È uscito sulla European Business Review l’articolo “The Threat of Europe’s Entrepreneurial Winter”, scritto da Filippo Renga, Co-Fondatore degli Osservatori Digital Innovation, e Filippo Frangi, Ricercatore Senior dell’Osservatorio Startup Thinking.
Indice degli argomenti
L’Europa sta entrando in un “inverno imprenditoriale”
L’articolo è basato sulle ricerche degli Osservatori Digital Innovation ed analizza in modo inedito perché l’Europa stia entrando in una fase rischiosa che chiamiamo “inverno imprenditoriale”, una situazione caratterizzata dalla riduzione o dalla stagnazione della nascita di nuove imprese. Il problema non riguarda quindi soltanto la capacità delle startup europee di ottenere finanziamenti e crescere, ma soprattutto il numero insufficiente di nuovi imprenditori, idee e aziende capaci di alimentare il rinnovamento dell’economia.
Il divario con Stati Uniti e Cina
Il tasso di creazione di nuove aziende rimane debole e il divario con Stati Uniti e Cina continua ad ampliarsi. Molte startup europee di successo finiscono per trasferire la propria sede o le proprie attività fuori dall’Unione, difatti solo una quota limitata delle scaleup mondiali ha sede in Europa.
La nascita di nuove imprese resta invece fondamentale per le economie perché le aziende giovani contribuiscono in modo significativo alla creazione di posti di lavoro, al trattenimento dei cervelli, all’aumento della produttività e alla diffusione di nuovi modelli di business. Esse spingono anche le imprese consolidate a innovare e a rinnovarsi, favoriscono lo sviluppo di competenze e producono valore. Senza un adeguato ricambio imprenditoriale, l’economia europea rischia di invecchiare, proprio come sta avvenendo sul lato demografico!
Come uscire dall’inverno imprenditoriale
Secondo gli autori, l’Europa non dovrebbe limitarsi a imitare il modello statunitense, ma valorizzare i propri punti di forza: manifattura, ricerca scientifica, farmaceutica, sostenibilità ed economia circolare. Per invertire la tendenza servono un mercato unico più integrato, capitali pazienti per supportare il seed, migliori regole per il trasferimento tecnologico e una collaborazione concreta tra startup, grandi imprese, università e territori. Le aziende dovrebbero essere un canale proficuo per garantire a startup clienti e partnership reali, non soltanto progetti dimostrativi e di innovaton theatre; le università dovrebbero sostenere maggiormente spin-off e ricercatori; le città e le regioni dovrebbero considerare la nascita di nuove imprese una priorità strategica.
Open Innovation: perché la collaborazione con le startup deve cambiare passo
Tra le ricerche che hanno contribuito a questa analisi spiccano quelle condotte dall’Osservatorio Startup Thinking che dal 2014 studia e promuove l’adozione di Open Innovation e le collaborazioni tra imprese consolidate e startup.
Dall’innovation theatre al venture clienting
Sebbene l’innovazione aperta sia ormai ampiamente diffusa nelle imprese di grandi dimensioni italiane (86%), la percentuale di collaborazioni con startup è di poco superiore al 60% tra le stesse imprese e un 4% ha abbandonato questo approccio dopo averlo sperimentato.
Tuttavia, per favorire la rivitalizzazione imprenditoriale nel nostro Paese, le grandi imprese dovrebbero considerare la collaborazione con le startup come un’attività strategica, non meramente di facciata. Il cliente è la prima e più importante risorsa per le startup e l’obiettivo è passare dai progetti pilota a vere e proprie partnership con modelli solidi di venture clienting, che garantiscano alle giovani imprese clienti paganti, accordi chiari di co-sviluppo orientati alla condivisione piuttosto che all’appropriazione di valore in stile predatori.
L’AI cambia le regole del gioco per imprese e startup
A questo si aggiunge l’avvento prepotente dell’AI che ha cambiato le regole del gioco nei business e che vede proprio nelle startup i principali portatori di innovazione e conoscenza. L’AI, sfruttando anche le soluzioni delle startup innovative, sarà ed è tutt’ora un formidabile strumento per innovare i modelli di business delle imprese consolidate. Si tratta di un’occasione che se persa può risultare fatale.
Startup Thinking: aprire le imprese agli ecosistemi di innovazione
La connessione e l’apertura tra imprese e startup è il primo obiettivo dell’Osservatorio Startup Thinking, che ogni anno studia e analizza migliaia di startup e coinvolge le imprese interessate all’open innovation in workshop di startup pitch sulle tecnologie più di frontiera.
