Barbara Vita (Nestlé Italia): "Innoviamo con le startup per essere sostenibili e trasformare il business" - Economyup

L'INTERVISTA

Barbara Vita (Nestlé Italia): “Innoviamo con le startup per essere sostenibili e trasformare il business”



Barbara Vita, Innovation “Beyond the Core” Head di Nestlé, spiega a EconomyUp l’innovazione a 360° del Gruppo: dai 50 innovatori interni agli Startup Talk, dall’investimento nel fondo di VC Eureka ai progetti con Terra Next. Obiettivo: soluzioni e prodotti innovativi per industria alimentare e agritech

di Luciana Maci

03 Nov 2022

Barbara Vita, Innovation Beyond The Core Head di Nestlé

Nestlé nasce come società innovativa, per questo l’innovazione ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Il mondo è in continuo cambiamento e anche Nestlé deve stare al passo con il dinamismo di mercato. Oggi un terzo delle nostre vendite, il 21% per la precisione, è generato da prodotti innovativi o rinnovati. E il centro di ricerca dell’azienda investe 1, 5 milioni di franchi svizzeri all’anno per la ricerca, coinvolgendo 4000 persone e 23 centri nel mondo”. Così Barbara Vita, il cui job title è già di per se stesso un programma – Innovation “Beyond the Core” Head di Nestlé – descrive in sintesi cosa significa innovazione per l’azienda alimentare attiva dal 1866 per la produzione e distribuzione di prodotti per la nutrizione, la salute e il benessere delle persone. Con 413 stabilimenti e circa 323.000 collaboratori distribuiti in oltre 190 Paesi, il Gruppo si è evoluto insieme ai suoi consumatori, sviluppando soluzioni al passo con il cambiamento dei bisogni e dello stile di vita della società.

Naturalmente anche l’Italia, dove il Gruppo è presente dal 1875, quando è stata depositata a Milano l’etichetta “Farina Lattea Nestlé, alimento completo per i bambini lattanti”, fa la sua parte quando si tratta di innovare. Nestlé Italiana, Sanpellegrino, Purina, Nespresso, Nestlé Nutrition e Nestlé Health Science, Nestlé Professional e CPW sono le principali realtà che operano nel nostro Paese e che, in conformità alla strategia globale, hanno scelto di perseguire una strada di ricerca e innovazione.

Quest’anno Nestlé ha investito 5 milioni di euro nel fondo italiano di venture capital Eureka! Fund, con l’obiettivo di facilitare l’introduzione di soluzioni di imballaggio innovative, migliorare la qualità dei processi di raccolta e riciclo e aumentare l’adozione di plastica riciclata ad uso alimentare. È solo una tra le iniziative più recenti nel campo dell’open innovation, l’innovazione aperta all’esterno dei confini aziendali. “Tutte le corporation si sono dovute adeguare al continuo fermento innovativo” spiega a EconomyUp Barbara Vita. “Da parte nostra l’innovazione è un processo che ci fa cominciare a guardare agli sviluppi oltre le nostre naturali categorie: ovvero nuovi prodotti che Nestlé ancora non copre, ma anche nuovi servizi digitali o nuovi modelli di business”.

Cos’è “Beyond the Core”

Come detto, il suo job title è già di per se stesso un’indicazione di quanto sta facendo Nestlé per l’open innovation. La manager è ‘Innovation “Beyond the Core” Head di Nestlé. Di conseguenza, come prima cosa, le chiediamo cosa significa “Beyond The Core”. “Nato da pochi anni – spiega –  è di fatto un gruppo di 50 persone, che noi chiamiamo tribers, che hanno imparato a usare la lean methodology e lavorano come veri imprenditori, esplorando nuove idee”. In altre parole sono gli esperti di innovazione in azienda, “sorta di ambasciatori che portano avanti progetti di accelerazione interni e destinati a diventare long tail dell’innovazione all’interno delle proprie categorie, anche se questo non rappresenta il 100% del loro lavoro”. La governance interna dell’innovazione si collega tutta all’Innovation Beyond The Core, chiarisce Vita, “punto di contatto con categorie, strategie di categorie, acceleratori di R&D, ed elemento che supporta le varie progettualità”.

