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POLITICA & INNOVAZIONE

CDP, FEI, FII, ITATech, tutte le sigle (e le relazioni) del venture capital pubblico

di Luciana Maci

31 Ott 2017

Un articolo su EconomyUp ha sollevato una questione: i capitali pubblici a favore delle startup sono utilizzati in modo corretto? Il ministro Padoan ha risposto alla Camera. Per capire meglio il contesto ecco i principali investitori pubblici, chi li guida e le relazioni che hanno fra loro. Così si scopre che…

Cresce l’attenzione sulla gestione degli investimenti pubblici destinati a supportare la nuova imprenditoria. In Italia esiste un problema legato al venture capital: la sua dimensione resta estremamente scarsa rispetto ad altri Paesi. Anche per questo, negli ultimi anni, si è attivata la mano pubblica. Come? Destinando risorse finanziarie allo sviluppo delle startup, in particolare innovative e tecnologiche, attraverso enti e istituzioni preposti allo scopo. Qualche nome (che approfondiremo in seguito): Cassa Depositi e Prestiti, Fondo Italiano di Investimento, ITATech. Lo scorso 12 ottobre questo articolo apparso su EconomyUp ha ricordato che una buona parte di soldi pubblicci del Fondo iTaliano di investimento sono andati a un fondo francese. Sollevando una questione: il sostegno pubblico è indirizzato in modo corretto? Qual è la visione che lo guida. C’è il rischio che vada sprecato?

Nell’articolo sono stati evidenziati 2 punti:

  • Il Fondo Italiano di Investimento, società di gestione del risparmio (sgr) di cui è socia Cassa Depositi e Prestiti (CDP), a sua volta partecipata dal ministero delle Finanze, ha lanciato negli ultimi anni diversi fondi di venture capital, investendo per ben due volte su Sofinnova Partners, importante società di venture capital europea, con sede a Parigi, specializzata in Life Sciences. Insomma, i capitali hanno seguito altre vie paneuropee, escludendo l’Italia.
  • CDP ha lanciato di recente ITATech, fondo di investimento destinato a investire in fondi di Venture Capital da 200 milioni di euro, di cui 100 milioni di euro apportati dalla Cassa Depositi e Prestiti e altri 100 dal Fondo Europeo degli Investimenti (FEI). Focus: progetti di ricerca e valorizzazione del trasferimento tecnologico (TT). Ma anche in questo caso è probabile che anche una parte della dotazione di ITATech finirà dentro il fondo francese Sofinnova Partners.

Le due questioni, seppure diverse tra loro, hanno suscitato un unico interrogativo: perché affidare investimenti pubblici destinati all’Italia in mani non italiane? Ne è seguito un question time alla Camera con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che ha replicato a una domanda dell’onorevole Antonio Palmieri. Assobiotec è  intervenuta sulla questione con una lettera indirizzata ai vertici della CDP. Della vicenda si è occupato anche il CorriereInnovazione, citando EconomyUp.

Cassa Depositi e Prestiti e Fondo Europeo Investimenti, c’è il rischio di sprecare altri soldi pubblici

Per districare la matassa, è utile ricordare chi sono gli attori in gioco, chi è in rapporto con chi, e in quale misura. Emerge che l’attrice protagonista di questo copione è la Cassa Depositi e Prestiti, sorta di grande madre pubblica. Con una serie di comprimari, dal FII a ITATech. Vediamoli uno per uno.

CHE COS’È LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI

LA STORIA – Ha 167 anni, ma è ancora una “primaria istituzione economica nazionale”, come da definizione ufficiale. È stata costituita a Torino nel 1850 per ricevere depositi quale luogo di “fede pubblica”.  Dal 1875 gestisce il risparmio postale che resta la sua principale fonte di raccolta delle risorse finanziarie. In pratica, con i soldi investiti dai cittadini italiani in buoni fruttiferi o libretti postali, CDP eroga prestiti, ad esempio, a un ente locale per restaurare una scuola o riparare una strada. Ma anche, come vedremo subito sotto, per acquisire partecipazioni di società private. Il risparmio dei cittadini resta comunque al sicuro perché garantito dallo Stato.

CHE COSA È CDP – Oggi è una società per azioni con sede a Roma, controllata per circa l‘83% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e per circa il 17% da varie fondazioni bancarie. Qualcuno, per questo motivo, l’ha definita “un centauro”, creatura in parte pubblica e in parte privata. La Cassa Depositi e Prestiti prevede due rami di attività: la gestione separata e la gestione ordinaria.

