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Sono un imprenditore Millennial italiano: tifate per me

17 Lug 2015

Matteo Achilli, fondatore della piattaforma di recruiting Egomnia, spiega gli sforzi fatti per sviluppare la sua azienda e racconta dei riscontri internazionali ricevuti ma anche delle critiche, fatte da persone «attente a gettare fango sul prossimo per giustificare il proprio fallimento». E ricorda: «eppure resto in Italia e non mi lamento»

Matteo Achilli, ceo e fondatore di Egomnia
Sono nato tra gli anni Novanta e gli inizi degli anni Duemila, precisamente nel 1992, e questo fa di me un Millennial. La mia generazione è caratterizzata da un maggiore utilizzo e una maggiore familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali.

Abbiamo più dimestichezza noi con queste tecnologie che le generazioni che ci hanno permesso di usufruirne, i baby boomer. Nonostante la maggiore attitudine all’utilizzo delle nuove tecnologie, in Europa i livelli di disoccupazione giovanile sono altissimi: 46% in Italia, 40% in Spagna, il 35% nei Paesi Baltici, il 30% in Gran Bretagna e oltre il 20% in altri Paesi.

Questi numeri rendono i Millennial poco influenti nella società, non ricoprendo posizioni di rilevanza sociale. Eppure il 50% della popolazione mondiale ha meno di 27 anni, questo ci dovrebbe dare una voce in capitolo significativa, non credete? Per quanto io sia dell’avviso che tutte le generazioni siano importanti allo stesso modo e alla stessa maniera, numeri alla mano ritengo doveroso spostare l’attenzione su chi, in questo momento, sta passando un brutto momento: i Millennial.

Con Egomnia mi sono dato una possibilità, quella di diventare un Millennial influente. Ho cercato di introdurre la meritocrazia nel processo di recruiting, focalizzandomi sulla mia generazione, i “giovani talenti”, ed elaborando un algoritmo standard per le aziende in cerca di personale giovane e qualificato.

Questa intuizione, più di ogni altra cosa, mi ha permesso di raggiungere risultati incredibili per un ragazzo venuto dal nulla come me. Il sito ha registrato centinaia di migliaia di iscrizioni in poco tempo in Italia, l’azienda ha fatturato centinaia di migliaia di euro e io sono entrato in fretta nel mondo dei grandi.

A oggi, a differenza di molti altri Millennial, ho la fortuna di essere ascoltato. Ho avuto la possibilità di parlare a diversi eventi importanti in giro per il mondo, dal Campus Party a San Paolo al World Economic Forum a Ginevra. La Bbc mi ha inserito nel documentario The Next Billionaires, Business Insider mi ha definito il 22enne più potente nel settore digitale e il terzo under 30 più potente al mondo.

Mi rendo sempre più conto che la possibilità di essere ascoltato a 23 anni è un “super potere” da utilizzare in maniera costruttiva per il bene della mia generazione. Ed è per questo motivo che voglio promuovere le due cose che più mi stanno a cuore: i giovani e la meritocrazia.

Il mio sistema è innovativo per l’idea che introduce. Anche se sono ancora lontano dal prodotto finale, anche se ho ancora tanti problemi e tanta strada da percorrere, ma sto percorrendo la strada giusta. Non sono nato da una famiglia ricca, non ho ricevuto nessun finanziamento esterno, mi sono rimboccato le maniche e ho iniziato a lavorare a 19 anni.

La mia intuizione di rankizzare gli utenti con parametri standard è a oggi utilizzata da alcune delle aziende più importanti e grandi del mondo. Le grandi aziende con brand importanti ricevono decine di migliaia di curriculum ogni anno. Provate a immaginare per un’azienda cosa significhi fare lo screening di tutte le candidature e comparare curriculum scritti in lingue diverse o persone con lo stesso background ma provenienti da Paesi diversi con sistemi accademici diversi.

Pensate che questi sono solo alcuni problemi che le grandi aziende hanno, problemi che si traducono in mancanza di effort, perdita di valore e aumento dei costi. Fare uno screening così dettagliato di tutti quei curriculum è impossibile. O meglio, sta diventando possibile con Egomnia.

