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AUTOMOTIVE

Driverless car, chi ci crede di più (a sorpresa) è Bosch

di Luciana Maci

30 Ago 2017

La multinazionale tedesca di componenti per auto guida la classifica di chi ha depositato più brevetti (quasi 1000) per auto a guida autonoma negli ultimi 7 anni. Sul podio le connazionali Audi e Continental, ma i loro “patent” sono la metà. Google è al decimo posto. Non compaiono Tesla e FCA

Infographic: Who Leads the Autonomous Driving Patent Race? | Statista

Indovina chi è più impegnato nello sviluppo delle auto a guida autonoma? Si potrebbe pensare a Google, considerata la vasta eco mediatica suscitata dai preparativi per la Google Car, oppure ad alcune grandi case automobilistiche. Invece, a sorpresa, come emerge chiaramente dal grafico pubblicato, la più attiva in questo campo, almeno per numero di brevetti depositati – il che significa ricerca, sviluppo e innovazione – è una delle maggiori produttrici di componenti per autovetture: la multinazionale tedesca Bosch.

È quanto emerge da uno studio di The Cologne Institute for Economic Research, che ha identificato e analizzato 5839 brevetti internazionali relativi a questo settore da gennaio 2000 a luglio 2007. Come si vede dal grafico realizzato da Statista e basato sui dati dell’Istituto, le tradizionali case automobilistiche e i fornitori di componenti per auto stanno surclassando Google. E gli altri colossi dell’hi-tech come Apple non appaiono neppure in questi primi dieci posti, così come non c’è Tesla e nemmeno FCA. In particolare, ai vertici della classifica, spicca un trio di società tedesche.

♦ BOSCH E L’INNOVAZIONE – Come detto, Robert Bosch Gmb, o Bosch, è la numero uno con 958 brevetti depositati in 7 anni. Del resto il gruppo tedesco ha fatto dell’innovazione, e in particolare dell’open innovation, una delle sue priorità. Basata a Gerlingen, vicino a Stoccarda, è tra le maggiori fornitrici al mondo di componenti per automotive. Fondata da Robert Bosch nel 1886, attualmente è posseduta al 92% da Robert Bosch Stiftung, la Fondazione Robert Bosch. I suoi prodotti core sono componenti per automotive, prodotti industriali ed elettrodomestici. In Italia Bosch è nota soprattutto per gli elettrodomestici, ma in realtà questo settore rappresenta solo il 25% del fatturato del Gruppo, il resto è composto da software e altre attività. Della sua strategia di innovazione fanno parte un corporate venture capital che può arrivare a investire fino a 15 milioni di euro per ogni startup nel suo portafoglio, uno spazio interno destinato agli innovatori in grado di sviluppare idee utili all’azienda e un centro di ricerca d’eccellenza che si auto-paragona all’Università americana di Stanford. Una parte delle ricerche si focalizza appunto sull’auto a guida autonoma.

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Non solo: Bosch crede nella co-innovazione, paradigma dell’innovazione in base al quale nuove idee e approcci provenienti da risorse interne ed esterne sono integrate in una piattaforma per generare nuovi valori e beni condivisi da tutti gli stakeholders, compresi i consumatori.

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Ha infatti collaborato con alcuni suoi potenziali rivali per sviluppare le tecnologie adatte alla self driving car. Ha sviluppato il sistema di sterzo per il prototipo dell’auto a guida autonoma di Google e ha fornito sistemi di assistenza al guidatore (tra cui sistemi di frenata) per le driverless car di Tesla.

Sul podio, al secondo e terzo posto, ci sono Audi (516 brevetti) e Continental (439). Audi ha presentato l’11 luglio la nuova A8, prima autovettura al mondo a guida autonoma di livello 3 a essere prodotta in serie e commercializzata. Almeno a livello hardware: il software, infatti, conterrà un blocco di questa funzione, che potrà essere abilitata solo quando le leggi europee consentiranno l’utilizzo di auto a guida autonoma sulle strade.

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Al quarto posto la prima americana della lista, Ford, che  a febbraio scorso, ha investito un miliardo di dollari in Argo AI. startup nata da poco, che sviluppa modelli tecnologici per veicoli autonomi sfruttando le potenzialità dell’artificial intelligence.

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Seguono GM, Bmw, Toyota, Volswagen, Daimler. Come si vede Google è l’ultima della lista, con soli 338 brevetti depositati in 7 anni. A dicembre dell’anno scorso, attraverso una strategia di open innovation, Google ha in qualche modo delegato il progetto della self driving car a uno spin-off, Waymo, che si occuperà di portare sul mercato le auto senza conducente.

Un colosso hi-tech che sembra invece essersi messo un po’ da parte nella corsa all’automobile a guida autonoma è Apple: la multinazionale guidata da Tim Cook ha deciso che non farà la “Apple Car”. O meglio, dovrebbe dedicarsi alla costruzione di sistemi per auto a guida autonoma, ma non alla fabbricazione di una driverless car in proprio.

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Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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