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Una lezione da WalMart e Google: solo gli strabici si salveranno

29 Ago 2013

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L’e-commerce rappresenta una piccola parte dei ricavi, anche per i colossi Usa, che però continuano a investire su Internet. Come il colosso di Mountain View, che ha puntato centinaia di migliaia di dollari su Uber, immaginando già un servizio di taxi senza autista. Nel mondo digitale vincerà chi è in grado di avere un occhio sul presente e l’altro rivolto verso il futuro.

Il Wall Street Journal ha pubblicato un interessante articolo per dire che l’e-commerce, nonostante continui a crescere, dopo decenni di duro lavoro è ancora un business piccolo piccolo. E stiamo parlando di colossi americani come WalMart, Target e PetSmart. Interrogati dalla Sec, la Commissione di Borsa, sull’ammontare delle vendite online, hanno preferito glissare con risposte come questa: «Digital sales represented an immaterial amount of total sales». Una consistenza “immateriale” quella dell’e-commerce, quindi, nonostante il mercato delle vendite online nel secondo trimestre sia cresciuto del 18%,4% (+4,7% per il retail).  Questo non vuol dire che su Internet non si compra: le vendite di Amazon nel Nord America sono cresciute del 30% e sono superiori a quelle dei suoi 12 competitor che la seguono in classifica, WalMart compresa. Che, però, dice di voler aumentare gli investimenti sul canale digitale, anche se quello mobile, nonostante il gran parlare che se ne fa, ha ancora numeri molto limitati.

Google ha investito una cifra consistente in Uber, la startup che sta irritando i tassisti di mezzo mondo. E’ un altro tassello, dopo l’acquisizione di Waze, di un progetto più ampio. Non è difficile prevedere che quando saranno pronte, e non manca molto, Uber utilizzerà un certo numero di GoogleCar driverless e quindi cominciamo ad abituarci all’idea di vedere arrivare sotto casa, almeno negli States, una berlina senza autista, chiamata attraverso un’app. Non è un futuro lontano e forse non è un business sicuro, ma prevede una visione nell’evoluzione delle tecnologie e delle abitudini di vita e di consumo e la capacità di muoversi in tempo e con una buona strategia.

Lo scenario descritto dal Wall Street Journal sembrerebbero dare ragione ai tanti imprenditori e manager che giustificano la diffidenza nei confronti di Internet e la loro ignavia digitale con il facile ritornello: non c’è ritorno, non c’è ancora business. Senza sapere che così facendo saranno sicuramente fuori quando il business ci sarà. Per un’azienda nata fisica non è facile sviluppare i ricavi digitali, investire secondo schemi diversi, sfuggire ai timori di cannibalizzazione. Ma le scelte di colossi con WalMart, investire comunque anche se il ritorno è ancora minimo, come anche le mosse di Google dimostrano che il business bisogna saperlo vedere e in qualche modo creare, anticipando il futuro prossimo, credendonci e contribuendo  in qualche modo a costruirlo. In un mondo in cui crescono le compagnie teenager (Google&Co) tutte rivolte avanti, solo gli strabici si salveranno: un occhio al presente e ai ricavi sicuri (ma inevitabilmente in calo) e l’altro al dopodomani e ai ricavi incerti ma decisamente in crescita.

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di Giovanni Iozzia

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