Francesca Cavallo (Timbuktu): «Ho imparato a fare impresa a teatro» | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Nuove imprenditrici

Francesca Cavallo (Timbuktu): «Ho imparato a fare impresa a teatro»

18 Lug 2014

Dopo la scuola Paolo Grassi e diversi spettacoli, l’incontro con il magazine digitale per bambini di Elena Favilli e la partenza per la California. Dove le due ragazze hanno studiato business, trovato un finanziatore e conquistato persino Zynga, che ha dato loro una sede

Francesca Cavallo (Timbuktu)
Dal teatro alla startup digitale. Perché “tra i due mondi, in realtà, vi sono enormi similitudini: come nella direzione di uno spettacolo teatrale indirizzi gli attori, nella gestione di un’app guidi l’utente all’interno di un’esperienza”. Forse per questo quando Francesca Cavallo, trentenne pugliese, ha incontrato Elena Favilli, fondatrice di Timbuktu magazine, il primo giornale completamente digitale dedicato ai bambini, ha deciso di iniziare a collaborare con lei. “Anche come regista di teatro non sono mai stata una che pensava che fossero figure terze a dover cercare fondi e finanziamenti: la startup è la stessa cosa, quel che serve è l’abilità di tenere insieme progetto creativo e progetto di business”.

Ma la carriera e i successi di Francesca sono iniziati a Milano, nel campo teatrale destinato ai ragazzi, sei anni fa. Dopo la laurea in Scienze umanistiche per la comunicazione la giovane ha studiato Regia teatrale alla scuola Paolo Grassi ed è stata assistente alla regia di Paolo Rossi. A 24 anni ha fondato la compagnia teatrale Kilodrammi. Uno dei loro spettacoli, Somari, scritto e diretto dalla startupper pugliese, ha vinto parecchi premi, è stato in tournée per più di un anno ed è stato scelto come miglior spettacolo per bambini e ragazzi nel 2012.

Proprio a teatro, tra il suo pubblico, Francesca ha incontrato Elena e ha iniziato a scrivere storie per Timbuktu. Dopo pochi mesi è diventata cofondatrice della società Timbuktu Lab. “Nel 2012 abbiamo vinto Mind the Bridge come migliore startup italiana”, racconta. “Il premio era un mese di scuola di business a San Francisco”. La startup al femminile ha iniziato a far parlare di sé proprio grazie alla vittoria dell’Italian Innovation Day a San Francisco, battendo 11 nuove imprese selezionate tra le migliori emerse dalla Mind the Bridge Competition e dalla Intesa Sanpaolo Startup Initiative.

Le due ragazze sono partite per la California preparate. “Un mese è poco tempo: abbiamo studiato con chi dovevamo entrare in contatto per

Francesca Cavallo ed Elena Favilli, fondatrici di Timbuktu
forza, investitori che stavano guardando al mercato di prodotti digitali per famiglie e che fossero disposti a investire su progetti stranieri. Abbiamo canalizzato nostre energie per cercare queste persone”. E ci sono riuscite: Dave McClure dell’incubatore 500 Startups ha visto la rivista e se ne è immediatamente innamorato. “Avevamo ricevuto i primi soldi, 25 mila euro, da Working Capital in Italia. Con 500 Startups abbiamo raccolto 600 mila dollari in quattro mesi e un nome così importante alle spalle ci ha aperto le porte degli investitori”.

Le due, forti dei quattro mesi di incubazione in 500 Startups, hanno iniziato a costruire una rete di contatti in Silicon Valley e a creare altre app per bambini piccoli. “Vogliamo regalare ai nostri utenti un’esperienza, infatti la nostra applicazione di maggior successo è l’app Timbuktu Pizza, che insegna ai piccoli come cucinare il famoso piatto. E abbiamo creato un gruppo di personaggi che vive ed è ricorrente nelle nostre applicazioni”. Che per la prima volta, a brevissimo, saranno protagonisti anche di una collana di libri in versione cartacea, edita da DeAgostini.

A marzo è stato un altro grande nome a contattare e volere con sé le due giovani donne: “Abbiamo ricevuto un investimento da CoLab gestito da Zynga e New School Venture”. Ora la sede di Timbuktu è proprio all’interno di Zynga, a San Francisco, e conta cinque persone più diversi collaboratori esterni, molti dei quali italiani.

 

Articoli correlati