Auto a guida autonoma, il bilancio 2019 di Waymo (Google) non è tutto positivo | Economyup

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Auto a guida autonoma, il bilancio 2019 di Waymo (Google) non è tutto positivo



Una valutazione ridotta del 40% da Morgan Stanley, la chiusura della sede a Austin, ma anche l’accordo con Nissan e Renault per portare i veicoli autonomi in Europa e Giappone e l’idea di eliminare l’operatore umano: ecco il 2019 di Waymo, divisione di Alphabet (holding di Google) che si occupa di guida autonoma

10 Dic 2019


00Fino anno tempo di bilanci. E per Waymo, divisione di Alphabet (la holding di Google) che si occupa di guida autonoma, non è del tutto positivo. Nonostante i proclami e le aspettative degli ultimi anni, infatti, i test vanno a rilento, e nonostante gli investimenti miliardari (secondo Forbes Google ha iniettato nella divisione auto autonome ben oltre 5 miliardi di dollari) i tempi di commercializzazione si stanno sempre più allungando. La conseguenza? Morgan Stanley ha rivisto la valutazione di Waymo, tagliandola del 40% e portando il valore da 175 a 105 miliardi di dollari.

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Morgan Stanley declassa Waymo

Alla base della scelta della banca d’affari –  come riporta anche CorCom – c’è, appunto, la lentezza nei tempi di commercializzazione. «Nell’ultimo anno – scrive Morgan Stanley nel report che rivede la valutazione di Waymo – ci sono stati una serie di ostacoli relativi alla commercializzazione e al progresso della tecnologia di guida autonoma. In particolare, abbiamo sottovalutato per quanto tempo è probabile che siano presenti conducenti di sicurezza all’interno delle auto e i tempi necessari alla realizzazione di servizi autonomi di condivisione dei percorsi». Morgan Stanley – riporta ancora CorCom – ha affermato che i principali fattori che l’hanno portata a ridurre la sua valutazione sono il fatto che il settore in generale si sta sviluppando più lentamente del previsto e che le perdite nel ridesharing continueranno a salire, soprattutto a causa della continua necessità di driver di sicurezza.

Chiusa la sede a Austin

Una valutazione ridotta non è l’unico elemento negativo nel bilancio di Waymo. Come riporta InsuranceUp, l’azienda (i cui test più avanzati vengono condotti con i robotaxi a Phoenix, in Arizona) ha anche annunciato poche settimane fa la chiusura della sede di Austin (dove la società ha condotto, nel 2015, il primo test di auto autonoma), in Texas, con lo spostamento di tutto il personale a Phoenix e a Chicago. In un comunicato, però, Waymo ha sottolineato che la chiusura della sede texana non implica né l’abbandono del campo né un ridimensionamento del programma, ma semplicemente “la necessità di riunire i nostri team operativi” per concentrarsi su Waymo One, il progetto in corso in Arizona.

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Waymo: dall’auto autonoma ai driverless tir

Nonostante gli elementi negati nel bilancio annuale, Waymo resta uno dei player fondamentali nella guida autonoma. Non a caso ha ancora delle carte in tasca da giocare. Sempre a Phoenix, infatti, la società ha avviato a settembre anche un secondo programma, con test di guida autonoma dedicati ai Tir: si tratta – come riporta InsuranceUp –  di Waymo Driver, l’estensione di test che Waymo conduce già da un paio d’anni in Georgia, in California e nella stessa Arizona, e che ora verranno concentrati sulle strade urbane di Phoenix e sull’autostrada I-10, tra Phoenix e Tucson. Certo, si tratta di una scommessa ancor più difficile di quella relativa alle auto: manovrare un camion è molto più difficile, e frenare e cercare di evitare ostacoli più complicato a causa della massa enormemente più grande da rallentare e mantenere in asse per evitare sbandamenti.

E se l’auto autonoma di Waymo fosse pronta?

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Un segnale, quello dell’estensione ai Tir dei test di guida autonoma, che l’auto di Waymo è finalmente pronta? Secondo InsuranceUp, qualche motivo per crederlo c’è, nonostante lo scetticismo di Morgan Stanley. A giugno Waymo ha infatti stretto un accordo con Renault e Nissan per far uscire i veicoli a guida autonoma dagli States facendoli approdare in Europa e in Giappone; e a ottobre l’azienda ha iniziato a eliminare dai veicoli del programma Waymo One l’operatore umano (che finora era seduto al posto di guida per poter intervenire in caso di problemi – i primi test senza operatore sono iniziati nel 2017), lanciando, come è stato annunciato agli utenti, un servizio “completely driverless”. Il programma prevede dunque che ora alcuni (ma non tutti) robotaxi di Waymo One viaggino senza controllore umano: segno che la società ritiene di aver raggiunto una tale affidabilità con i propri algoritmi da “rischiare” di metterli alla prova senza rete di sicurezza.

Una cosa è certa: nel 2020 Waymo ci riserverà delle sorprese. Compresa, forse, l’arrivo di una vera driverless car.