A Zagabria si possono vedere auto senza guidatore girare per la città. Dopo i primi test a maggio 2026 su quello che è stato definito come il primo servizio commerciale di robotaxi in Europa, ad oggi sono diverse le vetture prive di conducente, con passeggeri a bordo, che si muovono nelle strade pubbliche del capoluogo croato. Il progetto vede riuniti la piattaforma americana Uber Technologies, la società cinese Pony.ai e la startup croata Verne, legata all’ecosistema di Rimac Group.
Pony.ai e Verne puntano a portare sulle strade europee oltre 2.000 robotaxi, ma l’unica procedura di omologazione valida in tutta l’Unione europea per un’auto completamente automatizzata prevede un limite di 1.500 veicoli all’anno. Per tutti gli altri casi servono autorizzazioni che cessano di avere validità una volta superato il confine nazionale.
Le corse si svolgono lungo un percorso di 22 chilometri che collega la sede di Verne, un’area centrale del distretto degli affari, e l’aeroporto di Zagabria. I passeggeri possono prenotarle tramite l’app di Uber.
Ad aprile scorso i primi robotaxi commerciali d’Europa avevano operatori qualificati a bordo. Ad agosto sono poi iniziate le corse prenotabili tramite Uber, con un conducente di sicurezza presente nel veicolo.
L’obiettivo finale è portare sulle strade della capitale croata una flotta di taxi autonomi prenotabili tramite app, segnando un passaggio simbolico per il settore della mobilità europea, finora rimasto indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina nello sviluppo dei servizi driverless.
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Come funziona il progetto di Zagabria e quali sono gli attori
La tecnologia di guida autonoma è fornita da Pony.ai, uno dei principali player cinesi del settore autonomous driving, mentre Verne si occupa della gestione operativa della flotta. Uber, invece, integra il servizio all’interno della propria piattaforma di ride-hailing.
Il sistema di settima generazione di Pony.ai prende autonomamente tutte le decisioni di guida: sterza, frena e accelera senza intervento umano. Verne monitora i veicoli da remoto. L’auto è dotata di sensori ridondanti che garantiscono una copertura a 360 gradi.
Il veicolo di base è cinese: si tratta del crossover Arcfox Alpha T5. Verne ha rimosso il sedile del passeggero anteriore per ricavare uno spazio per i bagagli e ha installato un grande schermo al posto dello schienale, come riportato da InsideEVs.
Per Uber, la partnership rappresenta un nuovo tassello nella strategia di integrazione della guida autonoma all’interno della propria piattaforma.
Dopo anni di investimenti diretti nello sviluppo di tecnologie self-driving — culminati nella vendita della propria divisione autonomous driving nel 2020 — l’azienda guidata da Dara Khosrowshahi ha scelto un modello più leggero, basato su partnership tecnologiche con operatori specializzati. L’obiettivo è trasformare Uber in una piattaforma capace di aggregare, oltre agli autisti tradizionali, anche flotte autonome gestite da terze parti.
In questo scenario, Zagabria potrebbe rappresentare un laboratorio strategico per testare la convivenza tra mobilità tradizionale e robotaxi nel contesto urbano europeo.
Perché Zagabria può entrare nella storia della mobilità autonoma
Definire il progetto croato come il “primo robotaxi service europeo” richiede però una precisazione.
Negli ultimi anni, infatti, in Europa non sono mancati test e sperimentazioni di veicoli autonomi. Diverse città hanno avviato progetti pilota di navette driverless o servizi di trasporto automatizzato, tra cui:
- Amburgo
- Parigi
- Londra
- Helsinki
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, si trattava di:
- navette autonome su percorsi fissi;
- progetti dimostrativi limitati;
- sperimentazioni in aree controllate;
- oppure servizi non continuativi e con forte supervisione umana.
Il caso di Zagabria è stato il primo rollout commerciale europeo di robotaxi urbani on-demand, integrati in una piattaforma di mobilità utilizzata da utenti reali.
È una differenza sostanziale, soprattutto dal punto di vista industriale e regolatorio.
Il paragone con il Regno Unito e la mappa europea frammentata
Uber e Wayve hanno avviato il 3 settembre 2026 il primo servizio di robotaxi nel Regno Unito, con un conducente di sicurezza abilitato presente in ogni veicolo e legalmente responsabile durante l’intera corsa. Transport for London ha autorizzato i veicoli come auto a noleggio con conducente (private hire vehicles), non come veicoli autonomi.