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L’Innovation & Digital Center

“Due anni fa – prosegue Barbara Vita – abbiamo creato una unit costituita da un pool di ragazzi e un luogo fisico dove possono incontrarsi: l’Innovation & Digital Center. Un building all’interno del building della sede di Assago, che mette insieme le eccellenze digitali: la digital room, dove si possono coltivare le competenze digital cross-company, sviluppare le digital skill, supportare attività di consumer & shopper listening; il virtual shopper center, spazio per esprimere le nostre Category Strategy, basato sulla profonda conoscenza del consumatore e dello shopper; e l’Innovation Garden, luogo per eccellenza dove tutte le idee di innovazione sono destinate a prendere forma. È uno spazio fisico concepito in maniera molto flessibile. Qui coltiviamo le startup”.

Nestlé Italia e lo scouting delle startup

Come avviene lo scouting di realtà innovative di Nestlé Italia?

“Vogliamo portare all’interno quello che è all’esterno attraverso un profondo lavoro sulla conoscenza delle startup che si occupano di determinati trend.  Abbiamo adottato 2 tipi di approccio: l’open innovation e gli eventi, e lo scouting sui verticali.

Come mettete in pratica l’approccio di open innovation?

Da circa due anni abbiamo lanciato il Nestlé Startup Program, quest’anno alla seconda edizione. Si tratta di un’iniziativa per individuare giovani imprenditori che possano contribuire a incrementare innovazioni tecnologiche per la sostenibilità lungo tutta la filiera e la coltivazione del pomodoro. Sono state selezionate tre startup finaliste, chiamate a implementare soluzioni innovative sul tema dell’agricoltura rigenerativa e dei modelli di produzione sostenibili per la filiera del pomodoro. Il programma ha visto il contributo del partner scientifico Future Food Institute e la collaborazione di Steriltom, storico fornitore italiano di polpa di pomodoro per il Gruppo Nestlé. Le tre startup sono giunte alla fase di prototipazione e validazione dei loro progetti al termine di sei settimane durante le quali hanno lavorato insieme ai mentor di Nestlé e ai coach di Future Food Institute.

Quali soluzioni innovative sono emerse dal Programma?

Le giovani realtà hanno ideato soluzioni per sviluppare substrati consumabili eco-friendly al fine di migliorare la fertilità e la struttura del suolo; rendere più efficienti i processi agronomici (irrigazione, trattamenti fitosanitari, monitoraggio degli insetti); rilevare la qualità e la quantità della produzione tramite sensori IoT per lo studio dei suoni e delle vibrazioni emesse dagli insetti impollinatori.

Il progetto si è concluso con un bootcamp a Piacenza dove hanno potuto testare sul campo il prototipo. Prossimamente verranno presentati i risultati di queste attività e Nestlé valuterà cosa fare. Nestlé Startup Program non è solo un progetto di innovazione, ma  coinvolge molte funzioni in azienda e fa parte di Nestlé Needs YOUth, progetto promosso a livello globale dall’azienda con l’obiettivo di dare accesso a opportunità economiche a 10 milioni di giovani in tutto il mondo entro il 2030.

L’altro modo in cui fate scouting?

L’individuazione di verticali per definire progettualità in base alle richieste. Identifichiamo i trend più innovativi, sia in area digital sia di mercato, e sulla base dei trend portiamo in azienda le testimonianze degli startupper. Si chiamano Foodtech Startup Talk e servono a capire come funziona una startup e quale valore aggiunto può dare. Ne facciamo 3 o 4 all’anno, ci facciamo raccontare le esperienze e ci servono per capire meglio questo mondo.

Come individuate le realtà imprenditoriali da inserire nei Talk?

Il nostro team fa ricerche personali. Inoltre collaboriamo con acceleratori che ci segnalano le startup. Un’altra modalità che utilizziamo è un brief specifico da parte di una categoria: acque, caffè ecc. Con gli acceleratori organizziamo scouting verticali. I progetti di accelerazione vanno da uno a 6 mesi: dall’idea al prodotto pronto per essere testato.

Ci sono progetti di innovazione sviluppati in partnership con startup?

