Rapporto sulla mobilità degli italiani: nel post-Covid è sempre più micro ed elettrica - Economyup

MOBILITÀ SOSTENIBILE

Rapporto sulla mobilità degli italiani: nel post-Covid è sempre più micro ed elettrica



A causa della pandemia gli italiani hanno ridotto gli spostamenti e l’uso dei mezzi pubblici, ma hanno dimostrato crescente fiducia nei veicoli ibridi ed elettrici, dalle auto alle e-bike. Tutti i dati sulla mobilità rivoluzionata dal Covid nel 18° Rapporto Audimob

22 Nov 2021


Il rapporto sulla mobilità degli italiani 2021 (Photo by Murillo de Paula on Unsplash)

Dalla rivoluzione portata dalla pandemia nel modo di muoversi degli italiani sono uscite rafforzate la micromobilità, la mobilità dolce (a piedi, in bicicletta, a cavallo) e, più in generale, le varie forme di mobilità sostenibile, compresa la mobilità elettrica. È quanto emerge dai dati del 18° Rapporto “Audimob” sulla mobilità degli italiani, a cura di Isfort con la collaborazione del Cnel e con i contributi scientifici della Struttura Tecnica di Missione del Mims, di Agens e di Asstra.

QUI l’abstract completo del Report di Audimob

La foto scattata dal rapporto è quella di una popolazione che, giocoforza, ha ridotto gli spostamenti e disertato i mezzi pubblici, ma allo stesso tempo ha dimostrato crescente fiducia nei veicoli ibridi ed elettrici, dalle auto alle e-bike. Nel 2020, si legge nel documento, la lunghezza media degli spostamenti è scesa a 8,7 km dagli 11,2 km del 2019. Il trasporto pubblico ha perso oltre il 50% dei passeggeri. Parallelamente si è verificato un incremento degli spostamenti a piedi (+ 29% nel 2020 rispetto al 20,8% del 2019) e si è consolidato l’utilizzo della bicicletta e della micromobilità, ovvero scooter, monopattini ecc. ecc. (dal 3,3% al 3,8%). D’altra parte il parco dei mezzi elettrici è in forte crescita: a fine giugno 2021 si contavano oltre 83.463 auto elettriche (+57% rispetto a fine 2020, +267,2% rispetto al 2019). E l’immatricolazione delle auto ibride, da febbraio 2021, è risultata superiore a quella diesel. La sharing mobility, solo qualche anno fa trend emergente della nuova mobilità, ha subito un contraccolpo a causa del Covid19: ad eccezione dei monopattini elettrici, tutti i segmenti dello sharing hanno registrato nel 2020 riduzioni sensibili (il più colpito è il car sharing). Gli italiani confermano la fiducia nella Mobility-as-a-Service quale modo per rendere gli spostamenti più fluidi ed agevoli, ma – ed è un dato poco incoraggiante – ancora solo uno sue tre usa di frequente le app o Internet per informazioni sul viaggio e prenotazioni.

Ma vediamo più in dettaglio i contenuti del 18esimo Rapporto Audimob.

La mobilità degli italiani: il brusco calo del 2020

I dati consolidati del 2020 segnano inevitabilmente un punto di rottura nelle serie storiche della domanda, con pesanti variazioni negative. I volumi di mobilità feriale si sono ridotti, rispetto al 2019, del -22,3% in termini di spostamenti e del -39,8% in termini di distanze coperte. La mobilità festiva ha registrato una flessione anche superiore negli spostamenti (-31,1%) e omogenea. Il tasso di mobilità (feriale) è sceso al 69% (85,3% nel 2019), in piccola parte compensato dalla crescita della mobilità di prossimità (percorrenze a piedi molto brevi). In sensibile riduzione anche il numero medio di spostamenti della popolazione (da 2,1 a 1,7), il tempo medio pro-capite percepito per la mobilità giornaliera (da 50 a 33 minuti) e la distanza media pro-capite percorsa ogni giorno (da 24 a 15 km).

