Crowdfunding, si è aperto un laboratorio per tutto il sistema | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Finanziamenti online

Crowdfunding, si è aperto un laboratorio per tutto il sistema

17 Lug 2013

Il regolamento della Consob è solo l’inizio di un percorso, scrive il chairman di Dpixel. Ma anche una sfida, perché il mercato dovrà imparare a fare i conti con un certo numero di insuccessi. Ma, se vinta, sarà un’opportunità anche per le PMI

Gianluca Dettori è chairman di Dpixel, Venture Capital Advisory
L’Italia è la prima nazione al mondo a disporre di una regolamentazione per l’equity crowdfunding. Con il provvedimento definito dalla Consob qualunque startup innovativa (oggi sono un migliaio quelle inserite nel Registro) potrà raccogliere online fino a 5 milioni di euro, caricando il proprio business plan su specifici portali autorizzati e vigilati dalla Consob.

Per accedere alla misura sarà sufficiente avere dei requisiti formali di legge (quelli di startup innovativa), essere selezionati dal portale tra le offerte che vengono autorizzate al crowdfunding e la campagna si può concludere solo a condizione che un investitore professionale sottoscriva il 5% dell’offerta.

Se ad esempio una startup cercherà 100.000 euro, almeno 5.000 dovranno essere sottoscritti da un venture capital, un investitore qualificato, una fondazione bancaria e un incubatore certificato affinchè la raccolta di capitale si possa completare.

E’ una misura innovativa e corraggiosa, che ci pone all’avanguardia nel panorama dell’innovazione internazionale su uno dei temi più caldi oggi al mondo: quello dello sviluppo imprenditoriale. Molti Paesi stanno sviluppando una propria regolamentazione in questo momento (USA, Canada, Colombia, Arabia Saudita) e ci sono i primi segnali di interesse al tema da parte dell’Unione Europea.

Cominceremo rapidamente a vedere i primi effetti di questa nuova normativa a partire da quest’anno, ma la misura ha raccolto l’interesse di una grandissima platea di attori finanziari, intermediari, istituzioni territoriali, venture capital. Ora che la regolamentazione ha fissato i paletti, cominceranno ad entrare in azione e sarà certamente interessante osservare con attenzione lo sviluppo del mercato. Qualcosa che Consob stessa ha giustamente tenuto a sottolineare: con la pubblicazione della normativa inizierà a monitorare strettamente parametri e valori in gioco per aggiustare eventualmente il tiro se necessario.

E’ un atteggiamente assolutamente rispettabile a mio modo di vedere. Perché le maglie dettate dalla legge sono relativamente larghe. Sarà relativamente facile accedere al mercato del crowdfunding per una startup, ma sarà altrettanto garantito che il mercato dovrà imparare a fare i conti con una notevole quantità di insuccessi. Ciò che è assolutamente fisiologico per chi investe in questo campo, qui rischia di essere amplificato, poichè stiamo parlando di investimenti in equity a elevato rischio, sottoscritti da una moltitudine di risparmiatori e un ‘investitore istituzionale’ che deve mettere un chip del 5%. Tutto potrà succedere e qualcosa certamente succederà.

Ma è una sfida che va assolutamente colta e di questo bisogna dar merito al governo Monti e al ministro Passera per aver introdotto quella che probabilmente è una delle principali innovazioni nella finanza di questi anni. Questa è una misura a costo zero (anzi a somma positiva sotto il profilo fiscale) per lo Stato, che mette nelle mani dei cittadini la scelta sulle startup da finanziare e il rischio connesso. Un sistema più meritocratico (se le regole sono scritte bene) di questo non è tecnicamente possibile, ma a condizione che le regolamentazione possa consentire lo sviluppo di un sano a florido mercato.

Forse va anche sottolineato che questo è una sorta di laboratorio, che abbiamo il privilegio di avere sotto casa nostra per future possibili evoluzioni. Sarà difficile in futuro spiegare al pubblico (particolarmente dopo che verrà completata e lanciata la norma sul crowdfunding negli USA) per quale ragione una bella, profittevole ed innovativa PMI non potrà accedere a strumenti finanziari di questo tipo, mentre una startup appena nata, con poca validazione e ad alto rischio  si. E’ quindi ipotizzabile e forse anche probabile che questo possa funzionare bene come una sorta di piccolo laboratorio da cui potrà nascere in futuro un intero settore, accessibile a qualunque tipo di azienda. Un autentico nuovo motore per l’economia.

Gianluca Dettori è chairman di Dpixel, Venture Capital Advisory

 

di Gianluca Dettori

  • mariobucolo

    Caro Gianluca tutto questa eccitazione non ce la vedo, almeno dalla parte delle startup, e se bazzichi nei forum te ne accorgeresti. Tu scrivi ed apprezzi da investitore/incubatore etc ed è proprio la principale critica che viene rivolta a questo regolamento, cioè essere centrato su di Voi (in generale of course). Questo regolamento è dir poco assurdo, di questi laboratori ne facciamo volentieri a meno. In primis per partecipare ad una campagna di CF bisogna creare un srl, il che vuol dire già caricarsi costi passivi notevoli e poi, se del caso, valla a mettere in liquidazione. Sarebbe stato opportuno aprire anche a società non ancora create, ovviamente da creare salvo buon fine campagna e pre erogazione delle somme, questa sarebbe stata una bella rivoluzione. Poi c’è questo discorso dei 500/1000 euro da parte dei privati che è altrettanto limitante. Andiamo sui fatti vostri 😉 la quota, io direi pizzo, del 5%. Intanto l’investitore deve aver fatto investimenti vari negli anni precedenti, e già questo assomiglia alle gare di appalto che si scrivono su misura per aziende con determinati requisiti. Metti sto regolamento abbia comunque successo e partissero 200 campagne di CF. Me li trovi te 200 investitori da 5% con le giuste caratteristiche? E, visto la media degli investimenti italiani, ci saranno investitori da 5% disposti a caricarsi 10, 20 investimenti. Peraltro distogliendo non solo risorse economiche ma anche a livello di gestione. Mettiamo di superare questo scoglio, si raggiunge il 95% e poi bisogna recuperare il restante 5%. Conoscendo l’Italian Style mi sa che finirà a raccomandazioni, tirate di giacchetta, amici di amici (basta vedere cosa sta succedendo in sicilia con pochi che vogliono comandare su tutto il sistema startup, ad etica zero) per beccare quel benedetto/maledetto 5%. Poi andiamo dal punto di vista dei piccoli investitori, che si chiederanno come mai l’investitore istituzionale ci mette solo il 5%? Quasi facendosi venire dei dubbi sulla validità dei progetti in campagna.
    Caro Gianluca, c’è poco da essere eccitati dalla parte delle startup, mi sembra tanto un regolamento alla Marzullo, ve lo siete fatto, ve lo siete modificato e ve lo hanno approvato. Su misura.

Articoli correlati