Ci sono alcuni progetti in corso d’opera che prevedono collaborazioni. Ma non possiamo fare nomi. Posso solo dire che attengono all’area digital e servizi.

L’investimento nel fondo Eureka

Il Gruppo Nestlé ha recentemente investito 5 milioni di euro nel fondo italiano di venture capital Eureka! Fund. Ci può spiegare le ragioni?

È un’iniziativa coerente con la missione del Gruppo. Nestlé Italia ha iniziato la collaborazione con venture capitalist sfruttando il trend degli investimenti in questa aerea. L’approccio è cogliere le opportunità di sviluppo di realtà innovative generate dal contesto socio-politico, quindi diventare un agente di un hub accelerator come quello di Eureka. In secondo luogo lo scopo è collaborare con le startup. La collaborazione si concentrerà su ricerca di tecnologie e soluzioni in aree cruciali come innovazione di packaging, incremento di riciclo di plastica alimentare e tecnologie per rendere più agile lo smistamento. Con Eureka siamo in fase di esplorazione delle startup che portano queste soluzioni.

Quanto conta per Nestlé la sostenibilità?

Nestlé investirà fino a 2 miliardi di franchi svizzeri per attuare il passaggio dalla plastica vergine a quella riciclata per uso alimentare e accelerare lo sviluppo di soluzioni innovative per imballaggi sostenibili. Basandoci sull’impegno assunto nel 2018 di rendere riciclabile o riutilizzabile il 100% degli imballaggi entro il 2025, nello stesso arco di tempo ridurremo di un terzo l’utilizzo di plastica vergine, lavorando con altri attori per far progredire l’economia circolare e per cercare di ripulire oceani, laghi e fiumi dai rifiuti di plastica. Continuiamo a lavorare verso un futuro senza sprechi.

Nestlé Institute of Packaging Sciences

Il coinvolgimento di Nestlé in Terra Next

Oltre a quello con Eureka, quali sono gli altri progetti in ottica di open innovation?

Siamo coinvolti in Terra Next, programma di accelerazione per startup e PMI innovative attive nel settore della Bioeconomia. Frutto dell’iniziativa di CDP Venture Capital, Terra Next vede la partecipazione di Intesa Sanpaolo Innovation Center come co-ideatore e promotore, e il supporto di Cariplo Factory che gestisce operativamente il programma. È inoltre promosso in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli per incoraggiare l’ecosistema partenopeo a creare connessioni tra startup e imprese. La prima call, che si è aperta lo scorso febbraio, è dedicata a startup che sviluppano servizi per l’agricoltura rigenerativa, la nutraceutica e soluzioni bio-based. Noi siamo uno dei partner e sediamo nel loro board di selezione. Abbiamo contribuito a selezionare 8 startup che accederanno al programma di accelerazione beneficiando di un investimento iniziale e di un percorso di 3 mesi con base a Napoli, presso il Campus di San Giovanni a Teduccio dell’Università Federico II.  I migliori team avranno accesso ad ulteriori investimenti per circa 1 milione di euro, già stanziati dai promotori dell’iniziativa.

L’Istituto di ricerca Losanna per il packaging innovativo

Altre attività di ricerca, sviluppo e innovazione?

Siamo attivi sul fronte dell’eCommerce, che nel 2019 è cresciuto del 15% e oggi è una realtà consolidata. Nelle fabbriche usiamo AI e analisi predittiva per interfacciarci meglio con i consumatori. Abbiamo creato capacità interne attraverso la formazione. Nell’aprile 2019 abbiamo lanciato a Losanna l’Institute of Packaging Sciences, il primo del suo genere nell’industria alimentare, con l’obiettivo di portare sul mercato soluzioni di imballaggio funzionali, sicure ed ecologiche per affrontare la sfida globale dei rifiuti derivanti dagli imballaggi in plastica. Si tratta del primo acceleratore di ricerca che combina i team di R&D con un ecosistema di partner esterni. Insomma, continuiamo a fare innovazione a 360 gradi. Perché con l’innovazione siamo nati e attraverso l’innovazione possiamo continuare a restare competitivi.

 

 

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Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in…