TECNOLOGIA SOLIDALE

I social intossicano i giovani? Non è tutta colpa dell’algoritmo



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Dalle condanne a Meta e Google all’aggressione con il coltello dello studente alla prof di francese si è riaperto il dibattito sulle conseguenze dei social. Il dovere dell’educazione digitale

Pubblicato il 27 mar 2026

Antonio Palmieri

Fondatore e presidente di Fondazione Pensiero Solido



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Dalle cause contro Meta e Google ai casi di cronaca, cresce l’allarme sugli effetti dei social. Ma dare la colpa agli algoritmi è una scorciatoia. Il vero nodo è educativo: serve accompagnare i ragazzi nel digitale fin dalla nascita. Se ne parla il 30 marzo al Cefriel

Riassunto generato con AI


È tutta colpa dell’algoritmo? È tutta colpa dei social? Dalle condanne a Meta e Google emanate dalla Corte Suprema della California per aver intossicato e «imprigionato» una ventenne fin da quando aveva 6 anni, all’aggressione con il coltello dello studente alla sua prof. di francese si è riaperto il dibattito intorno alle nefaste conseguenze che social e algoritmi hanno sulla salute mentale di ragazze e ragazzi.

Come scrive Carlo Verdelli sul Corriere della Sera “abbiamo un problema, gigantesco e sottovalutato. E se davvero i grandi vogliono almeno mettere in guardia i piccoli, l’unica strada è quella di educarli a capire come funziona il cellulare che li ingabbia.” Allora la domanda è: possiamo davvero noi genitori diventare protagonisti attivi dell’educazione digitale dei nostri figli? 

La risposta è No!

No, nel senso che non solo è possibile ma è una necessità e un dovere, perché nell’era digitale l’educazione al buon uso della tecnologia deve iniziare il giorno dell’arrivo a casa del bebè e accompagnare tutto il percorso di crescita. Questo è il punto di partenza del progetto lanciato dalla Fondazione Pensiero Solido e che approfondiremo lunedì 30 marzo, nell’incontro “Non è mai troppo presto! Educare al digitale dalla culla all’età adulta.”.

L’educazione digitale è una trama che attraversa tutta la crescita, dal primo giorno di vita fino all’età adulta, perché il digitale è uno degli ambienti che fanno parte della nostra vita.

Dare la colpa all’algoritmo è una comoda scorciatoia, che non risolve il problema.

Lunedì 30 marzo alle 17.30, negli spazi del Cefriel di Milano — Viale Sarca 226, luogo simbolo dell’innovazione italiana — ragioneremo su come accompagnare bambini, adolescenti e adulti in un ecosistema digitale sempre più complesso.

Bada bene, il tema non riguarda solo strumenti e competenze tecniche, ma tocca la relazione, la crescita, l’autonomia, la responsabilità. Oggi più che mai serve una visione educativa capace di unire cura e consapevolezza, protezione e libertà, gioco e competenze.

Lo faremo con:

Giuseppe Riva, ordinario di psicologia e direttore dello Humane Technology Lab dell’Università Cattolica, autore del libro “Crescere connessi. Una sfida per genitori e figli.”.

Ernesto Caffo, fondatore e Presidente di Telefono Azzurro.

Stefania Garassini, giornalista, cofondatrice Fondazione Patti Digitali, autrice del libro “Smartphone, 12 ragioni per non regalarlo alla Prima Comunione e neanche alla Cresima”.

Ivano Zoppi, segretario Generale della Fondazione Carolina.

Marta Sacchetta, mamma e Chief Marketing Officer di Assolombarda.

L’obiettivo è costruire insieme un approccio più maturo e generativo al digitale, capace di sostenere le nuove generazioni e di rinnovare la responsabilità degli adulti.

L’incontro offrirà uno sguardo integrato e concreto su cinque temi chiave:

Le basi dell’educazione digitale nei primissimi anni: relazione, linguaggio, attenzione, gioco.

Le sfide dell’adolescenza: identità online, socialità, rischi e opportunità.

Il ruolo degli adulti: modelli, regole, dialogo, competenze emotive e digitali.

Le competenze chiave per vivere il digitale in modo sano, creativo e responsabile.

Strumenti e pratiche per costruire ambienti educativi che favoriscano autonomia e sicurezza.

Vasto programma? Lo scopriremo lunedì!

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