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Le tendenze dei traffici stradali per il trasporto passeggeri nel 2020 elaborati dalla Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili e forniti dai maggiori gestori della rete (Anas, Autostrade) e da alcuni big data providers confermano le dinamiche negative descritte con forti variabilità nel corso dell’anno: nel periodo del primo lockdown i flussi si sono ridotti fino all’80% per poi risalire progressivamente da maggio ad agosto recuperando in pieno (o anche superando) i livelli pre-Covid di inizio anno, per poi ridiscendere dalla fine dell’estate sino alla fine dell’anno. Le motivazioni degli spostamenti hanno segnato nel 2020 una sensibile crescita del peso della gestione familiare (dal 26,2% del 2019 al 34,3%) a fonte del crollo della mobilità scolastica (dal 4,6% all’1,7%) e della riduzione marcata della mobilità per tempo libero (dal 37,2% al 33,9%). Sostanzialmente stabile la quota della mobilità lavorativa, ma in forte flessione, ovviamente, nei valori assoluti.

Il ritorno alle brevi distanze

Le esigenze dei cittadini di muoversi per accedere ai luoghi di lavoro, scuola o servizi di varia natura (per la gestione familiare, per il tempo libero) sono quindi nettamente rallentate nell’anno della pandemia, seppure qualche comportamento compensativo sia stato praticato (maggiore fruizione dei luoghi di prossimità). Coerentemente il modello di mobilità della popolazione si è caratterizzato per un sensibile “ricentraggio” sulle brevi distanze. La lunghezza media degli spostamenti è scesa a 8,7 km dagli 11,2 km del 2019 (quella della sola mobilità urbana da 5,7 a 3,6 km) e di conseguenza il peso degli spostamenti di corto raggio (fino a 10 km) è cresciuto all’81,4% (75% nel 2019), mentre i viaggi di oltre 50 km sono ulteriormente diminuiti all’1,8% del totale (2,6% nel 2019).

La crisi del trasporto pubblico

Profonde modifiche si sono registrate anche negli orientamenti di scelta dei mezzi di trasporto, confermando una percezione comune. Il 2020 è stato infatti l’anno della crisi profonda del trasporto pubblico, anche per effetto delle regole del distanziamento sociale e della paura del contagio, che ha visto dimezzare la quota modale (dal 10,8% al 5,4%) e perdere nel corso dell’anno oltre il 50% dei passeggeri; parallelamente è crollata la quota di viaggi intermodali (dal 6,5% all’1,7 di quelli motorizzati).

Mobilità dolce in crescita

In forte sviluppo la mobilità dolce grazie in particolare agli spostamenti a piedi, il cui peso è cresciuto dal 20,8% del 2019 al 29% del 2020, e al consolidamento della bicicletta e micromobilità (dal 3,3% al 3,8%).

L’automobile ha mantenuto la sua posizione dominante nella scelta degli italiani, riducendo lo share modale di soli 2,5 punti (dal 62,5% al 59%). Complessivamente, grazie soprattutto alla grande spinta degli spostamenti a piedi, il tasso di mobilità sostenibile (peso dell’insieme di spostamenti con soluzioni a basso impatto: piedi, bici, micromobilità e mezzi pubblici) è salito nel 2020 al 38,2% dal 35% del 2019. Le macro-tendenze modali – esplosione della mobilità attiva, crollo della mobilità collettiva e sostanziale tenuta dell’auto – hanno interessato tutte le aree territoriali, il Nord come il Sud, le grandi aree urbane/metropolitane come i piccoli centri, i Comuni-polo come quelli periferici e delle aree interne. Tuttavia, gli impatti non sono stati i medesimi e hanno anzi ampliato i divari di “sostenibilità” nella ripartizione modale tra i territori, già molto rilevanti prima della pandemia.

