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Droni, una startup siciliana li fa diventare “pc” ad alta quota

28 Ott 2015

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Due trentenni di Nicosia (Enna) vogliono portare Internet a bordo dei velivoli “unmanned”: così i dati raccolti in volo non devono essere rielaborati a terra ma possono essere lavorati in real time. La loro app anti-incendi Efesto è tra le vincitrici del Premio Marzotto

Il team di heli-lab: da sinistra Giuseppe Spallina e Antonio Raspanti (co-founders), Lillo Scibilia, tecnico, e Victor Ortega, regista
Droni sì, ma con qualcosa in più: l’aeromobile pilotato da remoto diventa un vero e proprio pc volante. È l’idea innovativa di Giuseppe Spallina e Antonio Raspanti, affiancati dall’ingegnere Letterio Scibilia, i tre co-founder di heli-lab, startup siciliana che punta ai servizi integrati con gli Unmmaned Aerial Vehicles (Uav). Con il progetto Efesto, la neo impresa è risultata quest’anno tra i 20 finalisti del premio Gaetano Marzotto “Dall’idea all’impresa”, aggiudicandosi l’affiancamento presso il Parco Tecnologico Padano.

“Con Efesto intendiamo portare la tecnologia Internet a bordo dei droni” spiega a EconomyUp Spallina, 35 anni, originario di Nicosia (Enna) come il collega. “In pratica il drone diventa un pc, in grado di acquisire dati dalla strumentazione a bordo e comunicarli sul cloud. Ad oggi tutti i dati raccolti in volo dai velivoli comandati a distanza (video, temperatura, umidità) devono essere rielaborati a terra. Noi invece vogliamo permettere che questo avvenga in real time attraverso un’elaborazione diretta”.

Per farlo bisognava creare un drone “a banda larga”. “Dopo mesi di sperimentazioni in collaborazione con l’università di Catania – prosegue Spallina – pochi giorni fa abbiamo completato il primo esperimento di Banda larga su drone. In pratica riusciamo a bypassare il problema della copertura di rete tramite un dispositivo che è in grado di aggregare il flusso di rete tra diversi operatori mobili. Il sistema ideato prevede l’uso a bordo di 4 sim con 4 diversi operatori, i principali presenti sul territorio italiano. È sufficiente che uno qualsiasi di questi 4 operatori sia attivo e il sistema si aggancia automaticamente a uno di loro, ma può funzionare anche con tutti e 4 in contemporanea. Se per ipotesi ognuno garantisse una copertura di 50 mega, riusciremo ad avere una copertura complessiva di 200 mega. Potenzialmente si può arrivare fino a 400 mega, che poi è la banda ultralarga”.

La collaborazione tra i due co-founder nasce dalle scuole elementari. Si conoscevano fin da piccoli, poi hanno scelto strade diverse. Antonio Raspanti ha studiato ingegneria poi, dopo esperienze nel settore turistico, ha lavorato come tecnico geofisico nella sua terra d’origine. Giuseppe Spallina si è laureato in Ingegneria e attualmente lavora a Milano nel campo delle telecomunicazioni. Dopo aver creato una strumentazione di bordo per droni, si sono rivolti a un loro ex professore dell’Università di Catania, Francesco Beritelli, che ha fondato una startup, Vicosystems, la quale si occupa di sistemi di trasmissione “voice over” su IP, voce su Internet. La società del docente aveva le competenze, i giovani le idee.

L’idea che è piaciuta ai selezionatori del Premio Marzotto è quella relativa a una delle app sviluppata da heli-lab, quella per il monitoraggio di incendi boschivi. “Il drone – spiegano i co-founder – riesce a intercettare se ci sono incendi primordiali o condizioni che potrebbero generare l’incendio e, seduta stante, è in grado di inviare i dati su Internet. Se sussistono condizioni di pericolo, viene inviato un allarme agli operatori di terra”.

I droni sono utilizzati già da tempo per il pattugliamento dei territori, ma solitamente c’è bisogno di personale specializzato che telecomandi il veicolo e veda quello che sta succedendo: una presenza umana costante. Nel caso dell’applicazione è il drone che in automatico si accorge di eventuali situazioni di emergenza e le segnala agli operatori da telefonino.

“Finora – conclude Spallina – tutto questo è stato fatto da droni militari, che hanno un costo elevato, intorno ai 5/10 milioni di euro. La nostra soluzione è low cost e applicabile su larga scala. Potremmo persino pensare di creare una rete di droni più diffusa e sempre collegata. Per poter avviare Efesto, però, occorre una sperimentazione diretta atta a creare un dialogo con tutti gli attori coinvolti nelle campagne anti-incendio: camion, elicotteri, canadair… Per questo chiediamo la collaborazione di questi soggetti”.

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di Luciana Maci

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