Gli AI Agents sono tra le frontiere più dinamiche dell’intelligenza artificiale applicata al business. Sistemi capaci di eseguire task complessi, interagire con strumenti e dati aziendali, prendere decisioni e coordinarsi con altri sistemi, stanno progressivamente ridefinendo il modo in cui le imprese guardano all’automazione dei processi.
È stato questo il tema al centro del workshop “The Evolution of AI Agents”, che si è tenuto il 10 giugno presso Officine Credem, al Parco Innovazione di Reggio Emilia. L’iniziativa è stata organizzata dall’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano, ultimo appuntamento della dodicesima edizione, in collaborazione con l’Osservatorio Intelligent Business Process Automation, che ha curato la ricerca presentata durante l’evento.
Al workshop hanno partecipato più di 70 persone provenienti dalle aziende partner degli Osservatori, confermando il forte interesse delle imprese verso un tema ormai entrato stabilmente nell’agenda dell’innovazione.
L’incontro si è aperto con gli interventi di Alessandra Luksch, Direttore dell’Osservatorio Startup Thinking, Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, e Filippo Frangi, Senior Researcher.
Credem, che ha ospitato l’evento, ha contribuito al confronto con Simone Chiesi, Head of Innovation Unit, e Giuseppe Lo Conte, AI & Data Solution Expert, portando la prospettiva aziendale sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale nei processi operativi e decisionali.
Indice degli argomenti
Dagli AI Assistant agli AI Agent
Uno dei primi elementi emersi dal workshop è stata la necessità di distinguere tra AI Assistant, AI Agent e Agentic Automation.
Gli AI Assistant sono strumenti che rispondono a input espliciti dell’utente e supportano attività specifiche, spesso attraverso chatbot, virtual assistant o soluzioni potenziate da strumenti di retrieval, memoria e integrazione con basi dati.
Gli AI Agent rappresentano invece un passaggio ulteriore: sono sistemi in cui il modello non si limita a rispondere a una richiesta, ma può dirigere dinamicamente il proprio processo, decidere quali strumenti utilizzare, costruire il workflow necessario e agire per raggiungere un obiettivo. In questo senso, l’agente introduce un livello più elevato di autonomia, adattabilità e capacità di interazione con l’ambiente digitale dell’impresa.
L’Agentic Automation amplia ulteriormente il perimetro. Se l’AI Agent è il componente intelligente, l’Agentic Automation è il sistema che consente di inserirlo in workflow aziendali affidabili, scalabili e governabili. Non si tratta quindi solo di sviluppare agenti autonomi, ma di progettare architetture in cui autonomia, controllo umano, sicurezza e misurabilità convivano all’interno dei processi.
Questa distinzione è centrale per le imprese: non ogni caso d’uso richiede un agente. Per attività ripetitive, ben definite o circoscritte, un assistente AI può essere sufficiente. Gli agenti diventano invece rilevanti quando aumentano la complessità del processo, il numero di sistemi coinvolti e la necessità di prendere decisioni lungo il percorso.
L’adozione nelle imprese italiane
I risultati della ricerca, presentati da Irene Di Deo, Direttrice dell’Osservatorio IBPA, insieme ad Andrea Scimonelli e Maddalena Bruscagin, rispettivamente Research Analyst e Junior Research Analyst, mostrano un mercato in rapida evoluzione ma ancora in fase iniziale di adozione.
Tra le grandi e grandissime imprese italiane l‘8% ha avviato sperimentazioni o già introdotto soluzioni di Agentic Automation, mentre il 25% si trova in una fase di analisi del potenziale o di studio preliminare. Un ulteriore 5% ritiene di aver adottato soluzioni agentiche che, in realtà, descrivono sistemi di AI Assistant. Resta tuttavia un 62% che non ha avviato sperimentazioni o non conosce ancora il tema: un dato che segnala un interesse crescente, ma anche una distanza ancora significativa tra sperimentazione e adozione strutturata.
Anche nelle piccole e medie imprese il tema comincia a diffondersi: il 62% delle piccole imprese e il 71% delle medie imprese dichiara di conoscere l’argomento. Tra le piccole imprese il 21% sta valutando possibili applicazioni e l’1% ha già implementato soluzioni; tra le medie le quote salgono rispettivamente al 27% e al 5%. Numeri che confermano come l’Agentic Automation non sia più solo una prospettiva tecnologica, ma un ambito su cui le imprese stanno iniziando a interrogarsi in modo concreto.
Il nodo principale, tuttavia, non è solo tecnologico. L’adozione di soluzioni di Agentic Automation richiede dati affidabili, processi chiari, governance, competenze interne e meccanismi di supervisione. Più cresce il grado di autonomia degli AI Agent impiegati nei workflow aziendali, più diventa necessario stabilire dove collocare il controllo umano, come misurare le performance e quali attività possano essere automatizzate senza compromettere sicurezza, qualità e responsabilità.
