Doniamo i nostri dati contro il coronavirus. Una petizione per fare come in Corea del Sud | Economyup

L'INIZIATIVA

Doniamo i nostri dati contro il coronavirus. Una petizione per fare come in Corea del Sud



Su Change.org lanciata FightCovid19, una petizione per chiedere l’uso dei dati personali, come quelli generati dagli smartphone, per combattere la diffusione del virus. Si vuole seguire l’esempio della Corea del Sud, dove l’epidemia è stata rapidamente contenuta. Le resistenze delle Regioni per mancanza di norme

18 Mar 2020


Lo hanno fatto in Cina, lo hanno in Corea del Sud e potrebbero presto farlo negli Stati Uniti. Perché non usare i dati che quotidianamente ognuno di noi produce per combattere il coronavirus? #donaituoidati è l’hashtag con cui su Change.org è stata lanciata la petizione FightCovid19 per chiedere, in questa situazione di emergenza, di mettere i dati personali a disposizione delle istituzioni impegnate contro la pandemia, a partire dalla Protezione civile.

Primo firmatario è Ottavio Crivaro, personalità ben nota nel mondo dell’innovazione. Imprenditore seriale, founder delle startup Mathesia e Moxoff che hanno molto a che fare con la matematica e i numeri. E per ridurre l’impatto del coronavirus oggi servono più dati.

Qui è possibile firmare la petizione

L’attenzione di tutti noi cittadini è concentrata sulla straordinaria emergenza sanitaria in atto nei nostri ospedali: posti di terapia intensiva ormai saturi e medici in enorme difficoltà. “Leggiamo continuamente titoli come “I nostri ospedali sono sull’orlo del collasso”, ricorda Crivaro. Come possiamo evitare che accada?

“È indispensabile ricorrere ad approcci nuovi in grado di: 1.identificare potenziali nuovi focolai; 2. prevenire la diffusione del contagio per un’azione tempestiva di prevenzione e limitazione; 3. anticipare l’identificazione (early detection) dei contagiati (asintomatici/paucisintomatici), che, come evidente, rappresentano la variabile chiave da controllare per ridurre la velocità di diffusione dell’epidemia; 4.  ottimizzare la gestione delle risorse sanitarie disponibili (posti di terapia intensiva, personale medico e paramedico, strumenti, etc…).”

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Questi obiettivi si possono raggiungere solo se si individuano in tempo reale i sintomi e si riescono a mappare i movimenti delle persone che potrebbe essere positive al virus. ” Si tratta in altre parole di replicare, quanto con successo è stato realizzato in Corea del Sud”, spiega Crivaro, che aggiunge:  “A nostro avviso un grande aiuto può venire  dall’utilizzo di modelli matematici e algoritmi di intelligenza artificiale. Per fare mappature in tempo reale, analisi, previsioni. E quindi per ottimizzare”.

Ovviamente modelli e algoritmi hanno bisogno di dati per essere validati e poi alimentati. “Ecco perché in realtà l’aiuto più grande che tutti possiamo dare è mettere a disposizione i nostri dati, raccolti con gli smartphone e reperibili con specifiche App”.

Se è stato deciso di lanciare una petizione, probabilmente perché ci sono ancora molte resistenze e perplessità sull’uso dei dati personali. La scorsa settimana un gruppo di docenti universitari aveva presentato una proposta in questo senso alla Regione Lombardia, che è la più colpita dal virus, ottenendo attenzione ma non risposte. Ieri a Radio 24 il governatore del Veneto Luca Zaia ha detto: “Il tracciamento dei movimenti attraverso i cellulari per limitare la diffusione del Coronavirus secondo me è un’ottima soluzione. Il problema è che siamo in un Paese nel quale la limitazione della privacy e di libertà personale sono evocate a ogni piè sospinto. Ma siamo in emergenza, e ci vuole un provvedimento che ci legittimi a fare tutte queste attività”,

Quindi serve un passaggio normativo e con la petizione si intende creare una pressione sul Governo. “Intendiamo raccogliere il maggior numero di donatori possibile per dimostrare a Istituzioni e operatori delle telecomunicazioni, che noi ci siamo: come individui che mettono a disposizione i loro dati in nome di un bene comune (la salute e il futuro del nostro Paese)”, si legge su Change.org. “Se saremo in tantissimi, a quel punto si verificherà che: almeno un operatore telefonico manifesterà la sua disponibilità, le Regioni  o altre Istituzioni sposeranno il progetto”