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Il personaggio

Chi è Debellini, lo startupper che ha avuto 1,8 milioni di dollari da De Benedetti

12 Ago 2015

Paolo Debellini, padovano, ha fondato a San Francisco “Little Heroes Technologies”, startup di giocattoli smart, con una super-esperta di apprendimento infantile e un vincitore di 3 Emmy Awards. Angel investor è il patron del Gruppo L’Espresso. E pensare che su Indiegogo il progetto ha raccolto solo 5mila dollari…

Paolo Debellini, founder di Little Hero Technologies
Si chiama Paolo Debellini, è padovano, ha studiato a Dublino, risiede a San Francisco ed ha convinto l’ingegner Carlo De Benedetti a investire 1,8 milioni di dollari nella sua startup californiana, Little Heroes Technologies, che sta lanciando sul mercato gli smart toys “Herokins”. Un finanziamento erogato certamente per la bontà dell’idea, ma forse anche grazie a conoscenze pregresse dell’imprenditore ed editore con il padre di Paolo, Graziano Debellini, anch’egli imprenditore e in passato editore, da sempre punto di riferimento di Comunione e Liberazione (CL) in Veneto, ex presidente della Compagnia delle Opere e a capo di società attive nelle costruzioni e nell’energia.

Little Heroes Technologies Inc., società fondata e guidata dal giovane Paolo Debellini, sta lanciando sul mercato “Herokins”, due pupazzetti colorati – McRed e Dr Rose – che i bambini possono indossare al polso come un orologio e che, collegati via bluetooth con l’iPad o lo smartphone, consentono giochi interattivi. Ciascuno dei due personaggi è dotato di uno speaker interno e di luci Led, ed è provvisto di sensori di prossimità e movimento. In pratica i pupazzi sono in grado di interagire con i bimbi durante le attività quotidiane come fare la spesa con i genitori o fare i compiti: in questo modo ogni attività diventa una piccola avventura da intraprendere, da raccontare e da raccontarsi, e naturalmente un nuovo e divertente modo per imparare.

Il creatore della startup, Debellini, ha studiato Marketing e conseguito un master in Pubbliche relazioni al Dublin Institute of Technology, per poi lavorare alla costituzione e all’avvio, dal 2010 al 2012, della filiale irlandese di Connexia, advertising agency milanese di cui è azionista Marina Salamon. A dicembre 2013 ha fondato nella baia californiana Little Heroes Technologies, mettendo insieme un team di tutto rispetto, tra cui figura un’esperta di apprendimento offline e online, Anne Cunningham, vicepreside e docente di Cognizione e Sviluppo alla University of California at Berkeley, nonché co-fondatrice di LeapFrog, tra le più note piattaforme educative statunitensi per bambini. Ma c’è anche Gabriel Galluccio, direttore creativo che in oltre venti anni di carriera ha lavorato a Sky Italia, Fox International e ha vinto tre Emmy Award, il massimo riconoscimento attribuito annualmente negli Usa a programmi e serie televisive.

Per il lancio di Herokins la squadra ha deciso di chiedere fondi alla Rete, perciò si è presentata sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo, una delle più conosciute a livello internazionale: l’obiettivo era raggiungere quota 20mila dollari, ma in 29 giorni è riuscita a ottenerne poco più di 5mila e la chiusura della call è prevista tra meno di due giorni. Fortuna che è arrivato l’Ingegnere: come riferisce il sito ToyBook, il patron del gruppo L’Espresso si è proposto come angel investor (finora l’unico), garantendo alla startup 1,8 milioni di dollari.

Perché De Benedetti ha scelto di investire in giochi (sia pur formativi) per bambini? Secondo ricostruzioni giornalistiche di Libero e altri giornali, basate su un articolo del Corriere della Sera pubblicato a settembre 2012, l’imprenditore italiano naturalizzato svizzero era entrato a novembre 2011 nel cda di Amber Capital sgr, capofila italiana di uno dei fondi di investimento più attivi della Borsa Italiana. Sempre quell’anno Amber aveva acquisito una quota consistente della holding padovana Sorgent-e, attiva nel settore delle energie rinnovabili e presieduta da Graziano Debellini, padre appunto dell’attuale startupper. Da qui si deduce una pregressa conoscenza tra i due: conoscenza che può aver condotto De Benedetti a scoprire, e decidere di finanziare, la startup di Debellini junior. Graziano Debellini è attualmente presidente di TH Resorts by Tivigest, una delle prime cinque catene in Italia nelle offerte di viaggi e vacanze, e consigliere di Solfin. Dal 2011 al 2014 è stato presidente di Consta Spa (costruzioni, infrastrutture, energia). È nel Comitato d’onore della Fondazione Giovanni Paolo II. Come De Benedetti, anche Graziano Debellini è stato editore: negli anni Ottanta è stato amministratore delegato e direttore editoriale della società Edit, che possedeva le testate giornalistiche del settimanale “Il Sabato” e del mensile internazionale “30giorni nella Chiesa e nel mondo”, e  successivamente è stato presidente del mensile “30giorni”.

D’altra parte Carlo De Benedetti è già stato attratto in passato da investimenti nell’hi-tech, anche se conserva un grande rimorso. Come raccontato più volte dallo stesso manager, alla fine degli anni Settanta, quando era alla guida della Olivetti, ebbe un incontro in California con i fondatori di Apple, Steve Jobs e Steve Wozniak. “Mi chiesero 200mila dollari per finanziarli. In cambio del 20% dell’ azienda” ha detto in varie interviste.  Una percentuale che oggi, con la società di Cupertino che è la più capitalizzata al mondo, varrebbe oltre 100 miliardi di dollari. Allora con Olivetti era in bancarotta e rifiutò: “Ripensandoci mi viene voglia di spararmi tutte le mattine, quando mi faccio la barba”, ha confessato una volta l’Ingegnere. Nel 2000, poi, De Benedetti ha visto naufragare la sua Cdb Web Tech, società creata nel 2000 e specializzata in investimenti in aziende high tech ad alto tasso di innovazione, poi ceduta a De Agostini e trasformata in Dea Capital.

di Luciana Maci