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Working Capital Stories

10 idee che fanno impresa

11 Mar 2014

Intuito, capacità e voglia di crescere non bastano se si vuole fare business. Serve un progetto valido per fare una startup che possa sbarcare sul mercato economico. È quello che emerge dalle storie dei ragazzi che hanno vinto la competition di Telecom Italia

Dietro ogni successo c’è sempre una grande idea. Perché, si sa, la sola fortuna non basta. Se è noto, infatti, che la dea bendata bacia solo gli audaci, è anche vero che bisogna quantomeno aspira a quel bacio. Un dato di fatto, soprattutto quando parliamo di progetti economici e di business, un settore dove intuito, passione e voglia di fare devono essere accompagnati da un’idea vincente per approdare sul mercato.

Lo sanno bene i ragazzi che hanno vinto il grant d’impresa di working capital, la competition organizzata da Telecom Italia. Ragazzi come tanti ma che si sono in gioco proprio perché hanno avuto l’idea giusta: dal modo per semplificare la vita ai possessori di partita iva, alla rivoluzione del sistema di geolocalizzazione, alla creazione di videogiochi fra i più apprezzati nel mondo dei games…

E tutti, ora, vogliono creare un’impresa e fare business.

Ecco le storie di alcuni dei vincitori di Working Capital.

 

  Slowd, la startup per i designer nata tra passione e destino. Una famiglia di artigiani, un incontro fortunato alla macchinetta del caffè e l’amore per l’artigianato hanno permesso ad Andrea Cattabriga, architetto 33enne, di creare insieme a Sebastiano Longaretti un marketplace che valorizza il made in Italy e la distribuzione a km0.


  Fattura 24, come

muoversi felici con la partita Iva. Dalla difficoltà di gestire le fatture nasce la startup di Carlo Camusso: una soluzione cloud semplice e veloce per fatturare anche in mobilità. Un ufficio virtuale tramite smartphone, che ha già oltre 20mila utenti. Adesso c’è anche l’ufficio e si cerca un investitore per puntare sull’estero.

 

  Cloubs, l’app prenota-drink per conquistare le ragazze. Tre torinesi hanno creato un’applicazione che consente di ordinare bevande dal proprio smartphone nei locali notturni. Il ceo Tarasco: “Tutto è nato quando non sono riuscito a offrire da bere alla donna della mia vita…”.

 


  ClouDesire, sempre in viaggio a bordo di una “nuvola”. I founders della piattaforma nata per migliorare l’accesso delle pmi al cloud: “Ci spostiamo tra Milano, Pisa, Montreal, Düsseldorf e andremo negli Usa”. E intanto, superata la fase beta, arrivano gli early adopters.

 

  Intoino: “Faccio start up perché so quanto valgo”. Marco Bestonzo, 28 anni, founder di una delle neo-imprese più premiate d’Europa ne è convinto: “Sono giovane e quindi sono una risorsa. Ho delle idee che valgono e vanno sviluppate”. Lo ha capito durante un viaggio in Svezia. “In Italia mi dicono di trovare un lavoro come tutti gli altri”.

 

  Smarfle, fare start up non è un hobby e non è roba da fighetti. “Ho passato le pause pranzo in macchina a lavorare alla mia idea e ho rinunciato a un lavoro fisso. Ma se va male rivaluto la laurea in ingegneria”. Massimo Michetti, founder della mobile app che rivoluziona il modo di ascoltare musica, racconta la vita degli startupper italiani. “È difficile, bisogna smuovere pachidermi”.


  Alfred: “Difficile spiegare quello che facciamo, ma interessa tutti”. La start up creata da docenti, ricercatori e studenti romani, vuole fornire una soluzione veloce ed economica per estrarre dati da pagine html, riuscendo a trasformare un sito web in uno spreadsheet di dati di interesse. Obiettivo: “Creare la start up italiana tecnica migliore al mondo”.

  GIPSTech, “Siamo la rivincita su un Paese che non ci valorizza”. I quattro founder della start up che vuole rivoluzionare il sistema di geolocalizzazione, sono sparsi per il mondo e la loro sala riunioni è Skype. E sono pronti a notti insonni e weekend lavorativi. “Tutto pur di prenderci il ruolo che ci compete”.

  Noi siamo Bad Seed e creiamo videogiochi. Un gruppo di otto giocatori incalliti che ha girato il mondo, passando da un ostello di Tallin a San Francisco, ha fondato una delle start up più apprezzate nel mondo dei games. “La soddisfazione più grande? I nostri genitori che mettono like ai nostri post!”.


  Con Hula condividiamo la gioia dello shopping. “Siamo tutti consumatori, siamo felici di quello che compriamo, e allora perché non condividere la nostra gioia?”. Così Marco Paccagnella e Stefano Francavilla hanno creato un’applicazione mobile e web per raccontare la felicità degli acquisti

 

 

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