I robot stanno per arrivare, possiamo stare tranquilli?

Gli assaggi di futuro si moltiplicano, dalle macchine che raccolgono i rifiuti a quelle che servono nei supermarket. E c’è da pensare come proteggersi dai loro errori

Pubblicato il 22 Set 2015

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Immaginate un robot che in silenzio e con discrezione entra nel vostro quartiere, raccoglie il vostro bidone rifiuti e lo svuota nel camion dei rifiuti. Tutto è fatto senza svegliare le famiglie che dormono e senza sollevamento di carichi pesanti per l’autista del camion dei rifiuti. Questo è lo scopo di ROAR, un progetto congiunto con l’obiettivo di sviluppare soluzioni di trasporto intelligenti di domani.

Rivolgendosi all’immaginario degli interlocutori, Volvo Group ha qualche giorno fa presentato un progetto innovativo che la vede in prima fila nello sviluppo della robotica. Un progetto congiunto che coinvolge anche due Università svedesi, una statunitense e una società che si occupa di riciclaggio dei rifiuti. Tempi attesi per vedere i risultati, giugno 2016.

In breve, quello che il progetto ROAR (Robot-based Autonomous Refuse handling) mira a realizzare è di creare un robot capace di svolgere il lavoro di raccolta e carico-scarico dei cassonetti sui camion della spazzatura, oggigiorno effettuato da esseri umani. Il collega robotico sarebbe sotto la supervisione dell’autista del camion.

Un compito tutto sommato abbastanza semplice, ma che nelle intenzioni di Volvo vuole rappresentare una piccola parte di quanto succederà quando la robotica entrerà a far parte del quotidiano nelle città intelligenti del nostro prossimo futuro.”Volvo Group prevede un futuro con una maggiore automazione”, afferma Per-Lage Götvall, responsabile del progetto per il Gruppo Volvo. “Questo progetto da la possibilità di espandere la fantasia e testare nuovi concetti per plasmare il trasporto per domani.”

Lo stesso tipo di assaggio di futuro, lo offre, al Future Food District di EXPO MILANO, ABB (multinazionale delle macchine industriali e della robotica), che ha inserito nel suo “supermercato” macchine che interagiscono con i clienti, in particolare il robot collaborativo YuMi, che in occasione Expo preleva, confeziona e consegna una mela al cliente, ma in prospettiva è il nostro assistente della spesa.

In Giappone, l’istituto di ricerche Riken ha sviluppato “Robear”, un robot a immagine e somiglianza di un orso che avrà le funzioni di una badante, cioè si prenderà cura della persona anziana a lui affidata. Attualmente Robear può sollevare la persona dal letto, metterla a sedere, trasportarla, ma il modello è in continuo sviluppo, con l’idea che un giorno possa fare molto di più. Sempre in Giappone, Toshiba ha realizzato ChihiraAico, un robot umanoide che assomiglia a una giovane donna, destinata all’assistenza degli anziani affetti da demenza.

Sono solo alcuni esempi di quello che nel mondo si sta facendo nella robotica al servizio dell’uomo.

Robot e automazione sono già presenti nella produzione industriale da qualche decennio, ma in futuro sempre più ambiti lavorativi saranno dominati dalla robotica: i trasporti, l’agricoltura, la sanità, molti servizi. Questo passaggio porterà molti benefici, ma non sarà indolore: rivoluzionerà il mondo del lavoro, prima di tutto, e porterà nuovi rischi.

Quanto possiamo fidarci di un robot?

Lo scorso luglio, in una fabbrica della Volkswagen in Germania, un robot ha ucciso un lavoratore: si è trattato, per i più, di un incidente, ma per la Rete si è stato il “primo omicidio da parte di un robot”.

L’intelligenza artificiale (alla base della robotica) spaventa molte delle menti contemporanee più brillanti: da Stephan Hawking a Bill Gates, a Elon Musk. Quest’ultimo ha persino donato 10 milioni di dollari al Future of Life Institute (FLI) per sovvenzionare ricerche in grado di garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non vada contro la razza umana.

Anche per il settore assicurativo, la robotica rappresenta una nuova opportunità e una sfida: responsabilità civile, responsabilità professionale, danni alla proprietà sono alcune delle aree in cui sarà necessario intervenire, ridefinendo anche concetti alla base delle attuali polizze.

Se il robot farà qualcosa di sbagliato, provocando danni e incidenti, di chi sarà la responsabilità: del proprietario o di chi lo ha costruito? Se un’auto senza conducente uccide, chi paga? Sarà necessario assicurare la propria casa, la propria persona, i propri familiari contro il pericolo “robot” così come oggi facciamo per pericolo di furto, incendio, incidenti domestici?

Per le assicurazioni è questo dunque, uno dei nuovi fronti d’innovazione tech-driven, che farà emergere i player più veloci nel rispondere a questa nuova esigenza.

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