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Open Innovation

Retail, le strategie di Bosch che si affida a una startup italiana

29 Mar 2017

Il gruppo tedesco ha un corporate venture capital, un incubatore e un centro di ricerca di eccellenza. E per verificare la visibilità dei suoi prodotti nei negozi e la qualità del servizio ha stretto una partnership con BeMyEye, che propone un sistema basato sul crowdsourcing

Un corporate venture capital che può arrivare a investire fino a 15 milioni di euro per ogni startup nel suo portafoglio, uno spazio interno destinato agli innovatori in grado di sviluppare idee utili all’azienda, un centro di ricerca d’eccellenza che si auto-paragona all’Università americana di Stanford: sono alcuni degli elementi della strategia di innovazione di Bosch, grande gruppo tedesco che ha fatto dell’open innovation una delle sue priorità. Ed è proprio in quest’ottica che ha stretto di recente una partnership con una startup italiana, BeMyEye, che, grazie al suo innovativo sistema di rilevazione basato sul crowd, permette di verificare la  visibilità dei prodotti Bosch instore e l’efficacia del processo di formazione degli addetti, fornendo un’analisi puntuale su come ottimizzare le performance in ogni punto vendita.

Fondata nel 2011 dall’ex manager Gianluca Petrelli, BeMyEye permette alle aziende, in una logica di crowdsourcing, di chiedere a persone comuni, in cambio di un piccolo compenso, di andare a controllare tramite smartphone come è esposta e trattata la loro merce nei punti vendita. Con vantaggio di entrambi: per le imprese è una spesa ridotta rispetto ad avere una rete fissa e diretta di rilevatori e per le persone si apre la possibilità di svolgere lavoretti in mobilità. BeMyEye è ormai una scaleup, cioè una startup cresciuta rapidamente e rapidamente affermatasi sulla scena europea

In soli 11 giorni gli “Eye” (i collaboratori in loco di BeMyEye) sono stati in grado di svolgere rilevazioni sulle modalità di esposizione dei prodotti Bosch e interagire con gli addetti negli oltre 500 punti vendita coinvolti, con più del 50% delle visite effettuate nelle prime 48 ore della campagna.

♦ BeMyEye, startup italiana tra i migliori marchi emergenti

La strategia di open innovation di Bosch scaturisce direttamente dal quartier generale in Germania, come spiega a EconomyUp Romolo Biondi, Cross Selling Director di Bosch Italia. “A volte noi proponiamo soluzioni o idee, ma la valutazione viene sempre fatta dalla casa madre”. E così deve essere stato anche nel caso di BeMyEye. Vediamo dunque quali strategie di innovazione ha adottato questo colosso europeo.

Cos’è Bosch Robert Bosch Gmb, o Bosch, è una multinazionale tedesca di ingegneria ed elettronica

con quartier generale a Gerlingen, vicino a Stoccarda. È tra le maggiori fornitrici al mondo di componenti per automotive. Fondata da Robert Bosch nel 1886, attualmente è posseduta al 92% da Robert Bosch Stiftung, la Fondazione Robert Bosch. I suoi prodotti core sono componenti per automotive, prodotti industriali ed elettrodomestici. In Italia Bosch è nota soprattutto per gli elettrodomestici, ma in realtà questo settore rappresenta solo il 25% del fatturato del Gruppo, il resto è composto da software e altre attività.  Bosch Italia svolge sostanzialmente il ruolo di vendor, oltre a fare adaption di software.

► Il venture capital di BoschRobert Bosch Venture Capital GmbH (RBVC) è il corporate venture capital di Bosch. Investe in startup e giovani società attraverso round di finanziamenti seed, early-stage e late-stage e prende parte a successivi investimenti in società private. A seconda delle dimensioni della società, la quota iniziale di investimento va dai 500mila euro per un round seed a oltre 5 milioni di euro per uno early o late-stage. Solitamente l’investimento aggregato per ogni società nel portafoglio di RBVC va dai 6 ai 15 milioni di euro in cambio di una quota tra il 10 e il 25% del capitale azionario.

