Le banconote in Asia profumano di Made in Italy | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

LA BUONA ECONOMIA

Le banconote in Asia profumano di Made in Italy

11 Giu 2014

Le cartiere Fabriano, in mano al gruppo Fedrigoni, fabbricano la cartamoneta di alcune delle valute più importanti del mondo: asiatiche, europee ed africane. Le vendite sono in crescita continua (812 milioni nel 2013, +3% rispetto al 2012). E per le celebrazioni dei 750 anni dei primi impianti produttivi, l’azienda va alla conquista della Francia

Chiara Medioli, direttore marketing di Fabriano
Quando a Fabriano iniziarono a produrre carta, 750 anni fa, nessuno avrebbe immaginato che dopo sette secoli quelle cartiere sarebbero riuscite a fare affari nel continente in cui la carta è stata inventata: l’Asia. Oggi però quella che sembrava un’utopia è diventata una realtà. Da qualche anno a questa parte, alcune banconote asiatiche sono fabbricate con la carta di Fabriano. Sembra che tra i clienti ci sia anche la zecca cinese ma dal gruppo Fedrigoni, che dal 2002 detiene il marchio Fabriano e ha rilanciato a livello internazionale le cartiere marchigiane, si limitano a dire, per ovvi motivi di riservatezza, che le loro forniture arrivano in alcuni Paesi dell’Asia.

Oltre a servire il Far East, le cartiere fabrianesi realizzano anche le banconote di alcuni Stati europei ed africani. “È il prodotto più tecnologico che ci sia, perché deve essere pronto a integrare tutte le diavolerie hi tech necessarie a non renderlo falsificabile”, dice Chiara Medioli, direttore marketing di Fedrigoni.

Dopo un periodo di appannamento tra fine anni ’90 e inizio secolo, le fabbriche di carta Fabriano hanno ripreso a macinare risultati producendo sia manufatti più tradizionali (carta per ufficio, sicurezza, packaging, etichette di vini e cibi, cartellini di abiti, buoni pasto, biglietti di match sportivi…) che più particolari, come la carta artistica (il celebre Fabriano A4, per esempio) e quella per l’impregnazione di essenze e profumi.

Al momento negli stabilimenti si producono più di 215mila tonnellate di carta e il gruppo (attivo in più di 80 Paesi, undici impianti produttivi nel mondo e 2200 dipendenti) è riuscito in circa 15 anni a triplicare le vendite, posizionandosi sulla fascia alta di prodotto in diversi settori. Nel 2013, il fatturato è stato di 811,9 milioni di euro (il 65% del quale ottenuto sul mercato estero), in crescita del 3% rispetto al 2012. Il traguardo per i prossimi anni è di superare il miliardo di euro, magari spingendosi anche oltre.

Insomma, la carta, soprattutto quella di qualità, non sembra in pericolo. “Non tutte le carte hanno sostituti elettronici”, osserva

Laboratorio di incisione filigrane Fabriano (© Martino Lombezzi - Contrasto)
Medioli. “Solo la cartamoneta, i giornali e i cataloghi sono minacciati. Per esempio, non abbiamo registrato cali nella carta per fotocopie e stampanti. Anzi, nel mondo c’è più gente che stampa”.

La crisi quindi è alle spalle. E proprio la tecnologia, che a primo acchito può sembrare il nemico numero uno di un’invenzione così antica, diventa lo strumento per permettere alla carta di resistere e di rinnovarsi di continuo. “È grazie all’innovazione, senza salti quantici, che la carta di Fabriano dal 1264 in poi è divenuta un marchio del patrimonio culturale italiano prima ancora che il made in Italy fosse riconosciuto come un brand”, spiega il direttore marketing.

“Fabriano, che è l’unico centro manifatturiero antico ancora esistente in Europa e di certo uno dei più antichi al mondo, è il luogo in cui è nata la carta occidentale come la conosciamo oggi. Si è sviluppata grazie a diverse invenzioni fondamentali, tra cui la pila a magli multipli, una macchina che ha “industrializzato” la produzione della carta ben prima della rivoluzione industriale.

Per celebrare i 750 anni delle cartiere, il gruppo ha lanciato diversi progetti. Il primo è la pubblicazione di un libro (Cotone, conigli e invisibili segni d’acqua, Corraini, 2013) che racconta la storia della carta fabrianese individuando anche utenti eccellenti come Michelangelo (che la usò per una lettera), Ludwig van Beethoven (che sulla carta filigranata scrisse una sua sonata), Francis Bacon

(che la utilizzò per alcuni disegni).

Tra le altre iniziative, l’apertura della nuova area dedicata alla fabbricazione della carta all’interno del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano e l’allestimento di una mostra all’Istituto italiano di cultura a Parigi (fino al 21 giugno) sulla storia della carta di Fabriano.

Sempre nella capitale francese, il gruppo ha aperto il primo negozio monomarca Fabriano Boutique (il laboratorio che progetta e realizza oggetti di cartoleria di lusso), in Rue du Bac, che si va ad aggiungere agli altri indirizzi parigini in cui sono presenti prodotti con questo marchio. “La Francia – conclude Chiara Medioli – ha una buona tradizione cartaria ma, essendo un Paese molto orgoglioso, non è famoso per le importazioni. Noi, in questo caso, possiamo ricordare con orgoglio ai francesi che la carta in Europa l’ha portata l’Italia. Con il gusto e il design che ci contraddistinguono”.
 

di Maurizio Di Lucchio