Scenari Economici

La sharing economy è condivisione? No, affitto. Era così anche per le trebbiatrici…

Continua l’analisi sull'”economia della condivisione”. Questa volta un parallelo con il mondo rurale, tra mezzadri, proprietari terrieri e macchine agricole, fa emergere di nuovo con forza un concetto: l’affitto è l’elemento chiave di questo paradigma, che non sembra avere l’impatto e l’importanza del capitalismo (e del feudalesimo)

Pubblicato il 08 Giu 2016

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“I’ll hammer the nails, I’ll set the stone
I’ll harvest your crops, when they’re ripe and grown
I’ll pull that engine apart, and patch’er up ’til she’s running right
I’m a jack of all trades, we’ll be all right”

Bruce Springsteen – Jack of All Trades, Wrecking Ball, 2012

A cena con quattro conoscenti. A un certo punto la discussione va sul tema di quanto stessero bene i mezzadri del centro-nord. Poi la persona, avendo capito che cosa stava dicendo, si corregge e passa a parlare di quanto stessero bene rispetto ai contadini dei feudi del sud. Aggiunge uno dei presenti che “si, poi i mezzadri stavano veramente bene perché rubavano al proprietario della terra”. Ovviamente non ci ho visto più. Ma mia moglie mi ha guardato con intenzione, e allora non me ne sono andato. Però questo pezzo lo scrivo lo stesso. Il quesito continua ad essere lo stesso che già posi nel mio primo pezzo sulla sharing economy: “È davvero (…) un paradigma nuovo di potenza e di importanza comparabile al capitalismo (e al feudalesimo, aggiungo io)? In che cosa è diversa dal socialismo? Quali ne sono le implicazioni sociali di lungo periodo?” Oggi, a differenza di quanto ho fatto la settimana scorsa, parto dallo specifico, la mezzadria. Ragion per cui prendo le mosse dal dizionario:

mezzadria
[mez-za-drì-a] s.f.
• dir. Contratto agrario (abrogato in Italia nel 1964) in base al quale un colono (mezzadro) coltiva un fondo altrui, dividendo poi i prodotti e gli utili della coltivazione a metà col proprietario.

Mio nonno era un mezzadro. E il vocabolario non mente: lavorava la terra altrui e per ciò gli spettava il 50% del frutto del proprio lavoro. Il problema è se questa fosse una attività che prevedeva condivisione (da oggi la smetto con la mia battaglia contro chi usa parole tipo sharing, prometto). E se lo era, condivisione di che cosa?

1. C’era condivisione del prodotto?

NO. Quello che c’era in italiano si chiama suddivisione del prodotto. Il prodotto dello sforzo lavorativo del mezzadro applicato alla terra veniva suddiviso in parti uguali tra proprietario terriero e mezzadro (due precisazioni: la condizione della suddivisione al 50% non veniva applicata uniformemente nel tempo e nello spazio, ma questo non è un problema serio al momento; la seconda è che ovviamente i mezzadri facevano i porci signori con tutto quello che rubavano ai proprietari terrieri). Ora si può vedere che la mezzadria è effettivamente un modo di produzione.

2. Ma c’era una qualche forma di condivisione, nella mezzadria, c’era qualcosa che veniva condiviso? E se si, tra chi lo era?

