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OltreBanca

10 Previsioni Fintech per il 2017 – 3. Il boom dell’Asia

28 Mar 2017

Il mercato più esplosivo per la tecnologia legata alla finanza non sono gli Usa né l’Europa ma l’Asia. I motivi? Paradossalmente la sua attuale arretratezza, combinata con la vastità della popolazione. Così è stato l’anno scorso, così potrebbe essere quest’anno. Con ripercussioni nella vita di tutti i giorni. Anche in Italia

Fintech: Il boom dell'Asia
Il mercato più esplosivo per il fintech—la tecnologia legata alla finanza—non sono gli Usa né l’Europa ma l’Asia. Ne avevamo scritto proprio su EconomyUp l’anno scorso e la previsione si è realizzata. Se si dovesse realizzare anche la previsione di quest’anno, gli effetti andrebbero a colpire la vita di tutti i giorni anche in Italia.

Una delle prime conferme ce la fornisce Startup Bootcamp, uno dei programmi di accelerazione per startup più grande d’Europa. Nel 2015 Startup Bootcamp aveva la sua sede Fintech a Londra. Nel 2016 il Fintech si è confermato uno dei mercati più ricchi per l’innovazione tecnologica, attirando $25 miliardi di investimenti in startup. Startup Bootcamp ha deciso di aprire una seconda sede nel settore. Non ha scelto New York, né Francoforte, né Dublino, le tre città che cercano di presentarsi come concorrenti di Londra. Non ha scelto Milano, che nel panorama delle borse internazionali è microscopica. Startup Bootcamp ha scelto Singapore.

Due motivi per cui l’Asia può diventare leader nel Fintech

L’Asia ha due caratteristica che la rendono un mercato esplosivo per la tecnologia finanziaria.

1. La prima caratteristica è la sua popolazione. In Asia vive il 60% della popolazione mondiale. Anzi, secondo alcune fonti i numeri sarebbero addirittura maggiori perché molte nascite in Asia non vengono registrate. Questo dato è confermato dalle stesse Nazioni Unite.

Per capire meglio la situazione dell’Asia basta raccontare una storia.

A fine 2016 il primo ministro indiano Narendra Modi ha dichiarato illegali le banconote di grande taglio da 500 e 1000 rupie. L’obiettivo è combattere la corruzione e l’evasione fiscale, e rimettere in circolazione le banconote che tanti Indiani hanno accumulato sotto il materasso. Se le banconote di grande taglio sono illegali, l’unico modo per non perdere il denaro è cambiarle in banca. E visto che le banche devono registrare l’identità di chiunque cambi moneta, di fatto il primo ministro Modi ha creato un censimento del denaro nero a costo zero, almeno per lo Stato.

Nei giornali internazionali si è parlato molto di questa operazione, ma si è dimenticata la notizia più importante. Qualcuno si è congratulato con il primo ministro Modi, altri lo hanno attaccato come un irresponsabile, fino ad insinuare una influenza delle grandi lobby bancarie.

Quasi tutti i media hanno dimenticato di citare una delle notizie più interessanti. Paytm—una startup indiana che fornisce pagamenti su smartphone—ha acquisito 20 milioni di clienti in 40 giorni. 

In Europa e negli Stati Uniti questi numeri semplicemente non esistono. Nessuna società Fintech—neanche PayPal dei tempi d’oro—ha mai acquisito 20 milioni di clienti in poche settimane.

Paytm è solo una delle tante startup di pagamento, seppure in India sia la più grande. Due settimane dopo la messa al bando delle banconote di alto taglio eseguita più transazioni al giorno di tutte le carte di credito messe insieme. Dopo cinque settimane è stata rimossa dall’Apple Store per essere andata in crash per eccesso di traffico. È sopravvissuto ed oggi vende persino biglietti del cinema via Twitter.

Paytm la più grande startup di pagamento su cellulare Indiana

2. La seconda caratteristica che rende l’Asia un mercato esplosivo per il Fintech è il ridotto numero di conti correnti bancari e carte di credito.

L’Asia beneficia del classico scenario del “Salto della Rana”. I mercati arretrati di solito non seguono lo sviluppo dei mercati più avanzati ma li raggiungono saltando i passaggi intermedi.

In Europa siamo passati dagli assegni, alle carte di credito ad una timida crescita dei pagamenti via smartphone. Le carte di credito forniscono già un comodo mezzo di pagamento ed i consumatori non sentono il bisogno di imparare una nuova tecnologia.

Questo non succede in Asia. Tre miliardi di persone non hanno un conto bancario né una carta di credito, ma spesso hanno un cellulare. La maggioranza di questa popolazione di “Senza Banca” è concentrata in Asia ed Africa. 

Per questi tre miliardi di consumatori senza conto bancario, una app di pagamento è la differenza tra la vita e la morte.  Un’app di pagamento permette di aprire un negozio senza avere una quantità di contante in cassa, quindi eliminato i rischi di costanti rapine. Permette di spedire soldi alla famiglia, di andare in città ad acquistare medicinali senza viaggiare con grandi quantità di contanti. Permette di chiedere prestiti ai vicini o di fornire prestiti in cambio di un interesse calcolato dall’app, di fatto senza l’intermediazione di una banca.

L’arretratezza dell’Asia nel 2017 sarà la fonte principale del suo boom tecnologico. L’innovazione combinata con la grandezza della popolazione andrà a creare non solo soluzioni che possono essere utilizzate anche in Europa. Ma anche una riserva enorme di capitale all’interno dei circuiti delle app. Tre miliardi di piccoli risparmiatori possono risparmiare un capitale maggiore di quello accumulato da tutte le banche Europee sommate tra loro.

In passato molti commercianti Europei si sono arricchiti utilizzando l’e-commerce Cinese Alibaba. Oggi, chi riuscirà a trovare un accesso a questi nuovi capitali accumulati nelle app Fintech Asiatiche potrà realizzare qualunque progetto di cui l’Europa abbia bisogno.

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Questo è articolo è parte di una serie dedicata alle previsioni fintech 2017. Puoi leggere ogni articolo autonomamente su EconomyUp.

10 Previsioni Fintech 2017
1. L’era dei robot
2. Espansione e morte delle aziende di credito
3. Il boom dell’Asia
4. L’anno dell’amore bancario
5. L’anno della Blockchain
6. Trovare lavoro grazie al boom del RegTech
7. I giovani non sono davvero più quelli di una volta
8. Il boom dell’Insurance tech (in corso di pubblicazione)

(Immagine: Insights Unspoken su Flickr)

Stefano L. Tresca

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