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Digital Venice Week, è ancora il momento di pensieri e parole

La settimana veneziana dedicata all’innovazione tecnologica segnala una nuova e importante attenzione della politica, italiana ed europea. Ma i fatti concreti sono ancora pochi. Le aziende sono soddisfatte della presenza di Renzi. Ma cosa ci sarà scritto nella Venice Declaration?

Pubblicato il 11 Lug 2014

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Il premier Renzi a DigitalVenice tra il commissario UE Kroes e le ministre Madia e Guidi: una emblematica prevalenza femminile

Un bilancio fatto di molte parole e di qualche piccolo passo concreto verso la creazione di un mercato e un ecosistema europei digitali e innovativi. Una grande operazione di marketing politico, la DigitalWeek, che si chiude venerdì 11 a Venezia e segnala senz’altro una forte positiva attenzione della politica, italiana ed europea, nei confronti dell’innovazione tecnologica. Senza che sia però ancora chiaro quanto le dichiarazioni d’intenti saranno seguiti dai fatti.

Per l’Italia DigitalWeek è stata anche la settimana della nomina del nuovo direttore dell’Agenzia Digitale, Alessandra Poggiani. La Venice Declaration, il contributo italiano al consiglio Ue di ottobre sul digitale, invece, non è ancora stata diffusa. Ma le poche anticipazioni hanno già scatenato reazioni polemiche sulle pagine di social network e sui media. Pare che la dichiarazione sia tutto fumo e niente arrosto, tante parole e poca concretezza. Un po’ come, secondo molti osservatori, è stato il discorso con cui il premier Matteo Renzi ha chiuso, martedì 8 luglio, il tavolo di confronto con le imprese del settore ICT.

Diversa ovviamente l’opinione delle aziende che hanno visto quell’incontro come un primo importante passo verso la collaborazione tra Amministrazioni pubbliche e industria: “Il primo ministro ci ha dato la possibilità di esporre le nostre idee: è un segnale molto positivo – commenta il Presidente Emea di CA Technologies Marco Comastri – poi sta anche a noi renderle attuabili. Certo le amministrazioni devono dare una direzione, coinvolgere le aziende e assegnare dei compiti”. Il gap di skill tecniche, quelle conosciute come Stem (science, technology, engineering, mathematics), la sicurezza e la diffusione delle infrastrutture informatiche sono stati tra i temi più citati dalle aziende e sui quali queste hanno promesso il loro impegno. Un altro profluvio di parole. Qualcosa di più concreto è emerso dai confronti con i 160 innovatori convocati per l’evento Restart Europe, organizzato da Microsoft e Startup Italia. Ma le 10 proposte emerse dai cinque tavoli di lavoro saranno tenute in considerazione dal governo italiano e dall’Unione europea? “Che emozione vedere le nostre proposte in mano a Renzi”, ha scritto qualcuno sui social. Ma passare dall’emozione ai fatti non sarà nè facile, né breve.

Sono stati sollecitati fondi europei in collaborazione tra enti pubblici e privati ma anche programmi di scambio che mandino gli amministratori delle grandi imprese nelle start up innovative e viceversa. Ha dedicato al tema un intero pomeriggio Mind the bridge, che ha riunito incubatori, venture capitalist, aziende, startupper e rappresentanti dell’Unione Europea nel workshop Start up Europe!. “Per la prima volta in un evento del Consiglio Europeo si dà spazio alle start up, è un forte segnale politico – ha commentato il chairman Alberto Onetti – Un segnale che sarà ancora più forte se il tema delle start up sarà anche incluso nella Venice Declaration”. Appunto, quando arriverà.

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