Trasformazione digitale e lavoro, che cosa serve alle aziende: profili e competenze | Economyup
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SCENARI

Trasformazione digitale e lavoro, che cosa serve alle aziende: profili e competenze



Innovation Coach o Data Scientist? Business Designer o Lean Startup Coach? Il mercato è in profondo e rapido cambiamento. Ecco come orientarsi tra richieste delle imprese e opportunità di formazione. I settori più vivaci? Robotica, Trasporti automatici, Biotecnologie. E in genere tutta le aree ad alta tecnologia…

22 Ago 2017


La rivoluzione digitale sta cambiando non solo il nostro quotidiano ma anche il mondo del lavoro. Alcune professioni stanno scomparendo, altre, oggi sempre più richieste, non esistevano neanche dieci anni fa. Uno studio condotto da Linkedin su 16mila adulti ha evidenziato che un genitore su tre ha difficoltà a capire cosa fa il proprio figlio per vivere. Due terzi hanno espresso il desiderio di saperne di più, mentre la metà ritiene che potrebbe essere di maggior aiuto al figlio se comprendesse con esattezza il lavoro che sta svolgendo.

Cerchiamo, quindi, di fare chiarezza sulle professioni del futuro. Partendo proprio da un elenco di 10 profili professionali legati al digitale o che stanno emergendo nelle aziende della digital economy.

Dieci lavori difficili da spiegare a mamma e papà

E se invisible asset manager, technology evangelist o ethical hacker possono sembrare figure professionali difficilissime da immaginare o da spiegare, altri lavori sono ormai entrati nell’immaginario collettivo: sono il social media manager, l’autista di Uber, l’operatore di droni, lo sviluppatore di app. Secondo il World Economic Forum presto ce ne saranno altri. I settori più promettenti? Robotica, trasporti automatici, intelligenza artificiale, biotecnologie, genomica, hi-tech.

10 nuovi lavori nati negli ultimi 10 anni

L’innovazione, dunque, è la parola con cui siamo chiamati a confrontarci. Le aziende oggi più che mai hanno bisogno di innovare ed innovarsi per sfruttare al meglio le potenzialità del mercato, conquistare nuovi clienti, cogliere le occasioni offerte dall’Industria 4.0 e scongiurarne gli effetti collaterali negativi. Non sempre però sanno a chi affidare, al proprio interno o all’esterno, il ruolo di portatori e sviluppatori di innovazione. A questo scopo sono necessarie una serie di figure professionali, ciascuna con una determinata mission e dotata di precisi strumenti per realizzarla. Ecco 13 nuove figure di cui le aziende non possono fare a meno: dall’Innovation Consultant al Business Designer, dal Change Agent all’Innovation Catalyst fino al Lean Startup Coach.

Open innovation, 13 (nuovi) lavori per chi vuol fare innovazione

La domanda di professioni ICT è in costante aumento in Italia, ma molti incarichi rimangono scoperti per mancanza di competenze: eppure si stima che, da qui al 2018, si potrebbero creare 85.000 nuovi posti di lavoro che richiedono specializzazione in Information & Communication Technology. È quanto emerge dall’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni ICT AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia e promosso dal ministero per l’Università e la Ricerca scientifica (Miur) e dall’AgID.

Le professioni più richieste? Dai 175.000 annunci di lavoro su web analizzati nell’ultimo triennio, 60.000 quelli nel solo 2016, emerge un dato positivo: ogni anno la richiesta di professioni ICT cresce mediamente del 26%, con picchi del 90% per le nuove professioni legate alla Trasformazione Digitale come i Business Analyst e i gli specialisti dei Big Data, a conferma dell’evoluzione verso l’azienda “data driven”. Cresce complessivamente del 56% la richiesta delle nuove professioni digitali: specialisti in Cloud, Cyber Security, IoT, Service Development, Service Strategy, Robotics, Cognitive & Artificial Intelligence. C’è decisamente più richiesta nel nordovest, in cui si concentra il 48% della Domanda.

Fra tutte le nuove figure professionali, poi, sta emergendo l’innovation coach: è una figura che si sta affermando nel mondo dell’innovazione, una sorta di “allenatore” all’innovazione per singoli dipendenti e gruppi aziendali. Come spesso accade, il suo ruolo è già noto ed apprezzato in alcune multinazionali e nei Paesi più avanzati nel settore hi-tech, mentre in Italia è una new entry ancora quasi sconosciuta. Ecco i consigli degli esperti su come fare coaching for innovation.

Innovation Coach, chi è e perché è diverso dal “vecchio” formatore

Per quanto riguarda le skill che dovranno avere i lavoratori del futuro, entro il 2020 mancherà il 50% di figure professionali in grado di coniugare doti statistico-matematiche, informatiche e capacità di visione imprenditoriale. È per questo che servono nuove skill per nuove opportunità lavorative. Le aziende che hanno seguito la strategia di valorizzazione e crescita dei talenti per innovare hanno raggiunto risultati eccellenti: l’85 % ha avuto una migliore performance finanziaria, il 77% una ottimizzazione della strategia. Oltre il 45% delle imprese, però, non ha intrapreso alcuna iniziativa per accogliere stimoli esterni all’innovazione. Attualmente le figure professionali ricercate devono essere all’altezza delle richieste del mercato: in particolare devono essere in grado di estrarre informazioni utili da grandi quantità di dati.

Professioni, sarà ricercato chi sa essere un po’ statistico e un po’ imprenditore

Concetta Desando

Due menzioni speciali al premio di giornalismo M.G. Cutuli, vincitrice del Premio Giuseppe Sciacca 2009, collaboro con testate nazionali. Per EconomyUp mi occupo di startup, innovazione digitale, social network