  • La gestione separata si occupa dei finanziamenti relativi agli investimenti dello Stato, delle Regioni, delle Province  dei Comuni e degli altri enti pubblici, basandosi principalmente della raccolta del risparmio postale, come descritto sopra.
  • La gestione ordinaria svolge un’attività più simile a quella di una banca d’affari o di un fondo di investimento. Può acquisire partecipazioni azionarie in società industriali e di servizi e in fondi d’investimento, o può garantire altri intermediari in operazioni di finanziamento. La differenza con una banca d’affari è che CDP, per statuto, non agisce per trarne un profitto, ma per incentivare lo sviluppo dell’economia del paese. Dopo le riforme degli ultimi dieci anni le differenze tra gestione separata e ordinaria si sono attenuate: in precedenza, infatti, la gestione ordinaria era completamente separata dal risparmio dei cittadini, oggi invece il denaro della raccolta postale può essere utilizzato anche per investire in società quotate e dunque finanziare i privati.  CDP può acquisire partecipazioni e azioni in qualsiasi azienda ritenuta interessante dai suoi vertici, che sono nominati dal ministero del Tesoro.

I VERTICI

Presidente: Claudio Costamagna. Milanese, bocconiano, ha ricoperto importanti incarichi per la banca d’affari Goldman Sachs ed è stato presidente della società di costruzioni Salini-Impregilo.

Claudio Costamagna

Amministratore delegato e direttore generale: Fabio Gallia. Ha ricoperto vari incarichi in diverse banche. È stato Direttore Generale di BNL (Gruppo BNP Paribas) dal gennaio 2008 e da settembre dello stesso anno Amministratore Delegato nonché membro del Comitato esecutivo del Gruppo BNP Paribas. Dal 2009 è Presidente del Consiglio di Amministrazione di Findomestic Banca (Gruppo BNP Paribas) e dal 2012 è Responsabile del Gruppo BNP Paribas per l’Italia.

Venture capital, Gallia (Cdp): “L’Italia raddoppi gli investimenti e le aziende facciano la loro parte”

Vicepresident: Mario Nuzzo. È avvocato e Professore Ordinario di Diritto Civile nel Dipartimento di Giurisprudenza della Università “LUISS Guido Carli” di Roma. È stato professore di Istituzioni di Diritto Privato all’Università di Roma “La Sapienza”, all’Università di Teramo e all’Università “L. Bocconi” di Milano.

Il presidente e l’amministratore delegato vengono nominati dal Ministro dell’Economia. Costamagna e Gallia sono stati nominati nel 2015. L’incarico di entrambi scadrà ad aprile 2018.

LA NUOVA IRI – Qualcuno ha definito CDP la “nuova IRI”,  la cassaforte di partecipazioni statali in imprese ritenute strategiche che ha caratterizzato la storia economica italiana della seconda metà del secolo scorso. A differenza dell’IRI, CDP per statuto può acquisire solo partecipazioni di minoranza nelle aziende ma, secondo alcuni osservatori, nelle operazioni che effettua ha qualche peso l’opportunità politica oltre che la convenienza economica.

IL BILANCIO – Sulla base del valore totale delle attività, pari a 410 miliardi di euro nel bilancio consolidato del 2016, CDP rappresenta la terza istituzione bancaria italiana più grande dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo.

CHE COS’È LA BEI

La Banca europea per gli investimenti (BEI), fondata nel 1958 a Bruxelles, è proprietà comune dei paesi dell’UE. Il suo obiettivo è: accrescere le potenzialità dell’Europa in termini di occupazione e crescita; sostenere le iniziative volte a mitigare i cambiamenti climatici; promuovere le politiche dell’UE al di fuori dei suoi confini. La BEI fornisce finanziamenti per progetti che contribuiscono a realizzare gli obiettivi dell’UE, sia all’interno che al di fuori dell’Unione

ORGANI SOCIALI
Presidente: Werner Hoyer
Consiglio di amministrazione
: comprende un membro per ogni paese dell’UE, più uno per la Commissione europea.

COSA FA LA BEI
La banca assume prestiti sui mercati dei capitali e eroga prestiti a condizioni favorevoli per progetti che sostengono obiettivi dell’UE. Circa il 90% dei prestiti viene erogato all’interno dell’UE. Il denaro non proviene dal bilancio dell’UE. Tutti i paesi dell’UE sono azionisti della BEI.

