Le aziende europee hanno un disperato bisogno di trovare in Europa un’infrastruttura tecnologica indipendente per garantire la propria continuità economica. La recente decisione degli Stati Uniti di bloccare l’accesso internazionale al modello di punta di intelligenza artificiale di Anthropic dimostra ancora una volta che delegare l’infrastruttura digitale a fornitori esteri azzera la sovranità degli Stati e paralizza l’operatività delle aziende.
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La fine dell’accesso sicuro
Il 13 giugno 2026 il Segretario al Commercio degli Stati Uniti, Howard Lutnick, ha ordinato ad Anthropic di bloccare l’esportazione del suo modello più avanzato, perché classificato come asset di sicurezza nazionale strategica.
L’innesco di questa decisione deriva dalle azioni di un ricercatore, “Pliny the Liberator“, capace di estrarre istruzioni per la costruzione di esplosivi e tecniche di hacking con un prompt di 120.000 caratteri.
Questa decisione è anche frutto del fallimento di una strategia di comunicazione di Anthropic basata sull’enfatizzazione dei pericoli dell’intelligenza artificiale, promossa dal CEO Dario Amodei.
QUI TUTTA LA STORIA DI DARIO E DANIELA AMODEI
Ma forse dietro il blocco c’è anche una vendetta dell’amministrazione Trump verso una società che di recente aveva respinto la richiesta del Pentagono di eliminare i veti su sorveglianza di massa e armi completamente autonome.
L’aspetto dirimente risiede nell’applicazione selettiva del blocco. Gli utenti americani mantengono il diritto di utilizzare il sistema. Le nazioni alleate, l’Europa e gli stessi dipendenti di Anthropic residenti all’estero subiscono un divieto di accesso immediato. La logica applicata dalle istituzioni americane sposta il focus dalla natura del pericolo all’identità dell’utilizzatore. L’Europa risulta ormai esclusa dal perimetro di fiducia strategica di Washington. Ma non eravamo alleati?
La dura realtà è che le piattaforme AI americane estraggono i dati dei cittadini europei, li utilizzano per addestrare i propri modelli e poi precludono l’accesso ai creatori originari di quel valore. Questo è il risultato della supremazia tecnologica americana, bellezza! un drenaggio netto di risorse e competitività.
La sovranità aziendale come parametro di rischio sistemico
Il caso Anthropic impone l’introduzione di un parametro inedito nei consigli di amministrazione: la sovranità aziendale. Le imprese europee strutturano le proprie strategies di crescita e produttività dando per scontato un accesso globale e ininterrotto alle migliori tecnologie. La classificazione dell’intelligenza artificiale come asset strategico nazionale americano invalida questa premessa.
La sovranità aziendale coincide con la resilienza agli shock geopolitici e la capacità di operare svincolati dai fornitori dominanti. La dipendenza estrema da un gruppo ristretto di vendor espone le aziende a rischi sistemici di interruzione delle attività. Questo paradigma di vulnerabilità coinvolge l’intera spina dorsale digitale delle organizzazioni. Sistemi operativi come Windows e iOS, servizi di posta elettronica, infrastrutture cloud, domini web, piattaforme di progettazione come AutoCAD e reti di pagamento globali (Visa, Mastercard, Amex) rappresentano altrettanti vettori di rischio potenziale. Lo avevamo già capito per l’accesso a petrolio, gas e materie prime, ora lo vediamo anche per l’accesso ai servizi digitali.
Anche un’automobile connessa come una Tesla costituisce un potenziale asset di sicurezza nazionale soggetto a restrizioni arbitrarie.
L’uso politico di queste infrastrutture costituisce una prassi consolidata. Le cronache mostrano l’esclusione del procuratore capo della Corte Penale Internazionale Karim Khan dai servizi email Microsoft, evento che ha forzato una migrazione d’emergenza verso server svizzeri protetti (ProtonMail), e il blocco dell’accesso ai circuiti bancari internazionali per la relatrice ONU Francesca Albanese.
Applicare questo approccio alle filiere produttive significa riconoscere una dura realtà: la continuità di business di un’azienda europea dipende dalle decisioni politiche ratificate a Washington … o a Pechino.
