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Fisco & Innovazione

Startup, a San Marino 5 anni senza tasse: tutto quello che c’è da sapere

29 Ott 2015

Chi entra nell’incubatore Techno Science Park gode di importanti benefici. Paradiso fiscale o paradiso dell’innovazione? La direttrice del Dipartimento Economia spiega il percorso delle neoimprese selezionate e chiarisce qualche dubbio. I dipendenti per esempio possono lavorare ovunque…

Cinque anni senza tasse per le startup che avviano un’impresa a San Marino: è quanto offre alle neo imprese l’Incubatore Techno Science Park San Marino-Italia, nato all’interno del locale Parco Scientifico Tecnologico. Voluto dal governo sammarinese in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) e in relazione con l’Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani, il Parco ospita da circa un anno e mezzo l’incubatore che consente in pratica alle startup incubate una defiscalizzazione totale per i primi cinque anni di vita, oltre a una serie di altri vantaggi per startupper e investitori: versamento del capitale sociale entro il terzo anno, esonero dalla tassa di licenza, contratto di lavoro e permesso di soggiorno speciale per i dipendenti, ricongiungimenti familiari, stock option, deduzioni/detrazioni fiscali per investimenti in startup ad alta tecnologia. Per ulteriori informazioni cliccare qui.

La notizia ha suscitato interesse ma anche qualche interrogativo nella comunità che riunisce gli startupper italiani. Alcuni hanno plaudito all’iniziativa, ritenendo benvenuto qualsiasi progetto destinato a ridurre il carico fiscale sulle imprese appena avviate, le quali, proprio perché all’inizio del cammino, hanno più che mai necessità di essere libere da vincoli di natura fiscale e burocratica per poter crescere e “irrobustirsi”. Altri, pur apprezzando l’introduzione di sgravi sulle neo imprese, hanno paventato il rischio che si tratti di un’operazione analoga, fatte le debite proporzioni, a quella delle multinazionali che istituiscono la sede legale in Irlanda o Lussemburgo. Da qui, sempre secondo questi osservatori, un eventuale, possibile sconfinamento nel “fiscal dumping” e l’emersione di una sorta di concorrenza sleale per il sistema Paese nel suo complesso.

EconomyUp ha sentito Nadia Lombardi, Direttrice del Dipartimento di Economia della Repubblica di San Marino, a capo del progetto del Parco Scientifico e Tecnologico. Lombardi ha spiegato l’iniziativa e risposto alle perplessità sorte in merito. Naturalmente la nostra testata resta aperta a eventuali altri quesiti e a tutti i commenti degli interessati. Ecco le domande emerse e le risposte ottenute.

Come è nato il progetto? –  L’Incubatore Techno Science Park San Marino-Italia, di cui è responsabile Valentina Vicari, ha quasi un anno e mezzo di vita, ma è da fine 2011 che il governo sanmarinese ha cominciato a lavorare con il Mise per dare vita a un Parco Scientifico Tecnologico. Prima attività di questo Parco è stata appunto l’avvio dell’incubatore d’impresa a maggio 2014. “Abbiamo deciso di pubblicizzarlo in maniera incisiva solo adesso – spiega Lombardi – perché finora eravamo noi stessi in fase di startup”.

Perché la defiscalizzazione per cinque anni? – “Nei primi tre anni di vita – osserva Nadia Lombardi – è difficile che una startup produca utili. Sulla detassazione durante i primi tre anni per le startup che non producono ancor utili, la nostra iniziativa non differisce molto da quanto previsto dalla legislazione italiana in materia. Il vantaggio che offriamo sono due anni in più di detassazione”.