Questo l’hanno capito i media, i maggiori venture capitalist del mondo, le aziende internazionali, ma l’Italia no. Leggo ancora di gente che continua a criticare la realizzazione del sito, il traffico, ecc… Non capendo che in questo momento sono ancora un dato indicativo.

Ho letto anche dei commenti negativi di italiani sotto articoli internazionali che riconoscono il lavoro mio e del team di Egomnia. Simbolo di un Paese popolato da alcune persone, poche per fortuna, spesso inette e attente a gettare del fango sul prossimo per giustificare il proprio fallimento.

Io potrei fare i nomi e i cognomi di quei quattro idioti che hanno perso l’occasione di rendere l’Italia un Paese influente nelle nuove tecnologie e nel mondo delle startup. Ho da poco aperto l’accesso a egomnia.com a tutto il mondo, precisamente l’8 luglio 2015.

In questi mesi più di 100 mila persone in tutto il mondo si sono iscritte alla newsletter internazionale e hanno atteso di poter accedere al portale. Sono molti i media internazionali e le aziende che stanno puntando su di me, su Egomnia e sul suo giovane team di italiani.

L’importanza di Egomnia è data dal suo potenziale e dalle nuove logiche che inserisce nel mondo del recruiting. Gli altri “problemi” li stiamo risolvendo crescendo. Sono un ragazzo di 23 anni che ha lavorato già 4 anni interfacciandosi con i grandi, prendendosi grandi responsabilità e gestendo un mondo, quello delle tecnologie, ostile e basato sulla capacità di implementare più in fretta l’idea migliore.

Quattro anni di lavoro sempre sulla stessa idea e senza mollare mai. Ho lavorato con etica e onestà intellettuale. Sono riuscito a portare sull’Italia delle startup e del digitale l’interesse dei media internazionali. La mia società è una srl che paga tutte le tasse in Italia.

Vi assicuro che per una realtà come la mia cambiare Paese è immediato, Egomnia lavora in internet e non ha bisogno di spostare una fabbrica. Eppure resto in Italia e non mi lamento, pago tutte le esorbitanti tasse e continuo a lottare qui e a essere, spero, esempio e speranza per i Millennial italiani.

Ho la fortuna di avere un rating alto in banca e continuo a stare a galla, pur non avendo, in quanto giovane, garanzie da dare. Vi chiedo una cortesia italiani, fatemi l’in bocca al lupo e tifate per me, ho bisogno anche di voi. Sono un Millennial italiano che ha la possibilità di fare qualcosa di davvero grande #YoungPower.

* amministratore unico di Egomnia

  • Incredulo

    “Io potrei fare i nomi e i cognomi di quei quattro idioti che hanno perso l’occasione di rendere l’Italia un Paese influente nelle nuove tecnologie e nel mondo delle startup.”

    Ma questo articolo che senso ha?

    Uno che si sente “grande”, che il mondo – secondo lui – ammira… E scrive questo articolo di difesa del suo prodotto, con astio, con risentimento, offendendo… E questo è uno che “è diventato grande”?

    Molti hanno dubbi su questa startup gonfiata dai media. E non mi stupisco dei molti accessi: quando prendi una copertina, uno spazio su molti giorniali online.. La curiosità viene.

    Poi però si comparano i “centinaia di migliaia di accessi” con quanto è seguito su twitter, su fb (dati verificabili)… e si capisce che nessuno parla di questo rivoluzionario sistema.

    Chissà perché non ha mai partecipato a competizioni tra startup, dove poteva mettersi accanto a ragazzi che davvero – come dimostrano molte delle storie raccontate su questo giornale – stanno cambiando il mondo.
    Con molta, molta più umiltà dello stizzito Achilli.
    L’uomo venuto dal nulla.

  • Nboggian

    Caro matteo, non ti curare delle critiche. Continua a provare, sbagliare e riprovare come stai facendo. Nicolò boggian

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