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Pubblica amministrazione

Caio e l’identità elettronica: e se fossero Telecom e Poste a gestirla?

di Giovanni Iozzia

21 Ago 2013

Mister Agenda Digitale inserisce fra le su priorità la password unica per comunicare con lo Stato. Forse perché implementarla è più semplice di quanto possa sembrare se la gestione verrà affidata a soggetti privati. “Calda” anche la questione governance che ha un nome e cognome…

Qualcosa è stato fatto, molto altro si può (e si dovrebbe fare) fare ma, inutile illudersi, poco potrà essere fatto a breve termine. Questo dice in sintesi Francesco Caio nell’intervista postferragostana a Massimo Sideri sul Corriere della Sera. Una conversazione che non appare casuale: lancia messaggi precisi in vista dell’atteso autunno caldo per il governo Letta e riscrive la lista delle priorità inserendo la “carta” a effetto della password unica per il dialogo con lo Stato.

Mister Agenda Digitale, con un tatto politico inusuale, “omaggia” il lavoro di Passera, Brunetta, Bassanini e persino Stanca e fa di tutto per non creare eccessive aspettative. «Non esiste la pubblica amministrazione, ma le pubbliche amministrazioni. Finora si è investito per digitalizzare i processi come sono». Come dire: si comincia da zero e dobbiamo vedercela con tanti di quei silos che chissà quanto tempo sarà necessario per aprirli e farli comunicare. Anche per questo forse alza l’asticella: «L’Agenda Digitale non è solo un processo tecnologico ma un percorso verso uno Stato moderno che sfrutta a pieno quello che le tecnologie digitali offrono per migliorare efficienza e qualità del servizio». Potrebbe essere il programma di una nuova forza politica per le imminenti elezioni politiche…

Caio sa che ha poco tempo e che non potrà fare molto. Anche per questo, a due messi dall’insediamento a Palazzo Chigi, ha già riscritto con l’aiuto del suo team la lista delle priorità a due mesi dal suo insediamento a Palazzo Chigi. Elenca al Corriere: «Semplifcare la governance, a partire dall’agenzia digitale che deve diventare una fabbrica delle regole; avviare l’anagrafe nazionale; implementare l’identità elettronica e introdurre la fatturazione elettronica verso la Pubblica amministrazione». Interessante notare che, mentre restano fermi gli obiettivi anagrafe e fattura, scompare, rispetto alle prime esternazioni,  la questione dei pagamenti dello Stato (avviata in qualche modo a soluzione e non più centrale). Ancora più interessanti le due nuove priorità: governance e identità elettronica. Caio manda a dire che non è più possibile rinviare la questione agenzia digitale,  che ha un nome e cognome (Agostino Ragosa). Quindi tira fuori dal cilindro la password unica per tutti i servizi dell’amministrazione pubblica. Sembra un progetto immane ma potrebbe non esserlo… Nel decreto del Fare è stato introdotto il meccanismo dell’identità digitale, adesso si tratta di capire chi e come dovrà attuarlo. E potrebbe essere più semplice di quanto si possa pensare. Lo Stato, attraverso l’Agenzia digitale, dovrebbe solo fissare i requisiti e le regole per la gestione delle identità. Poi a fare il lavoro potrebbero essere soggetti privati che hanno già rapporti con l’Amministrazione e che comunque rispondano a profili definiti, soprattutto in termini di sicurezza. Potrebbero essere gli operatori telefonici, le Poste, le banche e tutte quelle società che già forniscono id e password per l’erogazione dei loro servizi. Insomma, per conto dello Stato dovranno garantire le identità elettroniche  dei loro clienti che potranno utilizzarle anche per richiedere un certificato di residenza o un permesso edilizio. Si rischia il caos? No, se le regole saranno chiare e stringenti. E, anzi, si riduce il rischio Grande Fratello perché non ci sarebbe solo un unico centro di controllo delle nostre identità ma tanti centri diffusi. E’ il modello Pec: la posta elettronica ceritificata viene “venduta” da diverse società ma è poi riconosciuta dalla camera di commercio all’ente di previdenza. Una soluzione a basso costo e ad alto impatto, sulla quale abilmente Mister Agenda Digitale fa il suo gioco. Auguri!

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista. Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.