L’alternativa AI cinese
Di fronte all’embargo sui sistemi americani, alcune le direzioni IT delle aziende valutano un pivot tattico: l’adozione di architetture sviluppate in Cina, come i modelli Qwen (Alibaba) o DeepSeek. Questi sistemi sono spesso distribuiti con licenze “open-weight”, permettendo il download diretto e l’installazione sui server aziendali.
Le prestazioni di questi modelli nei benchmark logici e di programmazione competono ormai ad armi pari con le controparti statunitensi, abilitando l’automazione su larga scala a frazioni di centesimo, permettendo un netto taglio dei costi operativi. Inoltre, la possibilità di esecuzione on-premise illude le direzioni compliance di aver risolto il problema della sicurezza, potendo mantenere i dati fisicamente in Europa.
Tuttavia, l’integrazione di queste tecnologie sostituisce una dipendenza con un’altra, ed in più aggiunge nuovi rischi. Inserire infrastrutture algoritmiche cinesi nei processi industriali critici espone le aziende a vulnerabilità architetturali dormienti (possibili ingerenze statali) e al rischio sempre più tangibile di “sanzioni secondarie” da parte degli Stati Uniti e dell’Europa stessa. Costruire l’automazione aziendale su queste basi significa accettare il rischio di dover smantellare l’intera architettura IT da un giorno all’altro — ricalcando esattamente la dinamica subita dagli operatori telco europei con il 5G di Huawei — con una conseguente e massiccia distruzione di capitale investito.
Il deficit strategico europeo
L’esposizione attuale dell’Europa deriva da decenni di decisioni basate sul presupposto che libero mercato portasse assenza di conflitti e focalizzate sulla ricerca della massima efficienza operativa.
Ricordate il mantra fino a 10 anni fa di puntare in Europa sull’economia della conoscenza?
Il continente ha sistematicamente esternalizzato i propri input strategici: abbiamo costruito il nostro modello industriale acquisendo la tecnologia dagli Stati Uniti, le merci a basso costo dalla Cina e l’energia a buon mercato dalla Russia. I risparmi generati da questa esternalizzazione massiva hanno finanziato i nostri modelli di welfare, ma non gli investimenti in infrastrutture critiche. L’interruzione delle forniture energetiche russe nel 2022 ha presentato il conto reale di queste dipendenze.
Il legislatore europeo ha storicamente concentrato i propri sforzi sulla creazione di barriere normative. L’Unione Europea ha appena varato il Cloud and AI Development Act, colonna portante del nuovo European Tech Sovereignity Package. Questo impianto normativo introduce requisiti stringenti per i fornitori di infrastrutture digitali, imponendo audit periodici di conformità e la localizzazione forzata dei server per i servizi considerati critici.
Ma questa norma mostra ancora una volta un approccio difensivo, che non basta a mettere l’industria europea al sicuro.
Le soluzioni AI europee
La vera sovranità purtroppo richiederebbe di avere fornitori di AI europei, ma quelli che abbiamo oggi non sono al livello di quelle americane e cinesi.
Aziende come la francese Mistral o il consorzio svizzero Apertus ci stanno provando.
Mistral, in particolare, rappresenta il perfetto caso di studio di “campione europeo”: a livello ingegneristico domina le classifiche mondiali dei modelli “open-weight”, vantando un rapporto prestazioni/efficienza ineguagliato e una netta superiorità nella gestione del multilinguismo. Tuttavia, la sua traiettoria evidenzia un tetto di cristallo: l’impossibilità di superare la vetta assoluta (occupata da modelli proprietari come Fable 5) o di staccare l’assalto dei modelli aperti cinesi. Il limite strutturale risulta, infatti, di natura puramente finanziaria.
L’Europa manca di aziende in grado di generare i colossali flussi di cassa tipici di Microsoft, Alphabet, Meta o Nvidia, risorse indispensabili per finanziare i massicci CapEx (in server e chip) necessari per l’addestramento continuo di modelli su scala di frontiera.
Di recente, la Commissione Europea ha impresso una forte accelerazione alla strategia sull’Intelligenza Artificiale, abbandonando velleità di competere direttamente sulla creazione di nuovi modelli LLM, ma spostando il focus principale sull’adozione pratica e sulle applicazioni della tecnologia nelle industrie tradizionali, con un’attenzione particolare per le PMI.
La sovranità per ora dovrà attendere.





















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