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Competenze digitali 2024: a che punto siamo in Italia e cosa si deve fare



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Nonostante l’arretratezza rispetto ad altri Paesi europei, anche in Italia le nuove tecnologie sono entrate in tutti i settori e nessuna azienda può esimersi dal diventare anche un’azienda tecnologica. Nel 2024 le competenze digitali occupano la prima posizione in tutti gli elenchi delle imprese. Ma come alimentarle all’interno e attrarre talenti esterni? Il punto della situazione

Pubblicato il 26 gen 2024

Filippo Frangi

Ricercatore presso Osservatori Digital Innovation



Competenze digitali 2024
Competenze digitali 2024

Sono stati recentemente presentati i risultati delle ricerche degli Osservatori Startup Thinking, Startup Hi-tech e Digital Trasformation Accademy, relative allo stato della trasformazione digitale in Italia, alla diffusione dell’Open Innovation e allo stato dell’ecosistema startup nel nostro Paese. Tra i temi oggetto di discussione, particolare rilevanza ha avuto l’approfondimento del ruolo e dello stato delle competenze digitali all’interno delle imprese italiane, al fine di favorire la trasformazione digitale. In uno scenario macroeconomico complesso, l’innovazione e la digitalizzazione restano fattori determinanti per il successo del business, riconosciuti dalle imprese con una costante crescita dei budget ICT negli ultimi otto anni. Ma non mancano le sfide.

Competenze digitali 2024: insufficienza di skill interne e difficoltà di attrarre quelle esterne

Durante il Convegno Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Digital Transformation Academy e Full Professor del Politecnico di Milano, ha illustrato le principali sfide per la trasformazione digitale: ”la carenza di competenze digitali rappresenta il principale ostacolo alla trasformazione digitale, al primo posto per le imprese italiane con il 46% delle scelte, configurandosi con due sfide principali: da un lato un’insufficienza di competenze interne digitali e dall’altro la difficoltà nell’attrarre talenti dall’esterno”.

Italia quartultima nell’indice Desi, meno del 25% è laureato in STEM

Che la sfida critica per la trasformazione digitale, particolarmente per il nostro Paese, sia quella relativa al capitale umano, lo testimoniano i numeri: l’Italia si posiziona al quartultimo posto a livello europeo per diffusione di competenze digitali secondo il DESI (Indice europeo dell’economia e della società digitali); secondo Istat, nel 2021 poco meno della metà delle persone di 16-74 anni residente in Italia ha competenze digitali almeno di base (45,7%). Poco più del 25% degli italiani è laureato e meno del 25% lo è in materie STEM (Science, technology, engineering and mathematics). In Italia la necessità di competenze digitali è maggiore che, per esempio, negli Stati Uniti, dove alle materie STEM viene dato più spazio a partire già dalla formazione di base.

Nonostante il nostro Paese parta da una posizione di svantaggio, grazie alla spinta ricevuta negli ultimi anni da fenomeni esterni le nuove tecnologie sono comunque entrate repentinamente in tutti i settori e nessuna azienda può esimersi dal diventare un’azienda tecnologica. Ne è dimostrazione il fatto che, nonostante le difficoltà, le skill digitali occupano ormai la prima posizione in tutti gli elenchi delle competenze richieste dalle imprese.

Competenze digitali 2024: in Italia manca ancora il digital mindset diffuso

Se, nella classifica compilata dalle imprese, la prima barriera è rappresentata dalla mancanza di competenze adeguate, segue la difficoltà a gestire l’adozione di nuovi strumenti e logiche digitali da parte delle persone nell’organizzazione (44%), quindi il possesso di un digital mindset diffuso. Dalla prospettiva interna, la mancanza di adeguate competenze digitali evidenzia la necessità di promuovere processi di upskilling e reskilling della popolazione aziendale. Nel quadro attuale la formazione dovrebbe estendersi oltre i metodi tradizionali, incorporare elementi di Open Innovation, coinvolgendo in modo attivo i team interni in sfide di innovazione e facilitando collaborazione e skill-sharing con team esterni. Il reskilling e l’upskilling in ambito digitale e di innovazione è un elemento fondamentale per favorire e migliorare l’ingaggio della popolazione aziendale, così da portare concreti benefici all’azienda e alla popolazione stessa.

Entro il 2025, secondo il World Economic Forum, il 50% della forza lavoro globale dovrà affrontare un percorso di reskilling delle proprie competenze.

Competenze digitali: l’esperienza di Codemotion

Al Convegno è stata ospite Chiara Russo, AD di Codemotion, la piattaforma multicanale con una community di oltre 250.000 sviluppatori in Europa, che ha commentato i dati presentati sottolineando come si stia vivendo un periodo di cambiamento importante, che continuerà a evolversi costantemente. La formazione diventa quindi fondamentale all’interno delle aziende, e non solo formazione di tipo tecnico ma anche in termini di mindset. Bisogna trovare il modo giusto di guidare le persone verso percorsi di apprendimento continuo.

Tra le barriere, al terzo posto, le imprese indicano la difficoltà ad attrarre professionalità digitali dal mercato (34%). Si tratta di una conseguenza del mancato sviluppo nel nostro Paese delle competenze digitali nella quantità richiesta dal mercato, oltre che di un fenomeno di fuga all’estero di talenti che il nostro Paese fatica a rallentare. Questo costringe le imprese a una sempre più forte competizione per accaparrarsi i profili migliori e più competenti.

Infine, per paradossale che possa sembrare, la quarta barriera è rappresentata dalla difficoltà a trovare tempo e attenzione per avviare e gestire la trasformazione digitale. Questo avviene nel 30% delle imprese dove la digitalizzazione viene evidentemente percepita come attività, ancora, alternativa alle operazioni correnti di business.

Nello sviluppo delle competenze fare sistema si rileva fondamentale, non solo per le imprese. La collaborazione tra stakeholders come Istituzioni, Università, enti di ricerca e aziende è essenziale per promuovere figure professionali adatte alle richieste del mercato e contribuire al superamento delle sfide dell’innovazione.

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