Gli scenari di evoluzione del modello di domanda

Le previsioni del campione Audimob sull’utilizzo futuro dei mezzi di trasporto (indagine 2021) mostrano uno spiccato orientamento dei cittadini ad incrementare le soluzioni di mobilità dolce (quasi il 35% degli intervistati dichiara che farà più spostamenti a piedi, mentre il 5% dichiara che ne farà di meno; e per la bicicletta/micromobilità il saldo positivo è del +15%). Ma ci sono anche segnali non incoraggianti in ottica di sostenibilità. Da un lato, infatti, l’auto sembra proseguire la fase di recupero già evidente dal monitoraggio della prima parte del 2021 (+8,8% il saldo tra quanti pensano di usarla di più nei prossimi mesi e quanti pensano di usarla di meno). Dall’altro lato, il quadro di prospettiva dei mezzi pubblici è stagnante, con la parziale e contenuta eccezione del treno (+3,4% il saldo, mentre per l’autobus è -0,2% e per il pullman -2,1%), confermando – nell’atteggiamento dei cittadini – le difficoltà di ripresa del settore.

L’aumento dei mezzi elettrici

L’indagine Audimob segnala che il parco dei mezzi elettrici è senza dubbio in forte crescita: a fine giugno 2021 si registrano oltre 83.463 auto (+57% rispetto a fine 2020, +267,2% rispetto al 2019), 18.635 ciclomotori (+12,3% rispetto a fine 2020), 12.471 scooter e moto (+32,7%), 8.352 quadricicli (+18,2%).

Mobilità ibrida alla ribalta

L’immatricolazione delle auto ibride, da febbraio 2021, è superiore a quella diesel. Dato che fa conquistare all’Italia il podio in Europa, ma resta ancora in ritardo nella vendita di auto ibride plug-in ed elettriche pure. Sulle strade, però, ci sono ancora più di 12 milioni di auto vecchie che non superano lo standard emissivo Euro 3 (quasi un terzo del totale). Le alimentazioni a benzina e gasolio riguardano oltre 35 milioni di auto (quasi il 90% del totale), mentre le auto ibride sono circa 550mila e quelle elettriche poco più di 50mila. Comunque nelle immatricolazioni 2020 la quota di auto elettriche e ibride è stata pari a quasi il 20% del totale.

La pandemia e la mobilità dei pendolari

Circa i driver di influenza dei modelli di mobilità, bisogna sottolineare che la pandemia ha innanzitutto modificato significativamente le modalità di organizzazione del lavoro con importanti riflessi sulla domanda di mobilità dei pendolari. In particolare, si è assistito ad una diffusione molto estesa del “remote work”, con una vistosa accelerazione rispetto agli anni passati. La situazione dell’Italia è descritta puntualmente dai dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Nel suo ultimo Rapporto l’Osservatorio stima che nel terzo trimestre del 2021 il lavoro da remoto abbia coinvolto circa 4 milioni di dipendenti (erano solo 570.000 nel 2019), di cui quasi 1,8 nella Pubblica Amministrazione, 860mila nelle grandi imprese con oltre 250 addetti, e quasi 1,5 in quelle con meno di 250 addetti.

Questi dati sono confermati dalla rilevazione Audimob effettuata nella seconda parte del 2020 dalla quale risulta che il 25% degli occupati del campione lavora in smart working tutti i giorni o quasi e il 16,7% saltuariamente. Inoltre, tra quanti lavorano da remoto (anche saltuariamente), il 36% pensa di rimanervi con certezza e il 50% con elevata probabilità. E lo smart working è l’opzione privilegiata come modalità permanente di organizzazione del lavoro: solo il 37,3% degli occupati preferisce essere sempre in presenza, il 19% sceglie la posizione “sempre da remoto”, il 30% “da remoto saltuariamente” e per il 13% è indifferente. Tra gli smart workers la domanda di mobilità è, come ci si poteva attendere, significativamente più bassa che tra i lavoratori in presenza (ma cresce la mobilità di prossimità). Inoltre gli smart workers si muovono molto di più a piedi o in bicicletta (quasi il 40% degli spostamenti tra chi tutti i giorni lavora a distanza contro il 22,6% tra chi lavora in presenza), molto meno con i mezzi motorizzati, sia in auto (55,6% contro 68,9%), sia il trasporto pubblico (2,9% contro 4,6%).