Un ecosistema globale da 918 startup
La ricerca ha mappato le startup a livello internazionale con una value proposition focalizzata su AI Agents e Agentic Automation, considerando realtà fondate a partire dal 2021 e finanziate dal 2024 incluso. Il risultato è un ecosistema internazionale già molto ampio: 918 startup distribuite in 61 Paesi, con un funding complessivo pari a 11,86 miliardi di dollari e un finanziamento medio di 15,9 milioni di dollari.
Si tratta di numeri che collocano l’Agentic Automation tra gli ambiti più finanziati dell’innovazione legata all’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo emerge una forte concentrazione dei capitali: le prime 10 startup raccolgono il 44% dei finanziamenti complessivi, mentre il finanziamento mediano si ferma a 1,8 milioni di dollari. Il settore appare quindi molto dinamico, ma anche polarizzato tra poche realtà già molto capitalizzate e un’ampia base di startup ancora in fase iniziale.
Dal punto di vista geografico, il Nord America mantiene una posizione dominante, con il 66,2% delle startup e il 68,6% dei finanziamenti. L’Europa rappresenta il 17,4% delle startup e il 16,4% dei finanziamenti, mentre l’Asia si distingue per il funding medio più elevato, pari a 19,8 milioni di dollari. Questo dato deriva dalla presenza di un outlier, la startup più finanziata al mondo, Minimax, che ha sede a Singapore.
L’Italia resta ancora marginale, con lo 0,4% delle startup censite, ma il dato evidenzia anche uno spazio di crescita per l’ecosistema nazionale, soprattutto attraverso la collaborazione tra imprese, università, startup e centri di ricerca.
Startup, ricerca e imprese a confronto
Il workshop ha dato spazio anche al confronto con startup nazionali e internazionali attive nel campo degli AI Agent. Nel corso della giornata hanno presentato le proprie soluzioni:
Cato, rappresentata da Andrea Zorzetto, sviluppa una piattaforma AI per la gestione delle gare d’appalto, automatizzando attività come analisi dei capitolati, estrazione dei requisiti e preparazione della documentazione.
Klaaryo, rappresentata da Luana Terrile, sviluppa un AI Agent conversazionale per l’ambito HR, pensato per automatizzare le interazioni con candidati e dipendenti, riducendo attività ripetitive e migliorando l’efficienza dei processi di recruiting e gestione del personale.
Kortix, rappresentata da Domenico Gagliardi, propone una piattaforma per orchestrare AI Agent e workflow aziendali, con l’obiettivo di ripensare l’organizzazione del lavoro attraverso sistemi autonomi, supervisionabili e integrati nei processi.
Kyma, realtà spagnolarappresentata da Manuel Nunes, è una AI boutique focalizzata sull’Agentic Transformation e sull’Intelligent Automation, con soluzioni pensate per aiutare le aziende a individuare casi d’uso ad alto valore e integrare agenti AI nei processi operativi.
Linkup, startup francese rappresentata da Elena Chanet, realizza un’infrastruttura di web search pensata per applicazioni e AI Agent, consentendo ai sistemi di intelligenza artificiale di accedere a informazioni aggiornate e contestuali dal web.
Lookinglass, rappresentata da Sina Lessani Bahri e Alessandro Botteon, è un laboratorio AI specializzato nello sviluppo di soluzioni, workflow e software custom per supportare le imprese nei percorsi di trasformazione digitale basati sull’intelligenza artificiale.
TellmewAI, rappresentata da Flavio Giorgi, propone una piattaforma di AI compliance che supporta le imprese nell’analisi di conformità rispetto ad AI Act, GDPR e altri requisiti normativi, attraverso strumenti di explainability, risk assessment e consulenza virtuale.
Vertalis, rappresentata da Stefano Giancristofaro, sviluppa una piattaforma di Strategy Intelligence per il manifatturiero, pensata per integrare dati provenienti da ERP, MES, CRM, IoT e sistemi legacy, trasformandoli in insight operativi a supporto delle decisioni.
Wonderful, startup israeliana rappresentata da Carlo De Matteo, è una piattaforma enterprise AI che aiuta le aziende a portare l’intelligenza artificiale in produzione, applicandola a processi di customer service, employee experience e back-office operations.
Anche grazie alle startup presenti, il workshop ha restituito l’immagine di un mercato in forte accelerazione, ma ancora alla ricerca di modelli solidi di adozione. Gli AI Agent promettono di trasformare il modo in cui le imprese gestiscono attività operative e decisionali, ma il loro valore dipenderà dalla capacità di portarli oltre la sperimentazione e integrarli in sistemi di Agentic Automation realmente governabili: processi con regole chiare, dati affidabili, responsabilità definite e risultati misurabili.
L’Osservatorio Startup Thinking riparte con la tredicesima edizione il 24 giugno, con l’appuntamento di Kickoff che vedrà ospite Matteo Mingardi, CEO & General Manager, Nespak Imballaggi by Groupe Guillin. Qui il link per iscriversi.

























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