Chi ha diritto ai benefici? – L’iniziativa è rivolta a giovani con idee innovative e ad alto contenuto tecnologico, innovatori, spin-off universitari e aziendali, società costituite in forma di società di capitale, che abbiano ottenuto il primo rilascio di licenza da non oltre 24 mesi dalla data di presentazione della domanda e abbiano comunque un totale del valore del fatturato annuo inferiore o uguale a 100.000 euro annui. Per proporre la propria candidatura si può scaricare la modulistica dal sito. Ad oggi L’Incubatore Techno Science Park San Marino-Italia ha ricevuto 50 iscrizioni valide che hanno portato a 28 valutazioni di Business Plan. Tra questi, 16 ce l’hanno fatta e hanno sottoscritto il contratto con l’incubatore. In sostanza solo una su tre ha passato il vaglio del comitato valutatore. Sul sito ne sono elencate 15: sono Oricom Tech Europe Srl, Socialtips Srl, Ma-Ve International Srl, Rosetta Srl, Too Bee Srl, Wabisabi Srl, Enrico Cuini Signed Srl, Funny Gain Srl, Syncrep Srl, New Evo Srl, Titek S.R.L., Tarasoft Srl, MGM Software Srl, Comparyson Srl, Centrodomotica Srl

Paradiso fiscale? – A coloro che ipotizzano uno scenario in base al quale San Marino possa diventare la “Svizzera delle startup”, Lombardi replica che l’Incubatore Techno Science Park ha previsto alcune misure in merito. Il centro direzionale delle imprese deve essere a San Marino. Non possono fare parte dell’Incubatore d’impresa soci che si “nascondano” dietro mandati fiduciari. Inoltre le startup incubate vengono sottoposte a un percorso di controlli: ogni 3 mesi scade il contratto di incubazione e per il rinnovo occorre che le neo imprese abbiano raggiunto gli obiettivi indicati dalla direzione dell’Incubatore. A valutarlo è un Comitato tecnico composto da cinque membri, che deve verificare quali attività hanno svolto, cosa sono riuscite a ottenere, come hanno affrontato il mercato, quali finanziamenti hanno trovato “Non vogliamo che le imprese vengano qui a nascondersi ma al contrario a mettersi in evidenza, a farsi conoscere e affacciarsi sui mercati internazionali” dice la Direttrice del Dipartimento di Economia della Repubblica di San Marino. “In passato San Marino è stata tristemente nota anche per alcune vicende legate al fisco – prosegue – ma proprio questa nostra attività vuole segnare un cambio di passo: da paradiso fiscale a paradiso dell’innovazione. Perciò alle nostre imprese chiediamo trasparenza, forte propensione all’internazionalizzazione, sostanza di mezzi, uomini e ubicazione nel centro direzionale a San Marino”.

Su quali mercati possono operare le startup? – Solo sul mercato sanmarinese? Naturalmente no, possono essere operative ovunque. “Con l’Europa abbiamo un Accordo di Unione doganale che ci permette di operare anche a questo livello” sostiene l’esponente della Repubblica autonoma che vanta anche un canale preferenziale con la Cina avviato da circa mezzo secolo, in base al quale i sanmarinesi non hanno bisogno del visto per recarsi nel Paese asiatico. “La nostra piccola dimensione e i rapporti strategici anche con Paesi come la Cina – prosegue – ci permettono di accompagnare le nostre imprese nel percorso dell’internazionalizzazione. Di recente è stato in visita all’incubatore l’Ambasciatore degli Stati Uniti, John Phillips, e prima ancora abbiamo fatto un matching tra i maggiori imprenditori del Kazakistan e le nostre imprese”.

I dipendenti devono risiedere in loco? – Le nuove tecnologie favoriscono il lavoro da remoto. Facile costituire la sede legale di un’azienda a San Marino e poi lavorare da qualsiasi altra parte d’Italia, se non del mondo. In effetti le startup presenti a San Marino possono assumere con contratto a tempo determinato fino a 3 anni dipendenti residenti ovunque nel pianeta. Se i dipendenti sono stranieri e hanno necessità di lavorare in loco, possono ottenere un permesso di soggiorno, sostanzialmente equivalente allo Startup Visa italiano. Sono previsti incentivi fiscali per le startup che assumono iscritti alle liste di mobilità di San Marino, tra i quali possono esserci sanmarinesi ma anche italiani che lavoravano già da prima nel piccolo Stato.

Perché un incubatore di startup proprio a San Marino? – “Perché – conclude Nadia Lombardi – per il nostro territorio, e qui mi riferisco anche ai comuni italiani limitrofi dell’Emilia Romagna e delle Marche, è una risorsa fondamentale attrarre imprese innovative e personale altamente qualificato e competente. Senza innovazione seria, sistematica e sostenuta anche da fondi di investimento e piattaforme di crowdfunding non c’è futuro”.

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