Julia, il “cacciatore di bug” ideato da un team italo-francese

Le università di Verona e La Réunion hanno sviluppato un software in grado di verificare che altri software non abbiano errori e falle. Guadagnandosi clienti come Airbus e US AirForce. E riuscendo a farsi acquisire dal gruppo padovano Corvallis

Pubblicato il 18 Nov 2015

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Porta il nome di una delle attrici più famose del mondo e, a suo modo, il mondo vuole conquistarlo.Si chiama Julia (Java UniversaL Interpretation and Abstraction) ed è un software. Un software speciale però, perché controlla gli altri software e verifica che non abbiano errori, falle, bug in ambienti Java e Android. A svilupparlo, al culmine di un lavoro durato circa 10 anni, l’università di Verona insieme a quella di La Réunion, con un team italo-francese, guidato da Fausto Spoto, docente di informatica all’Università di Verona, Roberto Giacobazzi, ex preside della Facoltà di Scienze dell’Università di Verona e da Frédéric Mesnard, ex direttore del Dipartimento di matematica e informatica a La Réunion. A affidarvisi, per quel che riguarda la sicurezza informatica, banche, aziende, assicurazioni, ma soprattutto clienti del calibro di Airbus e dell’US AirForce, l’aeronautica degli Stati Uniti.

Julia è un programma che permette di identificare errori in altri programmi e funziona come un filtro che identifica tutti quei problemi che portano al blocco o alla perdita di informazioni, con conseguenti perdite in termini di denaro o di sicurezza” spiega Fabio Spoto, uno dei padri del sistema. “Problemi che il nostro sistema può evitare, perché in grado non solo di identificare con certezza questi errori, ma di comunicarli al programmatore sotto forma di un report classico e dunque, denunciandoli, di renderli risolvibili”. L’asso nella manica di Julia è l’uso di una teoria matematica, quella dell’interpretazione astratta, che sino ad ora non aveva mai trovato applicazione nei sistemi complessi, ma solo in quelli, molto più semplici e lineari, usati in laboratorio e in ricerca.

“Julia non richiede il codice sorgente del programma analizzato ma solo il bytecode compilato” continuano gli sviluppatori. “Il metodo riduce il numero di stati possibili del sistema tramite l’astrazione e consente di analizzare tutte le variabili del programma in ogni cammino di esecuzione. Fatto questo è possibile elencare una serie di warning, cioè di potenziale errori che devono essere analizzati a cura del programmatore, che ha la responsabilità di decidere se la segnalazione è effettivamente un problema e di correggere o irrobustire il programma”.



Di recente il progetto, sviluppato dall’équipe universitaria, è stato acquistato dal gruppo padovano Corvallis, che ne detiene il 64% delle quote: “L’impiego crescente di software gestionali basati su internet, espone un numero sempre più alto di settori economici alle conseguenze di malfunzionamenti e blocchi informatici, o addirittura di attacchi dall’esterno” spiega Antonio Santocono, presidente di Corvallis Spa – e la sicurezza è un valore aggiunto che coltiviamo tanto per le imprese quanto per i consumatori”.

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