FONDO EUROPEO PER GLI INVESTIMENTI (FEI)

La BEI è il principale azionista del Fondo europeo per gli investimenti (FEI), che concede prestiti alle piccole e medie imprese (pmi) attraverso capitale di rischio e strumenti per la condivisione dei rischi. Altri azionisti sono la Commissione europea e istituti finanziari di tutta Europa. Istituito nel 1994, il Fondo è attivo in tutti i paesi dell’UE, nei futuri paesi membri, nel Liechtenstein e in Norvegia.

I prodotti del FEI comprendono:

– capitale di rischio e microfinanziamenti per le PMI, in particolare per imprese nuove e innovative

– garanzie per istituti finanziari, a copertura dei prestiti concessi a PMI

– aiuto ai paesi dell’UE e a quelli in via di adesione all’UE per sviluppare propri mercati di capitale di rischio.

GLI AZIONISTI DEL FEI

Dal 2000 la Banca europea degli investimenti è azionista di maggioranza con il 62%. L”Unione europea, per il tramite della Commissione, possiede il 29% delle azioni, ma nel 2007 è stato stabilito che questa percentuale verrà gradualmente portata al 30%. Trenta banche e istituzioni finanziarie europee, provenienti dai membri dell’Unione europea e dalla Turchia, possiedono il restante 9%.

Il capitale del Fondo è di 3 miliardi di euro.

CHE COS’è ITATECH

ITAtech è una  piattaforma di investimento lanciata a dicembre 2016 per trasformare progetti di ricerca e di innovazioni tecnico-scientifiche pubbliche e private in nuove imprese ad alto contenuto tecnologico nata grazie a Cassa  depositi  e  prestiti  (Cdp)  e  Fondo  Europeo  per  gli investimenti (FEI), del Gruppo BEI. La sua dotazione iniziale è pari a 200 milioni di euro, messi a disposizione in parti uguali da CDP e FEI, ed è aperta all’ingresso di ulteriori investitori.

“La Piattaforma ITAtech – si legge nel sito dela CDP – è la prima iniziativa congiunta di Cassa depositi e prestiti (CDP) e del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI, del Gruppo BEI) dedicata al finanziamento dei processi di “trasferimento tecnologico”.

Itatech, perché Cdp e Fei investono 200 milioni nelle startup hi-tech

A settembre 2017 ITAtech ha annunciato l’investimento nel fondo Vertis Venture 3 Technology Transfer, il primo fondo in Italia interamente dedicato alla realizzazione di investimenti nell’ambito del trasferimento tecnologico. Successivamente la Compagnia di San Paolo ha annunciato che si sarebbe aggiunta a FEI e CDP come sottoscrittore della piattaforma.

L’investimento in Vertis Venture 3 è il primo condotto da ITATech. Con il supporto finanziario di Cassa depositi e prestiti e InnovFin – Eu Finance for Innovators, strumento finanziario sviluppato nell’ambito di Horizon 2020, il programma europeo per la ricerca e l’innovazione, il fondo Vertis Venture 3 conta di realizzare impieghi per oltre 50 milioni di euro. Vertis Venture 3  punta a costruire un portafoglio di investimenti focalizzato a favorire la crescita di nuove imprese nei settori dell’automazione e della robotica.

Innocenzo Cipolletta, presidente del Fondo Italiano di Investimento, ha confermato di recente a EconomyUp quello che era stato anticipato da un precedente articolo: “È probabile – ha detto – che anche una parte della dotazione di ITATech finirà dentro il fondo francese (n.d.r: Sofinnova Partners). Questo non vuol dire togliere fiducia agli operatori italiani, ma spingere ulteriormente gli investimenti nei confronti delle nostre startup, sfruttando la forza di un fondo più grande”.

Da qui il dibattito sorto sulla opportunità che un fondo finanziato con soldi pubblici e destinato a promuovere l’imrenditoria in Italia affidi buona parte dei soldi a un fondo non italiano.

CHE COS’È IL FONDO ITALIANO DI INVESTIMENTO SGR

Il Fondo Italiano di Investimento SGR è una società costituita nel 2010 su iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di alcune banche e associazioni di categoria, “partecipata per il 43% dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e per la parte rimanente da alcune delle principali istituzioni e banche italiane”, come si legge nel sito di questa istituzione. La società di gestione del risparmio italiana (Sgr) è stata creata per supportare la crescita delle piccole e medie imprese italiane, con particolare attenzione alla tecnologia e all’innovazione. Quota di investimento di partenza, che ne ha consentito la nascita: 1,2 miliardi di euro versati da Cassa Depositi e Prestiti, Banca Monte dei Paschi di Siena, Intesa-Sanpaolo, UniCredit Group più altre banche (ICBP, Credito Valtellinese, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, UBI Banca e Banca di Cividale e Istituto Centrale Banche Popolari). Il primo Ad è stato Gabriele Cappellini, pistoiese con una lunga carriera al Monte dei Paschi. Nel 2016 gli è succeduto l’attuale AD Carlo Mammola.

