TERRITORI DELL'INNOVAZIONE

Quando la prossimità conta più degli incentivi: come funziona l’ecosistema d’innovazione della Carinzia 


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La Carinzia punta sulla prossimità tra ricerca, imprese e istituzioni per costruire un ecosistema dell’innovazione capace di attrarre talenti e accelerare i progetti. Eva Eggeling e Sebastian Schlund di Fraunhofer Austria raccontano a EconomyUp il modello della regione e il ruolo di KI4LIFE nell’AI applicata alle imprese e alle PMI

Pubblicato il 7 set 2026



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Carinzia




“Gli incentivi fiscali attraggono i capitali, la cultura della collaborazione attira le persone, e le fa restare. È quello che facciamo in Carinzia: stimolare le sinergie tra realtà diverse, superando i confini istituzionali e geografici”.

A sottolinearlo è Eva Eggeling, Center Director di Fraunhofer Austria, intervistata da EconomyUp insieme a Sebastian Schlund, Managing Director di Fraunhofer Austria e responsabile di KI4LIFE.

Una doppia intervista perché Eggeling è in anno sabbatico, ma ci teneva a raccontare, insieme al collega, come questa regione austriaca si stia costruendo un’identità sempre più marcata in qualità di territorio dell’innovazione.

Una delle leve principali è la vicinanza: vicinanza tra ricerca e industria, tra grandi aziende e PMI, tra istituzioni e università. E anche tra tre Paesi, Austria, Italia e Slovenia, che fanno di questa regione una porta naturale verso la macroarea dell’Alpe-Adria.

Carinzia e l’innovazione: l’importanza della prossimità

Per Eva Eggeling il punto di forza della regione risiede in una combinazione non facile da trovare altrove, un “raro allineamento di elementi che altrove tendono a divergere: ambizione economica, responsabilità ambientale e una qualità della vita che attrae realmente i talenti, anziché limitarsi a trattenerli”. Ma il vero vantaggio competitivo, secondo la Direttrice, è “la prossimità: non soltanto geografica, ma anche relazionale. Università, istituzioni di ricerca applicata e aziende, così come le startup, non sono semplicemente collocate nello stesso luogo; sono realmente interconnesse”.

È una caratteristica che può contribuire ridurre uno dei classici problemi dell’innovazione: la distanza che separa la ricerca dalla sua trasformazione in un prodotto o in una soluzione industriale. “Questo approccio colma efficacemente il divario tra un’idea e la sua applicazione in modi che gli hub dell’innovazione più grandi e frammentati non possono replicare”.

Un ecosistema che costruisce relazioni oltre confine

Per chi fa ricerca o impresa, osserva Eggeling, contano soprattutto due domande: il lavoro arriverà davvero sul mercato? E sarà possibile trovare rapidamente i partner necessari per farlo? “In questa regione la risposta a entrambe le domande è sì. La rete è sufficientemente densa da facilitare movimenti rapidi e sufficientemente diversificata (si estende tra Austria e Italia, e anche Slovenia) da offrire un respiro internazionale senza compromettere quella dimensione umana che favorisce la collaborazione”.

La posizione geografica diventa così una componente del modello di innovazione: non soltanto una regione austriaca, ma un ecosistema che può costruire relazioni oltreconfine mantenendo distanze relativamente ridotte.

A questo si aggiunge un fattore apparentemente estraneo alla tecnologia, ma sempre più decisivo nella competizione per i talenti.

“La qualità della vita qui non è un vantaggio aggiunto alla vita professionale, è strutturalmente incorporata”, sottolinea la responsabile del Centro. “Questa combinazione è sempre più rara. Eppure è esattamente ciò che i professionisti altamente qualificati stanno cercando”.

Non solo incentivi: perché la Carinzia punta sulla collaborazione

La competizione tra territori europei dell’innovazione passa spesso da agevolazioni fiscali, finanziamenti e programmi pubblici. Eggeling individua invece nella capacità di collaborare uno degli asset distintivi della Carinzia. “Gli incentivi fiscali attraggono capitali. La cultura collaborativa attrae persone e le trattiene. Questa distinzione conta più di quanto possa sembrare”.