Da Digital Twin e Cybersecurity all’AI & Decision Intelligence
Per la prossima incipiente edizione i domini tecnologici che saranno affrontati sono: Smart Infrastructure, Digital Twin, Worker’s Safety, AI for Marketing, Asset tokenization, AI & Decision Intelligence, Synthetic Data, Cybersecurity. L’opportunità è permettere alle imprese di aprire una finestra sugli ecosistemi di innovazione più d’avanguardia e permettere a R&D, IT e Direzione Innovazione, Line of business di cogliere spunti di trasformazione che rispondano ai propri bisogni attuali o ai piani strategici prospettici, rinnovando i processi e i modelli di business. Nel contempo, il tentativo è anche quello di arricchire le opportunità per le startup, venendo a contatto con una ricca community di potenziali clienti, provando a superare l’inverno imprenditoriale che anche l’innovazione affronta nel nostro Paese.
Il ruolo delle università e della cultura imprenditoriale
Anche le università possono fare la loro parte, non solo trasformando sempre di più la ricerca e l’ambizione di studenti e dottorati in impresa su scala, ma anche affiancando il sistema economico e imprenditoriale con metodologie di lavoro e piattaforme di incontro.
Portare cultura e mindset imprenditoriale nelle organizzazioni
Tra le attività dell’Osservatorio Startup Thinking hanno grande rilevanza anche le giornate dedicate ai Laboratori metodologici per accompagnare le imprese a superare stereotipi nell’innovazione, adottare cultura imprenditoriale e aprirsi al confronto con le esperienze diffuse nelle altre corporate. Per questa edizione lo spazio sarà dato agli ambiti: Innovation measurment, AI driven business model innovation, AI for Innovation, Evaluating and Validating Ideas and startup, AI Fluency for presentation.
Per superare l’inverno imprenditoriale serve lavorare infatti anche sulla dimensione culturale e di mindset e permettere la creazione di nuove competenze e approcci in modo diffuso nelle organizzazioni. Il tutto guardando al modello startup con sempre più interesse, per cogliere quello che chiamiamo startup thinking.
La nuova edizione dell’Osservatorio Startup Thinking
La prossima edizione dell’Osservatorio Startup Thinking partirà il 6 ottobre insieme ad Alpitour, Aruba, Banca Finint, BPER Banca, Bticino, CDP, Chiesi, Credem, Enel, Fastweb+Vodafone, Ferrovie dello Stato, Gruppo Enercom, Gruppo Hera, Gruppo Iren, Inail, Iveco Group, Lactalis Italia, Leonardo, Lottomatica, Open Fiber, Pirelli, Poste Italiane, Sisal, Sky, Snam, Svicom, Terna, TIM, Unipol.
L’articolo è basato sulle ricerche degli Osservatori Digital Innovation ed analizza in modo inedito perché l’Europa stia entrando in una fase rischiosa che chiamiamo “inverno imprenditoriale”, una situazione caratterizzata dalla riduzione o dalla stagnazione della nascita di nuove imprese. Il problema non riguarda quindi soltanto la capacità delle startup europee di ottenere finanziamenti e crescere, ma soprattutto il numero insufficiente di nuovi imprenditori, idee e aziende capaci di alimentare il rinnovamento dell’economia.
Il tasso di creazione di nuove aziende rimane debole e il divario con Stati Uniti e Cina continua ad ampliarsi. Molte startup europee di successo finiscono per trasferire la propria sede o le proprie attività fuori dall’Unione, difatti solo una quota limitata delle scaleup mondiali ha sede in Europa.
La nascita di nuove imprese resta invece fondamentale per le economie perché le aziende giovani contribuiscono in modo significativo alla creazione di posti di lavoro, al trattenimento dei cervelli, all’aumento della produttività e alla diffusione di nuovi modelli di business. Esse spingono anche le imprese consolidate a innovare e a rinnovarsi, favoriscono lo sviluppo di competenze e producono valore. Senza un adeguato ricambio imprenditoriale, l’economia europea rischia di invecchiare, proprio come sta avvenendo sul lato demografico!
Secondo gli autori, l’Europa non dovrebbe limitarsi a imitare il modello statunitense, ma valorizzare i propri punti di forza: manifattura, ricerca scientifica, farmaceutica, sostenibilità ed economia circolare. Per invertire la tendenza servono un mercato unico più integrato, capitali pazienti per supportare il seed, migliori regole per il trasferimento tecnologico e una collaborazione concreta tra startup, grandi imprese, università e territori. Le aziende dovrebbero essere un canale proficuo per garantire a startup clienti e partnership reali, non soltanto progetti dimostrativi e di innovaton theatre; le università dovrebbero sostenere maggiormente spin-off e ricercatori; le città e le regioni dovrebbero considerare la nascita di nuove imprese una priorità strategica.
