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Made in Italy

L’esordio dell’Amarone Masi a Piazza Affari

30 Giu 2015

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La casa vinicola Masi Agricola, che produce il vino pregiato della Valpolicella, si quota sul mercato AIM e indica la strada a un nuovo sviluppo del settore, che apre alla finanza e cerca nuovi capitali. La società ha offerto il 20% del capitale e ha raccolto in fase di collocamento 29,6 milioni di euro. Nel 2015 è la seconda azienda vinicola a quotarsi dopo Iwb, Italian wine brands

Da oggi, sul listino di Piazza Affari, c’è un nome in più: quello di Amarone Masi, l’azienda vinicola leader nella produzione di Amarone della Valpolicella che fa il suo esordio in Borsa.

Masi esordisce sul mercato AIM, la piattaforma dedicata alle piccole e medie imprese, mettendo sul piatto il 20% del capitale, suddiviso in azioni valutate 4,60 euro l’una che, in fase preliminare, hanno registrato richieste per 1,3 volte in più rispetto all’effettiva disponibilità; oltre a questo, in fase di collocamento Masi Agricola ha raccolto 29,6 milioni di euro, con un flottante del 20% e una capitalizzazione pari a circa 148 milioni di euro.

Un buon segno che lascia ben sperare per l’avventura finanziaria dell’azienda che, comunque, si presenta sul mercato azionario con ottimi risultati in termini di produzione e vendita: 32 diverse etichette e un venduto, nel solo 2014, di circa 11,5 milioni di bottiglie, in 90 paesi, fatturando circa 60 milioni di euro.

Un successo ‘familiare’ ma non solo, dal momento che l‘azienda è controllata dalla famiglia Boscaini e dal fondo di private equity Alcedo. Ora, con la quotazione in Borsa l’intenzione potrebbe essere quella, come dichiarato dal numero uno di avere maggiore forza per puntare a nuovi mercati: “Abbiamo scelto di aprirci alla finanza – ha dichiarato in una recente intervista il presidente di Amarone Masi Sandro Boscaini – perché abbiamo recepito il messaggio di adeguamento che proviene dal mercato globalizzato. Per noi il capitale è un mezzo, non un fine, che mettiamo al servizio di un progetto”.

Un’operazione, quella di Masi Agricola, che si inserisce in una più lunga serie di azioni volte alla finanza, sia compiute direttamente dall’azienda sia compiute, in senso più ampio, dal settore. Per quanto riguarda il caso particolare di Masi, l’azienda veneta è stata la prima italiana del settore a far entrare nel proprio azionariato il private equity, dotandosi di una struttura tecnica di controllo e di managerialità che le hanno permesso, poi, di essere tra le prime aziende italiane ad ottenere il certificato Elite di Borsa Italiana.

Mentre per quel che riguarda il settore, la prima azienda vinicola a quotarsi è stata Iwb, Italian wine brands, gruppo nato dalla fusione di Giordano Vini con Provinco, che lo scorso gennaio ha esordito in Borsa, inserendosi in un trend di fusione tra mercato del vino e mercato finanziario che, all’estero, sembra ben avviato: nella lista delle società quotate dell’ultimo Rapporto sul settore vinicolo che ogni anno Mediobanca presenta al Vinitaly, compaiono infatti i colossi stranieri dell’americana Constellation Brand, della sud africana Distell, dell’australiana Treasury Wine e della cinese Yantai.

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