RBVC investe in cinque aree:
-Intelligenza Artificiale (AI) / Deep Learning
-Internet delle Cose (IoT)
-Autonomous Driving
-Analytics
-Next Generation Computer Architecture
-AR / VR
-Soluzioni di mobilità

Il portafoglio di RBVC è attualmente composto da una trentina di startup (qui la lista completa). Un esempio: Optomed, una startup finlandese di tecnologia medica che ha sviluppato un device, SmartScope Pro, in grado di misurare il fondo oculare tramite un sistema manuale accessibile non soltanto a medici specializzati. Oggi, per un problema all’occhio, si va in ospedale o dall’oculista, mentre il dispositivo di Optomed può essere utilizzato per esempio da un pediatra o da un altro medico con costi ridotti. La parte software viene sviluppata da Bosch.

► L’innovazione interna di BoschGrow–Heimat for Start-ups è uno spazio aperto per imprenditori all’interno di Bosch, pensato per incentivare le persone a trasformare il loro spirito imprenditoriale e le loro capacità in nuove attività di Bosch. Le startup e gli imprenditori di Grow si concentrano su idee “radicali” per sviluppare per conto di Bosch soluzioni profittevoli e sostenibili, basate sull’innovazione tecnologica dell’azienda, da lanciare in nuovi mercati. Le startup, tutte interne, hanno due anni di tempo per sviluppare l’idea e avviare la fase di prototipazione. Da questa scuderia è uscita una ormai ex startup, BoniRob, che produce una piattaforma robotica multi-purpose per applicazioni in agricoltura. Il robot è in grado di lavorare in maniera autonoma, percorrendo i campi da coltivare, e può essere caricato a batterie o connesso a un generatore. “È una società tedesca ma lavora in Italia – afferma Romolo Biondi – e da quest’anno non ha più finanziamenti interni ma sta camminando sulle proprie gambe”.

► Il centro di eccellenza per ricerca e innovazione –  Bosch ha una struttura internazionale di tecnologia e ricerca. Alla ricerca corporate lavorano circa 1.400 persone, impegnate a sviluppare le innovazioni del futuro in vari luoghi in tutto il mondo. Un nodo importante nella rete di ricerca internazionale del Gruppo Bosch è Il Centro di Ricerca e d’Ingegneria Avanzata inaugurato nel 2015 a Renningen  nel distretto di Stoccarda. È stato definito la “Stanford di Bosch” ed è un campus dove si fa ricerca industriale applicata per una migliore qualità della vita ed espansione delle competenze chiave in microelettronica e software, e rappresenta un ambiente di lavoro ideale per i pionieri dell’innovazione.  Il campus è costituito da 14 edifici che coprono una superficie totale di 110.000 metri quadrati. Nel complesso il sito conta circa 1.200 individui impegnati su importanti progetti di ricerca internazionali ed interdisciplinari che coprono tutte le aree di business del gruppo. Durante l’inaugurazione, alla presenza della Cancelliera Angela Merkel e del presidente del Baden-Württemberg Winfried Kretschmann, Volkmar Denner, presidente del Board di Bosch, ha detto: “Il centro è come un’università, perché riunisce molte facoltà. Vogliamo che i nostri ricercatori non si concentrino soltanto sullo studio di possibili soluzioni per il futuro, ma che siano anche imprenditori di successo”. La società ha investito circa 310 milioni di euro nella nuova sede. All’interno del campus si sviluppano idee che vengono valutate e, se è ritenuto opportuno,  successivamente finanziate. È una sorta di incubatore interno per progetti destinati all’esterno, secondo la logica in-house.

► Bosch Italia e le startup – Il Corporate research, ovvero il dipartimento centrale dell’R&D di Bosch, indice periodicamente contest interni organizzati per area geografica allo scopo di finanziare idee e startup. I programmi sono tre: europeo, asiatico e americano. L’obiettivo è finanziare idee legate a specifici progetti per dare vita a soluzioni tecnologiche innovative e contribuire a creare posti di lavoro. L’internal contest di quest’anno riguarda Svezia e Italia. Ciascuno dei due Paesi proporrà un progetto di ricerca interno per formare una startup. Se la casa madre approverà, il progetto potrà proseguire.

di Luciana Maci

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