La Croazia però ha eliminato la presenza umana a bordo. Il Regno Unito no.
La questione più difficile riguarda però la possibilità di portare il servizio su larga scala. Pony.ai gestisce già servizi senza conducente in quattro città cinesi e ad agosto ha annunciato insieme a Uber che oltre 2.000 suoi robotaxi sarebbero arrivati sulle strade europee, a Zagabria e in altre quattro città. Marko Pejkovic, amministratore delegato di Verne, ha definito queste corse «una tappa fondamentale nel percorso verso lo sviluppo su larga scala della mobilità autonoma in Europa».
Le norme europee, tuttavia, non sono state concepite per numeri di questa portata. Un’auto completamente automatizzata può ottenere un’omologazione valida in tutta l’Unione europea soltanto attraverso la procedura prevista per le piccole serie, ai sensi dell’articolo 41 del regolamento UE sull’omologazione dei veicoli.
L’autorità federale tedesca per i trasporti, la KBA, indica un limite massimo di 1.500 unità all’anno nell’intera Unione europea. A marzo la Commissione europea ha innalzato questo limite, ma per le auto dotate di sistemi di parcheggio autonomo, non per i robotaxi.
In tutti gli altri casi si procede attraverso autorizzazioni nazionali. Le corse di Zagabria sono state autorizzate in base alla normativa croata e un’autorizzazione rilasciata dalla Croazia cessa di avere validità al confine croato.
È per questo che la mappa europea dei robotaxi si compone un Paese alla volta. WeRide arriverà in Danimarca nel 2027 insieme a GreenMobility, portando a sei il numero dei Paesi europei in cui è presente. Il paradosso è che il robotaxi più avanzato d’Europa è anche quello più vincolato a una dimensione locale.
L’Europa rincorre Stati Uniti e Cina
La corsa globale ai robotaxi è oggi dominata soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Cina.
Negli USA, aziende come Waymo, controllata da Alphabet, hanno già attivato servizi commerciali senza conducente in alcune città, tra cui Phoenix e San Francisco.
In Cina, invece, gruppi come Pony.ai, Baidu e WeRide stanno accelerando sul fronte della mobilità autonoma grazie a un contesto normativo più favorevole e a grandi investimenti pubblici e privati.
L’Europa, al contrario, si è mossa con maggiore prudenza, frenata da:
- normative più severe;
- responsabilità legali ancora poco definite;
- complessità assicurative;
- e da un approccio politico più conservativo sul tema della sicurezza stradale.
Per questo motivo, il progetto croato assume un valore simbolico importante: potrebbe diventare un banco di prova per capire se anche il mercato europeo sia pronto ad accogliere servizi di trasporto autonomo su larga scala.
La situazione in Italia
Zagabria rappresenta dunque un primo banco di prova concreto del nuovo corso europeo, ma mostra anche quanto lavoro resti da fare. La Croazia è riuscita a portare su strada un servizio senza conducente attraverso le proprie regole nazionali, mentre l’obiettivo europeo è trasformare progressivamente queste sperimentazioni locali in un mercato realmente transfrontaliero. È lo stesso nodo che riguarda l’Italia: Roma ha avviato ad agosto la ricerca di operatori con cui sperimentare veicoli autonomi di livello 4, ma per arrivare a un robotaxi senza conducente occorre ancora intervenire sul quadro nazionale, a partire dal Codice della Strada. La tecnologia, insomma, sta iniziando a superare i confini; le autorizzazioni molto meno. E proprio il caso croato rende evidente la posta in gioco: senza regole operative riconosciute tra i diversi Paesi, l’Europa rischia di avere molti robotaxi locali ma non ancora un vero mercato europeo dei robotaxi.
La sfida più difficile resta la fiducia
Al di là della tecnologia, la vera partita si giocherà probabilmente sulla fiducia degli utenti.
Incidenti, dubbi sulla sicurezza e interrogativi etici continuano infatti a rallentare l’adozione dei veicoli autonomi in molte parti del mondo. La presenza di un operatore umano a bordo durante questa prima fase dimostra come il settore sia ancora in una fase di transizione.
Eppure, la direzione sembra ormai tracciata.
Con la Croazia a fare da apripista, l’Europa potrebbe finalmente entrare nella nuova era della mobilità autonoma commerciale, cercando di colmare il gap accumulato negli ultimi anni rispetto ai giganti americani e cinesi.
(Articolo aggiornato al 14/09/2026)

































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