GaiaGo: come funziona il marketplace che monetizza la mobilità elettrica in città | Economyup

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GaiaGo: come funziona il marketplace che monetizza la mobilità elettrica in città



Nata nel 2017 da una costola di H3, Gaiago è una startup 100% Made in Italy che punta a trasformare la pubblicità o gli acquisti in ore gratuite di mobilità sostenibile attraverso un marketplace. A Milano attivi i primi progetti in Mansutti Spa e Sorgenia. Nel 2021 potrebbe approdare anche in Olanda

di Valentina Valente

13 Lug 2020


GaiaGo

Rendere la mobilità condivisa puntuale, sostenibile e gratuita. È questo l’obiettivo di GaiaGo, startup italiana di insurtech nata nel 2017 dall’idea di Giorgio Meszely, già co-founder di H3, società leader di servizi dell’automotive, soprattutto assicurativi. Come? Monetizzando i nostri spostamenti. GaiaGo è infatti il primo marketplace che dà la possibilità agli utenti, attraverso l’acquisto di prodotti e servizi, di ricevere ore gratuite di mobilità. “Gaiago è frutto di una riflessione su come si sta trasformando il mondo della mobilità- spiega il suo fondatore-  Il mondo dell’automotive è sempre stato visto in maniera univoca, invece fa parte di un’ecosistema molto più complesso. Oggi le esigenze di chi si sposta ogni giorno sono cambiate: c’è necessità di spostarsi da a a b, indipendentemente dal vettore che si usa e soprattutto della proprietà del mezzo”.

GaiaGo è una piattaforma che punta alla gestione di un cashback cioè ridare indietro, in modalità possibilmente gratuita, la maggior parte delle ore che ognuno di noi produce in spostamenti. E lo fa mettendo in collegamento tre mondi apparentemente diversi e distanti: i mobility provider (l’automotive ma anche i gli operatori di mobilità), l’advertising e il real estate. “Perché il real estate? Perché le nostre scelte di mobilità partono dalla nostra casa, dalle aree in cui viviamo. Partiamo dal presupposto che non può esistere mobilità senza una progettazione degli spazi urbani, quella che si chiama “rigenerazione urbana”.

A Milano i primi progetti pilota di GaiaGo

Parte proprio da questo concetto il progetto che coinvolge i dipendenti della società di brokeraggio assicurativo Mansutti Spa, il primo vero test di GaiaGo a Milano. Tutte le persone che lavorano nel building della Mansutti hanno a disposizione un wallet, cioè un portafoglio di token che accumulano spendendo nei negozi in prossimità della sede, nelle piccole realtà di quel quartiere. Ad esempio mangiando all’osteria durante la pausa pranzo, facendo la spesa in drogheria o comprando il pane dal panettiere. Ogni acquisto rappresenta un mobility token che poi viene scaricato su dei mobility provider, che in questo caso sono MiMoto e GoVolt. In pratica, ogni acquisto quotidiano si trasforma in ore di spostamenti gratuiti da poter utlizzare per il noleggio di scooter elettrici.  “GaiaGo si comporta da aggregatore: acquista le ore di mobilità, e le trasferisce gratuitamente agli utenti- puntualizza Meszely- Ma chi le paga? Le paga la pubblicità, il negozietto di quartiere, le paga l’edificio che si vuole dotare di questa piattaforma per far vivere bene i propri abitanti“.

Un progetto simile è attivo anche all’interno della sede milanese di Sorgenia, prima digital energy company italiana: dall’inizio di quest’anno i dipendenti possono prenotare l’utilizzo di alcune vetture elettriche in sharing attraverso l’app e utilizzare la relativa infrastruttura per la ricarica. “Stiamo inoltre collaborando con il Comune di Milano al progetto internazionale “Reinventing cities” che ha l’obiettivo di rigenerare siti dismessi e aree urbane degradate di 40 città più importanti del mondo, tra cui appunto Milano. Con un importante operatore di real estate siamo co-piloti in 6 progetti di rigenerazione urbana. Il primo partirà a settembre e coinvolgerà il quartiere di Merazzate e i suoi 3500 residenti”.