Il punto, soprattutto, è trasformare le relazioni in velocità di esecuzione. “Ciò che osservo in Carinzia è qualcosa che gli ecosistemi più grandi faticano a costruire: la capacità di collaborare senza soluzione di continuità oltre i confini istituzionali, senza lunghe negoziazioni. Da noi, il percorso di un’azienda verso un partner di ricerca, un ente pubblico o un interlocutore di un altro settore è breve e, cosa ancora più importante, è basato sulla fiducia. Fiducia che non è un concetto astratto né una risorsa immateriale, ma un acceleratore strutturale”.

Il paradosso dei grandi hub dell’innovazione

Le dimensioni ridotte possono quindi trasformarsi da limite in vantaggio. “Negli hub dell’innovazione più grandi, il paradosso è che la scala può creare attrito”, sostiene Eggeling. Più attori significano anche maggiore competizione per ottenere visibilità e più tempo necessario per conquistare la credibilità indispensabile a costruire collaborazioni.

“In Carinzia, i costi indiretti sono significativamente ridotti. Le persone si conoscono tra i diversi settori e questa familiarità si traduce direttamente in un avvio più rapido dei progetti, in una condivisione più franca dei problemi e, in ultima analisi, in soluzioni più pertinenti”.

C’è poi la componente internazionale: una collaborazione che attraversa “differenti contesti normativi, logiche di mercato e tradizioni di ricerca” e che, proprio per questo, può produrre soluzioni differenti da quelle generate dalla sola competizione o dal finanziamento pubblico.

La sintesi di Eggeling è netta: “Il vero valore della cultura collaborativa non è solo il calore umano: è velocità, rilevanza e resilienza”.

KI4LIFE, oltre 20 progetti con le PMI dal 2019

È su questo terreno che si inserisce KI4LIFE, l’iniziativa Fraunhofer nata con l’obiettivo di accorciare la distanza tra ricerca scientifica e applicazione industriale dell’intelligenza artificiale. L’Innovation Center for Digitalization and Artificial Intelligencesviluppa soluzioni di digitalizzazione e intelligenza artificiale per le imprese, con particolare attenzione alle PMI, trasformando ricerca e dati in applicazioni concrete per processi, prodotti e servizi. Di recente è stato trasferito sotto la guida organizzativa del gruppo di Vienna, nell’ambito della ristrutturazione che ha portato alla fusione dei due centri Fraunhofer Austria. In futuro è prevista nuovamente una direzione locale in Carinzia.

“Da quando abbiamo fondato KI4LIFE a Klagenfurt nel 2019, è diventato un partner conosciuto e affidabile per la ricerca applicata sull’AI nella regione”, spiega Sebastian Schlund.

Nel tempo è stata costruita una rete che comprende realtà istituzionali e accademiche e aziende di dimensioni molto diverse. Tra queste, per esempio, c’è un big come Infineon Technologies, gruppo tedesco nato nel 1999 dallo spin-off delle attività nei semiconduttori di Siemens che oggi è uno dei leader mondiali nei semiconduttori per sistemi di potenza e IoT e che in Austria ha il suo quartier generale proprio in Carinzia, a Villach. Altra azienda di rilievo è Symvaro, una software company austriaca con sede a Klagenfurt che sviluppa soluzioni digitali e SaaS per città, comuni e utility, con particolare attenzione alla gestione dell’acqua e dei rifiuti.

Un dato aiuta a misurare il lavoro svolto con le imprese: “Abbiamo completato più di 20 progetti con le sole PMI, molti dei quali attraverso il nostro programma KMU Digitalisierungs-Scheck”. Ma Schlund individua il cambiamento più significativo in un altro indicatore: la domanda che arriva direttamente dalle imprese. “Ciò di cui sono più orgoglioso è che ora le aziende vengono da noi proattivamente quando hanno una sfida di digitalizzazione, invece di dover essere noi a spiegare loro cosa può fare l’AI”.

Quale AI crea davvero valore nell’industria

Quali tecnologie stanno producendo oggi il maggiore valore per le aziende carinziane? “In questo momento, è un mix di computer vision e predictive analytics”, risponde Schlund. Il primo campo di applicazione è il manifatturiero. “Pensiamo alla produzione di chip di Infineon: il rilevamento delle anomalie basato sulla visione offre un valore immediato e misurabile perché individua difetti che i sistemi classici non rilevano”.

Nell’energia e nelle infrastrutture è invece l’analisi predittiva applicata alle serie temporali a dimostrare la propria utilità, ad esempio identificando precocemente modelli anomali nei consumi.