L’AMMINISTRATORE DELEGATO

L’AD del Fondo Italiano di Investimento SGR è, dal 21 luglio 2016, Carlo Mammola. Mammola è stato fondatore e Managing Partner di Argan Capital, fondo pan-europeo di Private Equity nato dallo spin-off di Bank of America Capital Partners Europe, Fondatore, Sponsor e CEO di Italy1 Investment S.A ed è professore a contratto senior di “Management dell’innovazione, della Tecnologia e delle Operations” presso l’Università L. Bocconi di Milano.

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Oltre all’AD Carlo Mammola, nel cda siedono il presidente Innocenzo Cipolletta e 10 consiglieri: Ferruccio Carminati, Stefano Firpo, Federico Gallo, Anna Gervasoni, Giovanni Gilli, Roberto Lombardi, Rinaldo Ocleppo, Giovanni Ronca, Giovanni Sabatini, Marco Zizzo.

I SETTE FONDI gestiti dal Fondo Italiano di Investimento SGR

Ad oggi il Fondo Italiano d’Investimento SGR gestisce sette fondi di investimento mobiliari chiusi, riservati a investitori qualificati, per un totale di asset under management, ovvero il valore di mercato di tutti i fondi che gestisce per conto dei propri clienti o degli investitori, pari a circa 2 miliardi di euro. Vediamo questi sette fondi suddivisi per tre aree di investimento: private equity diretto, venture capital diretto e fondi di fondi.

PRIVATE EQUITY DIRETTO

L’area di Private Equity Diretto, è incaricata della gestione di due fondi, di cui uno attualmente in fase di raccolta. L’obiettivo del team è quello di investire in piccole e medie imprese presenti sul territorio italiano, privilegiando un focus nei confronti di aziende che presentino buone prospettive di sviluppo a livello nazionale ed internazionale e che siano operanti in settori strategici e di eccellenza.Di questa area fanno parte:

Fondo Italiano di Investimento (FII), dedicato all’assunzione di partecipazioni dirette nel capitale d’imprese italiane di medie e piccole dimensioni

Innovazione e Sviluppo, dedicato all’acquisizione di partecipazioni dirette nel capitale di piccole e medie imprese italiane con l’obiettivo di favorire i processi di aggregazione all’interno delle rispettive filiere produttive

VENTURE CAPITAL DIRETTO

L’area di Venture Capital Diretto indirizza la propria attività sia a favore di startup, sia nei confronti di società già consolidate ad elevato contenuto tecnologico, mediante la realizzazione di investimenti di late stage. L’obiettivo del team è quello di favorire la trasformazione del venture capital in una leva strategica in grado di accrescere la competitività del sistema produttivo nazionale.Di questa area fa parte FII Tech Growth.

FII Tech Growth (FII TG) è dedicato all’acquisizione di partecipazioni dirette nel capitale di PMI tecnologiche italiane, con l’obiettivo di sostenere i processi di crescita, innovazione ed internazionalizzazione

FONDI DI FONDI

L’area di Fondi di Fondi è incaricata della gestione di quattro fondi, suddivisi su tre diverse aree, la cui attività è focalizzata sulla realizzazione di investimenti in altri veicoli dedicati al private equity, al private debt e al venture capital. L’obiettivo del team è quello di sottoscrivere fondi le cui strategie di investimento siano rivolte al supporto delle fasi di sviluppo delle startup e delle piccole e medie imprese presenti sul territorio italiano

Fondo Italiano di Investimento Fondo di Fondi (FII – FoF), dedicato a investimenti in fondi italiani di private equity che condividano la politica di investimento e gli obiettivi del Fondo;

Fondo Italiano di Investimento FII Venture (FII Venture) e Fondo di Fondi di Venture Capital (FoF VC), dedicati a investimenti in fondi italiani di venture capital che condividano la politica d’investimento e gli obiettivi dei Fondi;

Fondo di Fondi di Private Debt (FoF PD), dedicato a investimenti in fondi italiani di private debt.

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Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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