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Startup Insight

Internet Media, l’innovazione tra pubblicità e social

27 Mar 2014

Video social e native, second screen e gestione del brand, strumenti di analisi e soluzioni di distribuzione di contenuti. Ecco le principali tendenze che emergono dalle nuove imprese finanziate nel settore editoriale. Obiettivi: migliorare l’efficacia dell’advertising, favorire le dinamiche sociali della rete, misurare le performance, far incontrare domanda e offerta online

Lo scenario internazionale

La ricerca internazionale si è basata sull’analisi di circa 250 startup che hanno ricevuto finanziamenti da investitori istituzionali negli ultimi due anni a livello sia internazionale che nazionale operanti nell’ambito New Media & New Internet, ossia nel settore dei media digitali.

Tutte le startup identificate sono state suddivise in macro-categorie sulla base dell’ambito in cui operano e il quadro che ne è emerso è molto chiaro: la stragrande maggioranza opera nel mondo dell’Advertising e dei Social Network, anche se non mancano iniziative molto interessanti in altri ambiti.

Per quanto riguarda la prima categoria, quella dell’Advertising, che copre il 40% circa delle iniziative individuate, le startup al suo interno possono essere ulteriormente suddivise come segue:

· piattaforme operanti nel mercato Real Time Advertising, con un ruolo di Supply Side Platform, Ad-exchange, Demand Side Platform e/o di Data Management Platform (ad esempio DataXu, Yieldbot, Dobleas e Human Demand); alcune di queste hanno un focus specifico su Mobile (come ApSalar e Adtheorent) e, tra queste, alcune sono specializzate sulla geo-localizzazione (ad esempio Localsensor);

· soluzioni nel mondo Video, tra cui ad-network dedicati al Video Advertising (Teads, Piiku, Samba Ads, ecc.), anche specializzati su Mobile (AppLift, StepLeader, LoopMe, ecc.), e realtà B2b per la creazione e/o gestione di Video (ad esempio Carambola Media e Rapt Media);

· iniziative che supportano nello sviluppo e nella gestione del Native Advertising (Nativo, AdsNative, Triple-lift, Namo Media, ecc.);

· società che offrono servizi di targeting evoluto del consumatore e, in particolare, servizi di retargeting (ad esempio Adcrowd retargeting, Catpify e PlaceIQ).

La seconda categoria invece racchiude le startup operanti nell’ambito dei Social Network, pari a circa il 30% del campione. In particolare la ricerca ha individuato i seguenti cluster:

· Social Network “generalisti”, ossia non focalizzati su un determinato argomento, ma che mettono al centro la persona e le sue attività, i suoi commenti e i suoi spostamenti (DescribeMe, Wozityou, Wutabout, ecc.) o permettono in particolare la condivisione di foto, musica e Video (Glimr, Kynded, FightMe, Telly, ecc.);

· Social Network “verticali”, ossia dedicati ad un tema specifico, come ad esempio allo sport (come Sidelines, Chat Sport, Fanatix e Fancred), alla moda (ad esempio StyleSeat e Clozette.co) o al cibo (come Etable e FoodShootr);

· Social Network “privati” con cui vengono intesi sia quelli che permettono di gestire un numero limitato di amicizie/contatti (come Convo e Rallyhood) sia quelli molto focalizzati su ciò che è vicino all’utente dal punto di vista geografico (ad esempio Streetlife e Tracks);

· piattaforme sociali di Video sharing per la fruizione di contenuti editoriali e User Generated Content (Fullscreen, Magisto, Epoch Entertainment, Yapert, Mindie, ecc.);

· società che offrono alle imprese soluzioni per la gestione del brand sui diversi Social Network (Adly, Betapond, Qwaya, Shopa, ecc.).

Come detto, dall’analisi sono emerse poi anche altre tipologie di iniziative, altrettanto interessanti ma minori in numero, che è possibile raggruppare nelle seguenti quattro categorie:

· iniziative di Social Tv e di Second Screen, che estendono l’esperienza televisiva con funzionalità Social e/o permettendo l’interazione su altri device utilizzati dall’utente contemporaneamente alla diretta Tv (ad esempio Beyond the Box e Tvplus);

· soluzioni di Analytics per misurare le prestazioni (di un’Applicazione, di una campagna di Advertising, di un’attività Social, ecc.) e per fornire indicatori e reportistica (Shift, Metamarkets, AdYapper, Apmetrix, Pixalate, ecc.); queste soluzioni possono anche essere focalizzate solo sui contenuti Video (ad esempio Vidyard) o sui Social Network (ad esempio Simply Measured);

· startup focalizzate sulla diffusione di contenuti editoriali, sia con soluzioni B2c quali aggregatori di notizie (ad esempio Skift, Etalia e NowThis News), aggregatori di informazioni presenti sui Social Network (PopUp) e aggregatori di contenuti radiofonici (Synchronicity.co), sia con iniziative B2b rivolte direttamente agli Editori per la gestione e diffusione dei loro contenuti editoriali su piattaforme Social o di Video sharing (ad esempio ZEFR, RebelMouse, Sprikle) o per l’adattamento dei contenuti Web al canale Mobile (come Pressly e Marfeel);

· piattaforme di crowdsourcing e di incontro domanda/offerta per la compravendita di specifici contenuti come ad esempio Video (Wipster, Vidaao, Veedme, ecc.), foto (Newzulu UK) e musica (Audiodraft).

Lo scenario italiano
Il fermento emerso a livello internazionale si riflette anche in Italia, dove nell’ultimo anno Venture Capitalist, Investment Company e Incubatori hanno finanziato tredici startup operanti in ambito New Media & New Internet, ossia il 14% circa di tutte le startup ICT finanziate.

Riportiamo di seguito alcuni dati relativi a queste startup:

·  cinque startup operano nel campo dell’Advertising, quattro appartengono alla categoria dei Social Network, due aggregano e distribuiscono contenuti editoriali con un modello B2c e infine altre due offrono un servizio di Second Screen;

· di tutte le startup italiane, 9 sono rivolte al consumatore finale (B2c), mentre solo 4 iniziative hanno come target le aziende (B2b);

· in oltre il 75% dei casi il fondatore è caratterizzato da un profilo manageriale e, a differenza di altri ambiti (come, ad esempio, quello del mondo Mobile Marketing & Service), da un’età superiore ai 40 anni;

· la distribuzione delle iniziative sul territorio italiano è piuttosto uniforme, con quasi la metà delle aziende che hanno sede nel Nord Italia e poco più della metà al Centro-Sud.

 

In collaborazione con l’Osservatorio Startup e PoliHub

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