateco/Atecofin, rimpiazzando di fatto la vecchia aliquota al 27,72%.

Rispetto al passato, sfruttare il nuovo regime forfetario è più semplice: oltre a cadere la norma relativa al limite massimo d’età stabilito a 35 anni, non vi è più neanche un tetto massimo di ricavi e compensi identico per tutte le categorie di lavoratori autonomi.

Chi ha accesso al regime dei minimi 2015? La persone fisiche che operano come professionisti o come esercenti di attività d’impresa (ditte individuali) che hanno percepito compensi annuali variabili, in base all’attività esercitata.

Coloro che usufruiscono del regime forfettario dei minimi 2015 hanno diritto a esonero dall’Iva; esonero dall’Irap; esonero studi del settore; esonero dall’applicazione/effettuazione della ritenuta alla fonte (per questo si rilascia apposita dichiarazione anche in fattura). 

Il piano del governo

In base al progetto al quale sta lavorando il governo, l’imposta sostitutiva verrebbe ridotta a un terzo per i primi tre anni di attività, mantenendo così l’attuale 5% che sostituisce Irpef e addizionali, Irap e Iva.

Da chiarire è se anche alle startup saranno applicati livelli di ricavi e coefficienti di redditività diversificati in base alle attività per accesso e permanenza nel regime, più penalizzanti per i professionisti, o se, come avviene attualmente per i minimi, la soglia di ricavi sarà uguale per tutti a 30mila euro. 

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