Tra le ricerche che hanno contribuito a questa analisi spiccano quelle condotte dall’Osservatorio Startup Thinking che dal 2014 studia e promuove l’adozione di Open Innovation e le collaborazioni tra imprese consolidate e startup.
Sebbene l’innovazione aperta sia ormai ampiamente diffusa nelle imprese di grandi dimensioni italiane (86%), la percentuale di collaborazioni con startup è di poco superiore al 60% tra le stesse imprese e un 4% ha abbandonato questo approccio dopo averlo sperimentato. Tuttavia, per favorire la rivitalizzazione imprenditoriale nel nostro Paese, le grandi imprese dovrebbero considerare la collaborazione con le startup come un’attività strategica, non meramente di facciata. Il cliente è la prima e più importante risorsa per le startup e l’obiettivo è passare dai progetti pilota a vere e proprie partnership con modelli solidi di venture clienting, che garantiscano alle giovani imprese clienti paganti, accordi chiari di co-sviluppo orientati alla condivisione piuttosto che all’appropriazione di valore in stile predatori. A questo si aggiunge l’avvento prepotente dell’AI che ha cambiato le regole del gioco nei business e che vede proprio nelle startup i principali portatori di innovazione e conoscenza. L’AI, sfruttando anche le soluzioni delle startup innovative, sarà ed è tutt’ora un formidabile strumento per innovare i modelli di business delle imprese consolidate. Si tratta di un’occasione che se persa può risultare fatale.
La connessione e l’apertura tra imprese e startup è il primo obiettivo dell’Osservatorio Startup Thinking, che ogni anno studia e analizza migliaia di startup e coinvolge le imprese interessate all’open innovation in workshop di startup pitch sulle tecnologie più di frontiera. Per la prossima incipiente edizione i domini tecnologici che saranno affrontati sono: Smart Infrastructure, Digital Twin, Worker’s Safety, AI for Marketing, Asset tokenization, AI & Decision Intelligence, Synthetic Data, Cybersecurity. L’opportunità è permettere alle imprese di aprire una finestra sugli ecosistemi di innovazione più d’avanguardia e permettere a R&D, IT e Direzione Innovazione, Line of business di cogliere spunti di trasformazione che rispondano ai propri bisogni attuali o ai piani strategici prospettici, rinnovando i processi e i modelli di business. Nel contempo, il tentativo è anche quello di arricchire le opportunità per le startup, venendo a contatto con una ricca community di potenziali clienti, provando a superare l’inverno imprenditoriale che anche l’innovazione affronta nel nostro Paese.
Anche le università possono fare la loro parte, non solo trasformando sempre di più la ricerca e l’ambizione di studenti e dottorati in impresa su scala, ma anche affiancando il sistema economico e imprenditoriale con metodologie di lavoro e piattaforme di incontro.
Tra le attività dell’Osservatorio Startup Thinking hanno grande rilevanza anche le giornate dedicate ai Laboratori metodologici per accompagnare le imprese a superare stereotipi nell’innovazione, adottare cultura imprenditoriale e aprirsi al confronto con le esperienze diffuse nelle altre corporate. Per questa edizione lo spazio sarà dato agli ambiti: Innovation measurment, AI driven business model innovation, AI for Innovation, Evaluating and Validating Ideas and startup, AI Fluency for presentation.
Per superare l’inverno imprenditoriale serve lavorare infatti anche sulla dimensione culturale e di mindset e permettere la creazione di nuove competenze e approcci in modo diffuso nelle organizzazioni. Il tutto guardando al modello startup con sempre più interesse, per cogliere quello che chiamiamo startup thinking.
La prossima edizione dell’Osservatorio Startup Thinking partirà il 6 ottobre insieme ad Alpitour, Aruba, Banca Finint, BPER Banca, Bticino, CDP, Chiesi, Credem, Enel, Fastweb+Vodafone, Ferrovie dello Stato, Gruppo Enercom, Gruppo Hera, Gruppo Iren, Inail, Iveco Group, Lactalis Italia, Leonardo, Lottomatica, Open Fiber, Pirelli, Poste Italiane, Sisal, Sky, Snam, Svicom, Terna, TIM, Unipol.


























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