Viaggi d’affari e trasferte di lavoro

Un tema parzialmente collegato al lavoro agile, ma che presenta logiche e dinamiche differenti, riguarda i viaggi d’affari e le trasferte per lavoro. Nel mese di marzo 2021, la GBTA (Global Business Travel Association) ha promosso un’indagine presso 700 associati dalla quale emerge che tutti i segmenti di viaggi d’affari non torneranno ai livelli pre-Covid (solo un terzo degli intervistati in media si aspetta un ritorno al regime prima della pandemia). Le modalità di riunione virtuale sono in crescita, per oltre il 60% degli intervistati, per tutte le tipologie di riunione. Inoltre l’indagine rileva che la seconda metà del 2021 è il periodo atteso prevalente per la ripresa dei viaggi d’affari e che la protezione vaccinale è discriminante per sostenere tale prospettiva.

Sharing mobility: luci ed ombre

Per la sharing mobility, il 2020 è stato un anno con luci e ombre, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility. La flotta complessiva di veicoli in sharing è cresciuta del + 65% con un parco disponibile di 85mila mezzi, ma si tratta di un incremento quasi interamente imputabile ai monopattini elettrici (+35mila veicoli in un anno) e agli scooter (+7.360). È invece diminuita la flotta del car sharing (-12%) e rimasta sostanzialmente stabile quella del bike sharing. Guardando all’uso dei mezzi, complessivamente nel 2020 si sono registrati 21,8 milioni di noleggi – distribuiti in non più di 50 Comuni capoluoghi e fortemente concentrati in poche grandi città, a Milano soprattutto e poi a Roma, Torino e Firenze -, con una flessione del -22% rispetto al 2019. Ad eccezione dei monopattini elettrici tutti i segmenti dello sharing hanno registrato nel 2020 riduzioni sensibili, in particolare nel car sharing (-48%) e nel bike sharing (-55%), mentre ha retto meglio lo scooter sharing (-22%).

Nel 2021 l’andamento registrato in 6 delle maggiori città dello sharing (Milano, Torino, Bologna, Roma, Cagliari e Palermo) evidenzia nell’insieme una fortissima ripresa dei noleggi di monopattini elettrici (soprattutto a partire da aprile), vicini al picco registrato a ottobre 2020 e variazioni positive, ma più contenute, anche gli altri segmenti dell’offerta; solo il car sharing è a livelli ancora piuttosto lontani da quelli raggiunti nel 2019.

Mobility-as-a-Service: il 70% dei cittadini la approva, ma solo 1 su 3 usa abitualmente le app

Rispetto all’infomobilità, secondo un recente sondaggio di IPSOS i servizi delle piattaforme digitali del Mobility-as-a-Service (MaaS), finalizzate ad organizzare soluzioni flessibili di viaggio integrando diversi mezzi di trasporto, sono considerate da oltre il 70% cittadini in grado di produrre elevati benefici per la riduzione dell’inquinamento atmosferico e per incentivare l’uso dei mezzi pubblici. Si conferma quindi, anche rispetto all’opinione dei cittadini, che la prospettiva di un nuovo approccio alla scelta delle soluzioni di viaggio, in una modalità più flessibile, integrata e abilitata da piattaforme digitali, fa comunque perno sulla centralità del servizio di trasporto pubblico. È in questo senso che va registrato il dato della rilevazione Audimob del 2021 sull’uso delle tecnologie digitali da parte degli utenti dei mezzi pubblici; solo un terzo degli intervistati le usa frequentemente o saltuariamente (app, internet) per informazioni sul viaggio e prenotazioni. Sorprendentemente, la quota di utenti non sembra essere aumentata tra il 2017 e il 2021. Tra le ragioni di non-uso dell’infomobilità prevale, a detta degli intervistati, la mancanza di informazioni sull’esistenza di questi servizi.