E l’intelligenza artificiale generativa? “Sta recuperando rapidamente terreno, soprattutto per la gestione interna della conoscenza, ma oggi il ritorno industriale rimane più forte nei casi d’uso legati alla visione e alla predizione”.

Da Infineon a Symvaro: quando l’AI esce dal laboratorio

Due progetti mostrano concretamente come questa ricerca possa arrivare fino ai processi aziendali. “Con Infineon a Villach abbiamo sviluppato Ioni, un assistente per la manutenzione basato sulla GenAI che è stato implementato negli stabilimenti Infineon di tutto il mondo”, racconta Schlund.

Il secondo progetto riguarda Symvaro. KI4LIFE ha sviluppato per l’azienda un agente AI che automatizza il dialogo con i clienti per raccogliere feedback. “Il sistema invia e-mail, analizza le risposte tramite LLM e genera report. Il vantaggio è che l’enorme lavoro manuale precedentemente svolto da Symvaro viene sostituito da un processo scalabile ed efficiente che fornisce insight di alta qualità per lo sviluppo dei prodotti”.

Non si tratta quindi soltanto di automatizzare un singolo compito, ma di riprogettare un processo e rendere utilizzabile su scala una quantità di informazioni che in precedenza richiedeva un forte intervento umano.

AI nelle PMI: prima la formazione, poi la tecnologia

Resta il problema delle piccole e medie imprese, per le quali costi, competenze e complessità possono rendere l’adozione dell’intelligenza artificiale particolarmente difficile.

KI4LIFE parte da un principio: “Costi e complessità sono preoccupazioni reali per le PMI, quindi partiamo dalla formazione, non dalla tecnologia”.

Attraverso il programma “Startklar für KI”, spiega Schlund, le aziende vengono innanzitutto aiutate a capire che cosa sia concretamente realizzabile nel proprio business. Successivamente vengono identificati insieme i casi d’uso con un impatto potenziale elevato e viene costruita una strategia.

Il KMU Digitalisierungs-Scheck serve poi ad abbassare ulteriormente la barriera all’ingresso: “Finanzia dieci giorni di attività di R&S per ciascuna azienda, due volte l’anno, in modo che le PMI possano testare un’idea con noi prima di impegnare un budget significativo. Solo dopo passiamo allo sviluppo completo della soluzione”.

L’AI come leva della transizione green

L’intelligenza artificiale può avere anche un ruolo nella sostenibilità industriale. Per Schlund si tratta anzi di “una delle applicazioni più sottovalutate dell’AI”.

I progetti sui consumi energetici e sui profili di carico mostrano che gli algoritmi possono contribuire direttamente alla riduzione degli sprechi: “Previsioni migliori significano meno energia solare inutilizzata, meno sovradimensionamento e un utilizzo più efficiente della capacità esistente della rete”.

Lo stesso principio può essere applicato alle risorse utilizzate nella produzione.

“L’AI non sostituirà la necessità di decarbonizzare l’industria, ma è una delle leve più rapide ed economiche che abbiamo per rendere le infrastrutture esistenti – reti energetiche, linee di produzione, edifici – misurabilmente più efficienti già oggi”.

Perché aprire un centro R&D in Carinzia

È Schlund, infine, a tradurre le caratteristiche del territorio in una proposta rivolta direttamente alle aziende tecnologiche internazionali.

“Al di là della posizione transfrontaliera, la Carinzia offre qualcosa di raro, un ecosistema denso e connesso concentrato in un’area ristretta: Lakeside Park, Alpen-Adria-Universität, FH Kärnten, Joanneum Research e grandi attori industriali come Infineon, tutti raggiungibili con un breve tragitto in auto”.

KI4LIFE, dice, si colloca nel mezzo di questa rete e aggiunge un elemento particolarmente importante nell’era dell’AI: la sovranità dei dati. “Combiniamo la ricerca applicata con un rigoroso approccio on-premise e orientato alla sovranità dei dati, così le aziende mantengono internamente il proprio know-how e i propri dati”.

Il risultato riporta al punto di partenza: la dimensione relativamente piccola della Carinzia utilizzata come acceleratore, anziché vissuta come limite. Accesso ai talenti, industria e ricerca concentrati in pochi chilometri, collegamenti internazionali e qualità della vita.

“Per un centro R&S che cerca un accesso rapido ai talenti, ai partner industriali e a competenze pratiche nell’AI senza i costi e la complessità di una grande area metropolitana”, conclude Schlund, “questa combinazione è difficile da battere”.

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