Wirecard non è un fallimento fintech ma la frode di una società quotata | Economyup

IL CASO

Wirecard non è un fallimento fintech ma la frode di una società quotata



Dalla nascita a Monaco nel 1999 al fallimento dell’estate 2020: ecco la storia del caso che sta scuotendo il mondo finanziario tedesco. Il caso Wirecard non rivela un’inefficienza tecnologica, ma la frode contabile di una società su cui non ha funzionato il sistema di controlli. Nonostante le numerose segnalazioni…

di Roberto Mancone

01 Lug 2020


Photo by Markus Winkler on Unsplash

Wirecard non è una fintech, è una società quotata in Borsa al Dax, tra le prime 30 società tedesche divenuta scandalo internazionale. Eppure la fitta rete congiunta di controlli quali Supervisory Board, Management Board, Bafin, società di rating ed auditor si è accorta troppo tardi dell’inesistenza di 2 miliardi di euro in cassa.

In questo articolo parliamo della storia di Wirecard, della rete di controlli mancati e delle conseguenze sulle attività che fortunatamente sono state fino adesso colmate attraverso una fitta rete di soluzioni alternative che il mondo digitale dei pagamenti offre.

La conclusione? Nessuna società è insostituibile nel mercato dei pagamenti: acquisti, cessioni, fusioni, consolidamenti si sono succeduti e continueranno. Wirecard, con la sua fitta rete di contratti può diventare un interessante target per essere acquisita ad un prezzo marginale, purchè gli utenti vengano protetti.

La storia di Wirecard

Da stella tedesca del fintech e della Borsa tedesca tra il 2018 ed il 2019, pronta a combattere contro i titani della Silicon Valley, a simbolo di nuovo scandalo della Germania.

Una corsa lunga di una società nata nel 1999 a Monaco come processore di pagamento, che nel 2002, poco prima di fallire, viene rilevata da Marcus Brown che diventa CEO fino alla settimana scorsa, che acquista un rivale (Electronic Business System). Nel 2005 entra nella Borsa Tedesca attraverso l’acquisto di una società di call center defunta con 323 impiegati, semplificando ed evitando così lo scrutinio di un normale processo di IPO. Nel 2010 con l’arrivo di Jan Marsalek come COO, l’annuncio di un’ambizione globale che si concretizza tra il 2011 e il 2014 con numerose acquisizioni in Asia e con la costituzione in Singapore dell’Headquarter nella Regione.

Già nel 2015 Financial Times pubblica un articolo “House of Wirecard”, sottolineando disallineamenti contabili tra il bilancio consolidato in Germania ed i bilanci delle società acquistate in Asia, nonché pratiche inusuali di ingenti somme di anticipo del prezzo di pagamento delle società acquisite prima ancora che il controllo di tali società fosse completato.

L’apice di Wirecard, valutata 24 miliardi di euro

E così, di anno in anno e annuncio dopo annuncio, come quello dell’acquisizione del business delle carte prepagate da Citibank che apre le porte agli USA, le azioni di Wirecard raggiungono l’apice nel 2018 con una valutazione di 24 miliardi di euro e prezzo delle azioni a 191 euro che fanno si che Wirecard scalzi Commerzbank dalla lista del DAX30, annunciando 5mila impiegati nel mondo, più di 250mila clienti merchant e centinaia di linee aree tra i clienti, nonché le catene di supermercati Lidl e Aldi per la gestione dei pagamenti.

Il Financial Times non demorde e nel gennaio 2019 prosegue nell’investigazione delle attività di Singapore circa potenziali contratti falsi e attività di riciclaggio. Accuse pesanti che sollevano l’attenzione di Bafin (equivalente della Consob in Italia), che blocca per due mesi le attività di short selling citando l’importanza di Wirecard per la “German Economy” e “seri rischi per la fiducia nei mercati”.

Ciò nonostante Wirecard riceve iniezione di capitale da Softbank per 900 milioni di euro nell’aprile 2019 e nel settembre 2019 emette un bond per 500milioni classificato Investment Grade da Moody’s. Nell’Ottobre 2019 ancora Financial Times pubblica un articolo nel quale accusa che i dati di bilancio di Wirecard a Dublino e Dubai sono inflazionati in modo fraudolento e che i saldi dei conti in escrow (acconto di garanzia) sono incorrettamente trattati in bilancio come soldi in cassa.