Spiega ancora il numero uno di GaiaGo: “ Non può esserci innovazione della mobilità senza una riorganizzazione degli spazi. Lo stiamo vedendo a Milano in maniera clamorosa, con la crescita a dismisura delle piste ciclabili, della mobilità elettrica, delle corsie preferenziali. Sono tutti elementi strutturali alla mobilità sostenibile. Da circa tre anni collaboriamo con l’architetto Stefano Boeri che ci sta insegnando come gli urbanisti si approcciano al disegno delle nuove città ed abbiamo incominciato a parlare anche il loro linguaggio”.

La crisi economica dopo il coronavirus tra difficoltà e opportunità

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“Il progetto di test con Mansutti Spa ha sottolineato, in tempi di post-covid, un’ulteriore necessità, che è quella del rilancio dei negozi di prossimità, di quartiere, sotto il profilo economico i più colpiti dall’epidemia da Coronavirus” continua il CEO di GaiaGo. Non solo. La crisi sta accelerando un processo già in atto, quello che Meszely chiama “la sproprietarizzazione del veicolo”. “La capacità di acquisto di ognuno di noi è diminuita. Non tutti possono permettersi di spendere 12.000 euro per una macchina. Oggi quindi avere forme di uso del mezzo varie, può rappresentare un’occasione di risparmio. All’estero l’hanno già capito: sono sempre di più le case automobilistiche che non vendono più l’auto ma un abbonamento. Un po’ come Netflix. E lo fanno a seconda della capacità di acquisto di ognuno di noi, con tutti i servizi su misura alle varie esigenze- osserva Meszely- L’auto ormai è un lusso, a prescindere dal prezzo perché noi vi paghiamo i servizi anche quando di fatto sta ferma. I giovani questa cosa l’hanno capita e hanno ritardato tantissimo, rispetto a quelli della mia generazione, l’età della patente. Sono inoltre più attenti ad altre forme di mobilità, soprattutto urbana, basta guardare l’invasione dei monopattini nelle nostre città. Il Covid sta accelerando tutti questi processi perché non possiamo più pensare si slegare il concetto di mobilità da quello della salute”.

Sharing economy: “Modello in crisi e già superato”

Secondo la filosofia di GaiaGo, la vera sostenibilità si basa sull’ottimizzazione del vettore: riuscire, cioè, ad avere meno mezzi in giro. Un pensiero, che si contrappone, se vogliamo, a quello classico della sharing economy. “La sharing economy è in sofferenza perché è un archetipo nato per fare altro, cioè per assorbire un surplus industriale. Oggi ha bisogno di nuovi modelli di business per far sì che i costi non ricadano solo sugli utenti. Deve quindi essere trasversale e coinvolgere altri settori. Ecco perché noi siamo partiti dal parlare con i grandi developer del real estate. O con le multiutility, che stanno dimostrando un interesse sempre maggiore nell’elettrificazione della mobilità”. Per sopravvivere, e dare agli utenti un servizio a minor costo, la sharing economy ha quindi bisogno di un concorso di investimenti e di risorse.

Il franchise di GaiaGo e la conquista dell’Europa

Sei mesi fa GaiaGo ha fatto partire il primo round di raccolta finanziaria, che si concluderà ad ottobre e prevede tre milioni e mezzo di euro come primo obiettivo di raccolta per la prima fase di sviluppo della app e del marketplace. “Entro fine agosto contiamo di concludere le partnership commerciali con tutti i mobility provider del territorio di Milano, in maniera tale da avere la base su cui gli utenti potranno scaricare i mobility wallet del marketplace” afferma Meszely.

Il secondo round, molto più grosso, comporterà invece l’internazionalizzazione del progetto, con modalità di franchise, in tutti i paesi europei più importanti. Il primo sarà l’Olanda. “Questo paese ha dimostrato molto interesse verso GaiaGo, avendo il grande vantaggio di avere istituzioni locali più sensibili e disposti verso questo genere di investimenti. Stiamo inoltre lavorando a tre progetti che coinvolgeranno tre grandi multinazionali, e che ci daranno un enorme spinta per far diventare GaiaGo una best practise nell’ecosistema della mobilità europea”.

Valentina Valente

Giornalista e tv reporter, ha lavorato per diverse reti televisive e giornali di carta.