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Politica & Innovazione

Venture capital, il ministro Padoan risponde alla Camera sui fondi pubblici affidati a Sofinnova

25 Ott 2017

I gestori possono essere anche operatori internazionali, ha detto il titolare dell’Economia rispondendo a un quesito di Antonio Palmieri. E il presidente del FII Cipolletta conferma quanto scritto da EconomyUp: una parte di ITATech andrà a Sofinnova. La reazione di Assobiotec: servono operatori nazionali forti

In Italia i gestori dei fondi pubblici dedicati a finanziare il trasferimento tecnologico, quindi ricerca e innovazione, possono essere italiani ma anche di altri Paesi. È questa in sostanza la replica del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan  che nel corso del Question Time alla Camera dei deputati di mercoledì 25 ha risposto a un’articolata domanda di Antonio Palmieri che si può sintetizzare così: le risorse del fondo Itatech, destinato a sostenere il trasferimento tecnologico, saranno affidate a operatori internazionali come è già accaduto per altre risorse del Fondo Italiano di Investimento? Perché?  Una questione questa sollevata da EconomyUp lo scorso 12 ottobre.  La segnalazione della nostra testata ha evidentemente sollevato più di un dubbio e ha spinto alcuni player dell’ecosistema dell’innovazione a muoversi. Come, per esempio, Assobiotec che ha scritto una dettagliata lettera ai vertici di Cassa Depositi e Prestiti, che è azionista del FII e di Itatech.  Ma andiamo con ordine.

I soldi del Fondo Italiano ai francesi di Sofinnova

Il Fondo Italiano di Investimento (FII), società di gestione del risparmio (sgr) di cui è socia Cassa Depositi e Prestiti (CDP, partecipata dal ministero delle Finanze), ha lanciato diversi fondi di venture capital. Come scritto in questo articolo, ha investito per ben due volte su Sofinnova Partners, importante società di venture capital europea, con sede a Parigi, specializzata in  Life Sciences.

Venture Capital in Italia, il governo vuole aiutarlo ma troppi soldi vanno ai francesi

La prima volta, nel 2012, ha investito 15 milioni: aveva assicurato che i soldi sarebbero andati a iniziative italiane, ma così non è stato. La seconda volta ha puntato 20 milioni su un altro fondo di Sofinnova che in Italia ha investito soltanto 6 milioni. Parallelamente, a fine 2016, CDP ha lanciato ITATech, fondo di investimento destinato a investire in fondi di Venture Capital da 200 milioni di euro, di cui 100 milioni di euro apportati dalla Cassa Depositi e Prestiti e altri 100 dal Fondo Europeo degli Investimenti (FEI). Focus: progetti di ricerca e valorizzazione del trasferimento tecnologico (TT)Innocenzo Cipolletta, presidente del FII, in occasione della presentazione dei dati AIFI, ha confermato a EconomyUp quello che abbiamo scritto “È probabile che anche una parte della dotazione di ITATech finirà dentro il fondo francese (n.d.r: sempre Sofinnova Partners). Questo non vuol dire togliere fiducia agli operatori italiani, ma spingere ulteriormente gli investimenti nei confronti delle nostre startup, sfruttando la forza di un fondo più grande”.

Question Time, le risposte del ministro Padoan

Le scelte del FII sono al centro di una domanda presentata dal deputato di Forza Italia Antonio Palmieri al ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan durante il question time alla Camera (qui il testo integrale della domanda). Padoan ha così risposto a proposito di ITATech: “Il Fondo Europeo degli Investimenti ha deciso di investire in realtà italiane di trasferimento tecnologico. Sulla base dell’attuale committment almeno 5 fondi per il TT sono stati sottoscritti da ITATech. In accordo con Cassa Depositi e Prestiti e FEI, i gestori dei fondi di TT potranno essere italiani o europei. Nel caso di gestori non europei, l’accordo prevede comunque il focus di investimento in Italia e una stabile presenza del team di investimento in Italia. In particolare l’accordo prevede che almeno il 90% del capitale sia investito in Italia. Le opportunità di investimento relative al lancio di fondi vengono esaminate in modo autonomo dal FEI. Alla CDP viene riconosciuto un diritto di obiezione sulle proposte di investimento in caso si ravvisi l’insorgere di rischi reputazionali, conflitti d’interesse o qualora il ritorno finanziario non sia giudicato accettabile Ad oggi ITATech ha fatto il suo primo investimento nel fondo “Vertis Venture 3 Tecnholoy Trasfer” con sede legale a Napoli e operativa a Milano”

La replica di Antonio Palmieri

Antonio Palmieri ha così replicato al ministro: “Rileviamo che la guida della nave non è in mano a CDP e che a distanza di un anno è stato compiuto un solo atto, l’investimento in Vertis Venture 2. Siamo la settima potenza al mondo per capacità di ricerca, ma agli ultimi posti per venture capital da investire in startup o aziende più mature. ITATech è un’occasione persa. L’ideale sarebbe dare un potente strike al VC italiano e non un fondo all’anno”.

La lettera di Assobiotec su ITATech

La possibilità che parte della dotazione di ITATech possa essere affidata a operatori non italiani ha già provocato la reazione di Assobiotec, associazione che riunisce le imprese biotecnologiche. Il suo presidente, Riccardo Palmisano,  dopo la pubblicazione dell’articolo di EconomyUp, ha scritto a Claudio Costamagna, Presidente di Cassa depositi e prestiti, Fabio Gallia, AD e Direttore Generale e ai consiglieri della Cassa. “A fine 2016 abbiamo accolto con favore l’annuncio del lancio della piattaforma ITATech” si legge nella lettera (qui la versione integrale). “Nel nostro Paese, infatti, sono scarse e rarefatte le competenze imprenditoriali, manageriali e finanziarie necessarie al decollo del Trasferimento Tecnologico”. Tracciando un paragone con la Francia, Assobiotec fa notare che “in tutto il 2016 la raccolta di capitali sul mercato italiano del Venture Capital è stata pari a 93 milioni di euro contro i 1.200 della Francia, un dato francamente drammatico”.

Per questo motivo è stato considerato “assolutamente necessario che si creino uno o anche più investitori nazionali, completamente italiani, che possano dialogare con tutta l’eccellenza scientifica di questo Paese”. Ma i capitali hanno seguito altre vie – prosegue il presidente Palmisano nella lettera –  francesi e paneuropee, escludendo l’Italia. Tutto ciò mentre il mercato italiano del Venture Capital ha registrato un calo del 31% nei primi mesi del 2017 rispetto allo scorso anno”. Per questo Assobiotec invita ITAtech a dedicare “il proprio sforzo e le proprie risorse nel facilitare e stimolare la nascita di operatori nazionali, cosicché il sistema della scienza e della ricerca possano contare d’ora innanzi anche su competenze locali”.

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