I bilanci di Wirecard che non convincono

Nel frattempo un audit da parte di KPMG ordinato dagli Investitori provvede alla verifica di numerose operazioni in Asia denominate “the lion’s share” per le quali si dubita dell’esistenza di circa 1 miliardo di dollari con un trustee che non fornisce informazioni richieste. L’audit di KPMG si completa il 28 Aprile del 2020 citando di non poter verificare tali operazioni a causa di “numerosi ostacoli”.

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I bilanci di Wirecard, che devono essere pubblicati dall’Auditor EY in Aprile 2020, vengono postposti fino al 18 Giugno 2020, due giorni dopo che due banche filippine confermano che i conti citati sui quali dovrebbero esserci 1.9 miliardi di euro sono “spurious”, ossia falsi. Il 19 Giugno Marcus Bauer si dimette, il 22 Giugno Wirecard ammette frodi contabili perpetrate per molti anni, il 23 Marcus Bauer viene arrestato ed il 25 Wirecard dichiara insolvenza e lo stock scende a 1,28 euro il 26 giugno (certo chi le ha comprate quel giorno gode di un rialzo a Eur 5,73 al 30 Giugno, ossia del 347%).

Il 26 Giugno la FCA (Financial Conduct Authority) ha bloccato le attività della Wirecard Card Solution (WCS), limitando l’operatività di numerose carte prepagate in UK e in altre nazioni (poi sbloccata il 30 Giugno 2020).

I dubbi di una crescita tumultuosa

Una sequenza negli anni di “whistle-blowers”, di investigazioni condotte o iniziate dal Financial Times, di querele e lotte legali incrociate e di verifiche da parte di Bafin mirate a proteggere mercato e investitori, e di bilanci pubblicati da una società quotata al DAX che dichiarava crescite imperturbate di ricavi e di EBITDA pari quasi al 30% dei ricavi.

Una imperturbata sequenza di continuità del CEO per quasi 18 anni, accompagnato da investimenti rilevanti, con una commistione di valore delle azioni (quelle detenute dal CEO valevano 1.6 miliardi di euro nel 2018) che esigevano una approfondita valutazione nel rispetto degli investitori. Sembra che il caso Enron non abbia fatto ancora scuola, eppure avrebbe dovuto.

Le conseguenze dello scandalo Wirecard

Dopo un iniziale panico a seguito della decisione della FCA in UK di bloccare gli utilizzi delle prepagate per garantire indipendenza di WCS dalla casa madre tedesca in insolvenza, molte Fintech che utilizzavano WCS come processore dei pagamenti, (in Italia Soldo e SisalPay che hanno subito garantito i saldi delle carte) si sono riorganizzate, sostituendo la società di WCS con altri processori (in UK per esempio esempio Revolut da alcuni mesi aveva cominciato a ridurre i contratti con WCS mentre Curve, la APP che gestisce per 1.3 milioni di clienti pagamenti da una sola carta a valere sui conti di diverse banche, ha migrato alcuni servizi su checkout.com). In Germania la dipendenza da Wirecard AG potrebbe creare molti più problemi tutti ancora da approfondire.

Non c’è inefficienza tecnologica, ma frode contabile

L’immagine delle fintech in generale ne esce danneggiata in parte, mentre molti più danni sono legati alle strutture di governance delle società quotate, deputate a controllarne la crescita. Il caso Wirecard non è una inefficienza tecnologica, ma una frode contabile perpetrata nonostante gli obblighi di monitoraggio di Supervisory Board, Audit, Chief of Compliance, Rating Agencies, Investitori durante la due diligence per sottoscrizione di azioni nel 2019 e di emissione di bond, etc.

Il mondo dei pagamenti è in forte evoluzione. Soluzioni come quelle di Wirecard richiedono una profonda responsabilità da parte degli attori che devono istituzionalmente accompagnarne la crescita e l’evoluzione, specie se regolamentate, proteggendo gli utenti e i beneficiari del cambiamento.

 

 

Roberto Mancone

CEO e Founder di WhatIf Capital Ltd, Management Consulting Company specializzata su Modelli di Business che adottano tecnologie esponenziali. Fino ad aprile 2019 è stato COO di WeTrade, la joint…