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Startup

Dove ti piacerebbe vivere? Te lo dice Teleport

24 Set 2015

L’azienda fondata da Sten Tamkivi attiva in 110 città del mondo, comprese Roma e Milano, aiuta le persone a scegliere il posto dove vivere analizzando diversi fattori: età, esigenze familiari, ma anche tolleranza verso le minoranze e omosessualità. «I nostri clienti? I nuovi nomadi», dice il founder

Teleport è il nome del nuovo progetto di Sten Tamkivi che è stato uno dei relatori di punta di ScaleIT , il primo evento italiano che ha portato investitori internazionali a incontrare le scale-up nate nel Paese svoltosi a Milano venerdì 18 settembre. Sten, prima di essere co-fondatore e Ceo di Teleport  ha iniziato come imprenditore di aziende tecnologiche nel 1996 e dopo avere fondato una serie di startup in Estonia, Paese di cui è originario, è stato uno dei primi manager di Skype dove ha avuto la responsabilità del primo centro di ricerca e sviluppo. Oggi Sten è impegnato anche nel sostenere l’ecosistema delle startup e la nuova cultura della imprenditorialità ed è consigliere per questi temi del presidente estone Toomas Hendrik Ilves.

“Teleport è stata fondata nell’aprile del 2014 e a giugno assumeva le prime persone”, racconta Sten che aggiunge: “la nostra missione è aiutare le persone a individuare il posto migliore dove vivere a seconda delle loro specifiche esigenze, crediamo infatti che le tante classifiche che regolarmente vengono pubblicate sui posti migliori dove vivere non tengano conto delle specificità e delle esigenze di ognuno. Con Teleport noi costruiamo la proposta migliore per ogni singolo utente sulla base di tanti fattori: professione, età, situazione familiare, esigenze specifiche, considerando costo e qualità della vita”.

Finanziata da Andreessen Horowitz, SV Angel, Seedcamp  e altri importanti investitori (investimento seed da 2,5 milioni di dollari),  Teleport ha iniziato a operare nella Bay Area, ma ha subito capito che sia il territorio così limitato sia il concentrarsi solo sulle professioni legate alle startup tech erano troppo limitanti per lo sviluppo della società e oggi a poco più di un anno e mezzo dal lancio è operativa in 110 città del mondo comprese le italiane Milano e Roma . “Nell’analisi del processo che chiamiamo di life optimizer – aggiunge Sten – consideriamo anche aspetti emotivi, culturali, per esempio la tolleranza verso le minoranze o indichiamo luoghi più aperti anche per esempio all’omosessualità, insomma non si tratta semplicemente di un’analisi economica ma anche legata allo stile di vita di ognuno e poi c’è un fattore ulteriore che è quello legato all’effetto attrattivo che hanno quei luoghi che più ottengono preferenze, la gente tende andare dove c’è gente”.

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