C’era un’attività agricola che mi attraeva moltissimo e che era occasione di festa per bambini come per adulti (per questi ultimi era anche occasione di fatica bestiale): la trebbiatura. Nessun mezzadro, e sostanzialmente nessun proprietario, poteva permettersi l’acquisto di una trebbiatrice ad uso esclusivo del proprio raccolto. Per cui la trebbiatrice, di proprietà di qualcuno, faceva il giro delle diverse proprietà e nel giro di due, tre settimane provvedeva a trebbiare tutto il grano che era stato falciato nei giorni precedenti in un raggio di chilometri (non esistevano le mietitrebbia, ai tempi cui mi riferisco, o se esistevano il loro affitto era veramente troppo alto). Ecco di nuovo la parola che apre le porte del regno della comprensione: sì, la proprietà della trebbiatrice, o un suo rappresentante, faceva visita alla proprietà il cui grano era da trebbiare, stabiliva quando sarebbe stato conveniente trebbiare in quella particolare proprietà (si trebbiava dalle sei alla ventidue quasi tutti i giorni, e occorreva ottimizzare la successione delle proprietà da visitare) e annunciava li la propria richiesta di compenso. In balle di grano, ovviamente, perché il mezzadro non poteva certo saldare in contanti (e credito ai mezzadri non se ne faceva).

Possiamo dire che la macchina trebbiatrice venisse condivisa tra le diverse coppie proprietario-cum-mezzadro, cioè tra i diversi appezzamenti? O che venisse condivisa tra il suo proprietario e ciascuna coppia proprietario terriero-cum-mezzadro? NO, e NO. Entrambe le risposte sono sicuramente negative perché la proprietà della macchina rimaneva dell’azienda costituita appositamente per affittare la macchina a chi ne richiedesse l’uso sul ‘proprio’ terreno. Affitto, per un tempo determinato e a condizioni determinate, dopodichè io proprietario della macchina, tu proprietario del fondo, lui mezzadro. Io ho messo a disposizione il capitale per eseguire lavorazioni con una produttività del lavoro cento, mille volte più alta di quella con cui si ‘batte’ il falciato con delle mazze per separare il grano da pula e paglia; e ho messo a disposizione anche le competenze perché quelle potenzialità potessero essere sfruttate, cioè i miei operai specializzati, chè un proprietario terriero non si sarebbe mai abbassato a far funzionare una macchina e un mezzadro non avrebbe avuto la cultura per farlo. E voi mi avete pagato l’affitto. Amen.

Per riassumere riprendo, arricchendolo, un passaggio del mio pezzo di settimana scorsa:

  • ci sono i capitalisti, che posseggono i mezzi di produzione [la macchina trebbiatrice], il cui destino è essere combinati con lavoro salariato;
  • c’è il lavoro salariato, che non ne possiede, e quindi produce reddito per sé (salario) e per i capitalisti (profitto) operando i mezzi di produzione di proprietà del capitalista [i meccanici che fanno funzionare la trebbiatrice];
  • c’è il lavoro mezzadrile, il quale ovviamente non possiede capitale, né viene pagato un salario per attivarlo anche quando aiuta a farlo funzionare, per esempio alimentando di covoni la bocca della macchina trebbiatrice [mio nonno];
  • c’è il proprietario fondiario, il quale affitta la sua proprietà al coltivatore [sempre mio nonno].

Che cosa ho imparato dunque dai miei ricordi giovanili quando penso alla mezzadria? Non poco, credo di poter dire. Ho imparato che:

  1. Il proprietario di un’auto che scarrozza clienti è equiparabile a un proprietario terriero che affitta la propria terra (o che la affida in mezzadria). Questo è Uber, giusto?
  2. Il proprietario di un’auto che scarrozza, dietro compenso, persone disposte ad andare nella sua stessa direzione alle sue condizioni è equiparabile a un proprietario terriero che affitta la propria terra (o che la affida in mezzadria). Questa è BlaBlaCar, giusto?
  3. Il proprietario di un appartamento che decide di affittare quella proprietà in tutto o in parte è equiparabile a un proprietario terriero che affitta la propria terra (o che la affidi in mezzadria). Questo è Airbnb, giusto?
  4. Il proprietario di un garage che decide di affittarlo a qualcuno che ne fa uso mentre a lui non serve è equiparabile a un proprietario terriero che affitta la propria terra (o che la affidi in mezzadria). Questa è JustPark, giusto?

Spero di aver cominciato a rispondere ad alcuni dei quesiti che mi sono stati posti (e per i quali sono grato).

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