Le 10 startup in rosa più promettenti | Economyup
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8 marzo

Le 10 startup in rosa più promettenti

06 Mar 2015

In occasione della festa della donna, EconomyUp ha selezionato le più belle storie di imprenditoria femminile. Perché per distinguersi e crescere nell’ecosistema a volte non bastano né una buona idea né sofisticate operazioni di marketing, ma intuito, passione, sesto senso. Caratteristiche che alle donne non mancano

Intuito, passione, sesto senso. A volte, per portare un’impresa al successo non bastano né una bella idea né sofisticate operazioni di marketing. Servono quelle caratteristiche tipicamente femminili che possono fare la differenza. Non a caso nell’ecosistema sono tante le donne che sono riuscite ad emergere con le loro idee imprenditoriali. Basti pensare che ci sono eventi dedicati esclusivamente alle nuove imprenditrici: dal 13 al 15 marzo, ad esempio, si terrà a Bologna uno Startup Weekend Women.

Non solo. Proprio le mamme sono alla guida della rivoluzione digitale. Le signore con bebè al seguito, infatti, si confermano anche in Italia un target particolarmente evoluto: capaci di cogliere le potenzialità della rete, sempre connesse, molto presenti sui social soprattutto da mobile. Una situazione ormai consolidata in USA che trova conferma anche in Italia nei dati di una ricerca svolta da FattoreMamma e gnresearch.
 
La ricerca, che ha coinvolto nella fase quantitativa 755 mamme con una survey on line, ha messo in luce una particolare sintonia tra mamme e mobile: 9 mamme su 10 possiedono uno smartphone, percentuale molto elevata se paragonata alla media della popolazione che vede il 56% come tasso di penetrazione degli smartphone. Lo stesso vale per i tablet: se in media  il 17% della popolazione possiede un tablet, la percentuale sale a 53 quando consideriamo le mamme.

EconomyUp ha sempre dedicato ampio spazio alle startup rosa. In occasione della festa della donna vogliamo riproporvi 10 storie di imprenditoria al femminile.

Paola Marzario, founder di Brandon Ferrari (35 anni). Se dovessimo dare un volto e un’identità all’ecosistema femminile, potremmo dire senza dubbi che Paola Marzario è un’ottima rappresentante. Perché ha saputo coniugare alla perfezione e con intuito femminile il ruolo di mamma e quello di imprenditrice. Lei, infatti, è fondatrice e amministratore delegato di Brandon Ferrari, la startup digitale che accompagna e supporta le aziende italiane nel mercato e-commerce. Si tratta di un distributore online che seleziona i brand italiani noti o ad alto potenziale e gestisce per loro le campagne di vendita sui siti di e-commerce nel mondo. «Lavoro in modo diverso dallo startupper italiano, egocentrico e pieno di sé» racconta l’imprenditrice che ha creato un’azienda che è nella top 10 delle 35 startup milionarie d’Italia

Paola Marinone, co-fondatrice e CEO di BuzzMyVideos (35 anni). Prima di ricoprire questo ruolo, lavorava a YouTube a Dublino. Lì si è resa conto che c’era necessità di evoluzione dei servizi offerti dalla piattaforma video di Google per offrire strumenti tecnologici a chi produce contenuti e alle aziende che intendono raggiungere specifiche audience. Così, con la sua socia, ha fondato BuzzMyVideos, che oggi è partner ufficiale e certificato di YouTube. Cosa fa in sostanza? “Lavoriamo da una parte con i nativi digitali – spiega – che condividono contenuti sulla piattaforma, con i videomaker, con chi produce contenuti e simili.  Sul lato aziende, le aiutiamo attraverso strategie che consentano loro di individuare il proprio target di riferimento”.

Chiara Burberi, 47 anni, ha mollato fama e carriera, per fondare Redooc, piattaforma di education online. “Perché? È bello svegliarsi alla soglia dei 50 anni pensando di fare qualcosa per i giovani. Ma non chiamatela startup: in Italia questa parola è considerata solo un tentativo”.

Adriana Santanocito, 36 anni, e Enrica Arena, 28, co-founder di Orange Fiber, startup che ha lanciato il prototipo di un filato prodotto con gli scarti degli agrumi. Il loro brevetto, che potrebbe innovare il tessile made in Italy, ha già attirato l’attenzione di alcuni brand di moda e sarà presto sul mercato.

Michela Gualtieri, classe ’84, laurea in filologia moderna e master in editoria è l’ideatrice di Tribook, un sistema che mette in comunicazione lettori e librerie indipendenti. «Noi umanisti abbiamo tante idee ma non sappiamo farle stare in piedi”. Racconta. La sua storia però indegna una cosa: non ci sono lauree giuste e sbagliate per fare startup. Tribook, infatti, è vincitrice dell’edizione 2013/2014 di Dr. Startupper, il corso di alta formazione post-laurea con concorso annesso di Università Cattolica e Camera di Commercio, finalista di Start Cup Lombardia e di LibrInnovando Awards, premio che identifica i prodotti e i servizi che spiccano per innovazione, design, qualità ed integrazione con le più moderne tecnologie, in collaborazione con l’associazione Doppiozero e in concomitanza con  la terza edizione di Bookcity.

Michela Nosè (37 anni), ideatrice e fondatrice di Locloc, la piattaforma italiana che mette in comunicazione chi cerca un bene con chi lo possiede e vuole affittarlo. Attualmente sta creando una rete di scambio tra autoctoni e turisti in vista di Expo 2015. Nonostante faccia fatica a promuovere il modello di consumo “noleggia-presta-scambia-ricicla”, dal 2013 ad oggi, Locloc ha raggiunto 75 mila iscritti e una database di migliaia di oggetti e ha già pensato ad internazionalizzare il proprio business proprio per l’esposizione universale.

Laura De Benedetto, founder di MakeTank. Si tratta di una startup nata a Firenze che cerca e sogna di rendere i makers di tutto il mondo degli imprenditori di se stessi. MakeTank propone un canale commerciale e promozionale a cui si accede gratis. E pubblica anche un magazine bilingue. Disponibile da febbraio 2013, il sito per ora propone sul mercato circa 350 oggetti: sono tutte creazioni di makers che sfruttano le nuove tecnologie come le stampanti in 3D o il taglio laser. “Per ora – dice Laura, vendono più all’estero che in Italia, ma la voglia di aiutare realmente questi artigiani del XXI secolo potrebbe portarli lontani”

Francesca Cavallo ed Elena Favilli, fondatrici di Timbuktu, startup che ha ideato un magazine digitale per i più piccoli con giochi e racconti. “Ho imparato a fare impresa a teatro” racconta la Cavallo. Dopo la scuola Paolo Grassi e diversi spettacoli, l’incontro con il magazine digitale per bambini di Elena Favilli e la partenza per la California. Dove le due ragazze hanno studiato business, trovato un finanziatore e conquistato persino Zynga, che ha dato loro una sede.

Barbara Labate, founder di Risparmio Super, il comparatore online di prezzi per generi alimentari ed elettrodomestici che aiuta i consumatori a risparmiare tempo e denaro e le aziende a confrontare i prezzi dei concorrenti e le abitudini dei clienti.

Francesca Romano, Ceo di Atooma, startup che ha ideato un’app per istruire il cellulare a una serie di compiti: per esempio postare foto su Facebook soltanto quando si è in vacanza, attivare il vivavoce quando si è in macchina o eliminare la suoneria se si è al lavoro. Un modo per non essere più schiavi della tecnologia, ma imparare a dominarla.

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