Il commercio unificato (unified commerce) è sempre più essenziale nel retail, ma l’Italia ha ancora della strada da fare rispetto al resto dell’Europa, soprattutto per quanto riguarda l’abbandono del carrello e il Fulfillment, cioè quando i retailer devono offrire opzioni di evasione degli ordini convenienti e date di consegne precise. E’ uno degli elementi emersi dallo studio “Unified Commerce Benchmark for Specialty Retail in Europe 2024” commissionato da Manhattan Associates a Incisiv. Realizzata in collaborazione con Google Cloud e Zebra Technologies, indagine esamina il settore del commercio unificato attraverso una serie di operazioni di acquisto reali che coinvolgono tre settori retail verticali (Abbigliamento e calzature, Casa e DYI, e Luxury), in cinque Paesi (Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi). Una ricerca dalla quale si evince anche che, nel periodo 2022-2028, è previsto un aumento del fatturato di 8 miliardi di euro nel mercato italiano del retail specializzato, raggiungendo così un valore di mercato di 88,3 miliardi di euro (80,4 miliardi nel 2022).
LO STUDIO
Commercio unificato: perché l’Italia è indietro e cosa può fare per crescere
Da uno studio di Manhattan Associates sul retail specializzato in Europa, è emerso che i retailer italiani devono migliorare nelle aree Promising & Fulfillment e Cart & Checkout. Il quadro, i numeri, i vantaggi competitivi del Commercio unificato

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