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Psicologia sociale

Aglio, maiali e autocommiserazione: perché continuiamo a farci del male

02 Ago 2013

Un post di Dettori, i luoghi comuni sull’Italia e le eccezioni da valorizzare. Perché gli investimenti ci sono, anche se ancora insufficienti. E qualcosa di attraente c’è. Non solo il Riso Scotti

I luoghi comuni contengono sempre un fondo di verità. Ma sono luoghi comuni, appunto. Consolano, rassicurano ma non rappresentano certo uno strumento di conoscenza e comprensione della realtà. Le eccezioni, invece, dovrebbero confermare la regola, come dice la saggezza popolare, ma risultano più utili se lette come alternativa possibile allo status quo e ai luoghi comuni.

L’Italia, e gli italiani, godono di questi meccanismi, a casa e all’estero. Per definizione l’italian food è roba buona ma l’etichetta non garantisce nulla, tanto è vero che molti ristoranti italiani nel mondo propongono piatti decisamente immangiabili. Che l’Italia sia un Paese poco attento all’innovazione, che fisco, burocrazia e malapolitica rendano il clima ostile all’imprenditorialità (vecchia e nuova), che gli investitori esteri ci guardino con sospetto e/o sufficienza è vero. Ma ciò non significa che in Italia non ci sia capacità di innovazione, belle imprese e capitali internazionali. In un post su Facebook Gianluca Dettori, instancabile e appassionato talent scout di idee e imprese, ha raccontato questo aneddoto: «Questa settimana ho parlato con il partner di un importante fondo di venture US che guarda anche a deal internazionali. Gli dicevo che sono pochi gli investitori anche Europei che guardano all’Italia. Mi ha confermato che a Londra un grande fondo gli ha detto che ‘we don’t look at the “garlic belt” ovvero Spagna, Portogallo, Italia, Grecia. A parte il nomignolo vagamente offensivo che mi fa rabbia, questa è la situazione. Sappiatelo, siamo nel cuore del “garlic belt”». Seppure la definizione abbia più senso dell’acronimo Pigs, con cui siamo stati tormentati e ci siamo affranti per mesi, se non altro per ragioni geografiche (la nostra posizione meridionale è fuori discussione e l’aglio è un protagonista della nostra cucina…), resta solo un altro luogo comune per chi preferisce semplificare senza capire.  E per chi ha una particolare tendenza all’autocommiserazione. E’ stato ampiamente dimostrato che poco l’Italia ha a che fare con la Grecia, ad esempio. E piuttosto che amplificare le scudisciate che ci vengono inferte, con un pericoloso gusto masochista, sarebbe meglio esaltare le eccezioni. Gli investimenti in startup ci sono, anche in Italia. E spesso sono anche significativi, come confermano le notizie che pubblichiamo su economyup.it. Gli investimenti internazionali, pure. Per esempio, in Lombardia, come ricorda questa analisi.

Certo, se leggiamo dei 165milioni raccolti nel secondo round da Hootsuite, piattaforma per la gestione dei social media, non possiamo non restare tramortiti e scoraggiati. Giustamente ha sottolineato Stefano Berardi nel gruppo Facebook StartupScene che si tratta di una cifra superiore alla somma di tutti i fondi in questo momento attivi in Italia. Non solo: supera persino il fondo promesso dal commissario europeo Neelie Kroes. Ma non dimentichiamo che Hootsuite nasce in Canada e non negli States: una start up di successo si può fare ovunque.

Gianluca Dettori ha riordinato le reazioni provocate dal suo anedddoto nel suo blog. E correttamente conclude con un elenco delle cose che andrebbero fatte per rendere più sexy l’Italia, a cominciare da una rapida stabilizzazione del quadro politico. Intanto the business must go on. E infatti la multinazionale spagnola Ebro Foods ha comprato il 25% di Riso Scotti. Per la prima volta nella sua storia, lunga 153, l’azienda lombarda ha un socio esterno. Europeo. Evidentemente qualcosa di attraente ce l’abbiamo ancora. E non solo a tavola.

 

 

 

di Giovanni Iozzia

  • RaMa

    salve
    vi leggo perché in fase di ri-avvio della ricerca di un partner finanziario per la mia idea di business, dopo la pausa estiva di riflessione.
    il mio è un commento assolutamente personale, sostenuto dalle mie esperienze da quando sono alla ricerca del mio PF ideale.
    >dobbiamo rassegnarci (io lo ho già fatto!) all’idea che le eccellenze italiane faranno la fortuna economica dei capitali non italiani.
    non abbiamo e non avremo la possibilità di esprimere le nostre capacità in giro per il mondo con capitali locali.
    questo, per i deficit della politica che ha per l’ennesima volta ha deluso tutti. dipendenti ed imprenditori.
    conoscenti lo hanno già fatto o sono in procinto di fare: tornare all’esodo di massa verso paesi “diversamente ricettivi” di opportunità di business. PaloAlto/SiliconWalley lo dimostra per i tecnologici, ed altre aree ci sono per altri settori.
    oramai deciso, sto per chiudere definitamente la ricerca di P F italiani.
    a fine settembre andrò a Londra ed attenendomi al consiglio di un professionista dell’informazione in àmbito finanziario, andrò a proporre un business italiano al capitale estero.
    ed i proventi “seri” non torneranno in Italia; qui ci saranno solamente gli utili dal “servizio” prestato, ma che non saranno di entità tale da consentire alcunché alle aziende che li incasseranno. saranno solamente di sopravvivenza, forse

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