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Innovazione, 7.000 medie aziende potenziali investitori in start-up?

26 Nov 2013

Le medie aziende dispongono di capitali per apportare risorse finanziarie nelle start-up, ed al contempo hanno modelli organizzativi e manageriali già operativi su scala internazionale. E se lavorassimo alla costruzione di collegamenti strutturati. Magari non nascerà una nuova Google ma il sistema Paese ne avrà certamente da guadagnare

Michele Petrone coordina le  attività operative di BI CUBE, incubatore di Primo Miglio di Basilicata Innovazione
L’opinione che la futura competitività dei nostri Sistemi Regionali, e del Sistema Paese nel suo complesso, sia legata a filo doppio alla capacità di innovare, è oramai largamente condivisa. Tuttavia, pur a fronte di questa consapevolezza, le proposte che si leggono sembrano quasi far emergere diverse posizioni sul luogo in cui debba nascere il seme dell’innovazione: vi è chi sostiene che spetti alle grandi aziende, perché hanno le risorse finanziarie e raggiungono le economie di scala per far fronte ai costi dell’innovazione; chi sostiene che occorre puntare sulle PMI, perché rappresentano il substrato della nostra economia; chi sulle start-up innovative, perchè dotate di quella necessaria capacità di ideazione e flessibilità, che le rende luogo elettivo per generare discontinuità.

Ed intanto i dati macro-economici sono inesorabili. L’Innovation Union Scoreboard del 2013, predisposto dalla Commissione Europea, posiziona l’Italia ben lontana dai cosiddetti Innovations Leaders (Danimarca, Finlandia, Germania e Svezia) ed anche dagli Innovation Followers (Gran Bretagna, Francia, così come Austria, Irlanda, Slovenia, Estonia e diversi altri Paesi). Agire su questi dati ovviamente richiede programmi ed interventi di lungo periodo. L’ipotesi di lavoro che si vuole avanzare è che un salto in avanti potrebbe essere compiuto se le aziende della tradizione italiana e le start-up innovative iniziassero strutturalmente a lavorare insieme.

Da un lato, sono oltre 1.000 le start-up innovative che in pochi mesi si sono iscritte negli appositi registri istituiti presso le Camere di Commercio. Ben 1.082 sono gli spin-off da ricerca, ovvero quel particolare tipo di nuove imprese nate negli Atenei per valorizzare i risultati ed i brevetti ottenuti nei laboratori e portarli al mercato (fonte: Netval, 2013). Aldilà delle statistiche, la nuova imprenditorialità innovativa, proposta spesso da giovani altamente skillati, è un fenomeno che va crescendo significativamente nelle nostre Regioni. Oramai ogni Regione italiana ha incubatori, business plan competition, che sono serbatoi di team con nuove idee e risultati.

Dall’altro lato, la struttura industriale italiana ha da sempre le sue fondamenta nella piccola e media azienda. In particolare, una recente indagine di Mediobanca ed Unioncamere sulle medie imprese italiane (novembre 2013) ha censito oltre 7.000 aziende con un fatturato tra i 15 ed i 330 milioni di Euro. Ben 9 su 10 di queste aziende opera su mercati esteri ed il 37,3% prevede per il 2013 un aumento del fatturato (dati calcolati su 3.600 aziende).

E se lavorassimo alla costruzione di collegamenti strutturati tra il mondo delle start-up e quello delle medie aziende? Innovazioni proposte da start-up e spin-off finalizzate all’industria meccanica, alimentare, del legno, della moda – per citare i settori tradizionali prevalenti – che magari non produrranno la futura Google o Facebook, ma potranno generare un fenomeno diffuso di imprenditorialità innovativa e di crescita nei territori.

7.000 medie aziende: potenziali investitori in start-up innovative? Le medie aziende dispongono di capitali per apportare risorse finanziarie nelle start-up, ed al contempo hanno modelli organizzativi e manageriali già operativi su scala internazionale. Managerialità e network molto utili alle giovani start-up. Al contempo, le migliaia tra start-up innovative e spin-off possono rappresentare ‘serre creative’ con team ed idee, in cui le medie aziende investono per diversificare in nuovi prodotti e servizi.  

Laddove ancora scontiamo in Italia un lacuna in termini di volumi di venture capital disponile, potrebbe essere proprio la collaborazione tra start-up e medie aziende la via italiana per la crescita dell’ecosistema start-up.

Michele Petrone coordina le  attività operative di BI CUBE, incubatore di Primo Miglio di Basilicata Innovazione (twitter: @micpet1977)

di Michele Petrone