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Edilizia e digitale, cinque sfide per la competitività e il futuro delle costruzioni



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La digitalizzazione delle costruzioni entra in una fase più industriale: produttività, dati, BIM, riqualificazione energetica e cantiere avanzato diventano le cinque sfide su cui si misura la competitività della filiera edilizia dopo la spinta di super bonus e Pnrr

Pubblicato il 5 giu 2026



Costruzioni, edilizia
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La digitalizzazione delle costruzioni entra in una fase più selettiva. Dopo la spinta di Superbonus e Pnrr, il settore non può più contare solo sull’aumento dei volumi: deve recuperare produttività, ridurre inefficienze, gestire meglio i dati, rispondere alla pressione energetica europea e rendere più industriale una filiera ancora molto frammentata.

Il lancio del ConTech Hub di TEHA Group – The European House Ambrosetti, presentato insieme al quarto Rapporto Strategico della Community Smart Building, si inserisce in questo passaggio. Il tema non riguarda soltanto edifici intelligenti, sensori o piattaforme di gestione. Riguarda il modo in cui progettazione, cantiere, materiali, supply chain e manutenzione vengono connessi in un processo più misurabile e governabile.

La partita industriale si concentra su cinque sfide: produttività, dati, BIM e appalti, riqualificazione energetica, cantiere industrializzato. Sono i terreni su cui la Construction Technology può trasformarsi da insieme di soluzioni digitali a leva di competitività per imprese, committenze pubbliche e sistema Paese.

Prima sfida: recuperare produttività in una filiera frammentata

Il settore delle costruzioni resta uno dei pilastri industriali europei, ma continua a mostrare un ritardo strutturale rispetto ad altri comparti. La Fiec, nel Statistical Report 2025, stima che le costruzioni rappresentino il 10,6% del pil dell’Ue, il 47,5% degli investimenti fissi lordi e oltre 12 milioni di lavoratori. La stessa fotografia mostra una filiera composta soprattutto da piccole imprese: il 95% degli operatori europei ha meno di 20 addetti.

Questa struttura rende più difficile adottare tecnologie, standard e modelli operativi comuni. Dopo due anni di crescita moderata, gli investimenti in costruzioni nell’Ue sono diminuiti del 2% nel 2024, con il residenziale in calo del 7,7% e una nuova flessione attesa nel 2025.

Il problema della produttività è confermato anche su scala globale. McKinsey, nell’analisi Improving construction productivity is the new imperative del 2024, rileva che tra il 2000 e il 2022 la produttività delle costruzioni è cresciuta solo del 10%, contro il 50% dell’economia complessiva e il 90% del manifatturiero. Per l’Italia, il comunicato TEHA segnala che tra il 2016 e il 2024 il pil settoriale è aumentato del 51,5%, mentre la produttività si è fermata al 20,9%, con una flessione nel 2024.

Seconda sfida: trasformare i dati in decisioni operative

Il passaggio dallo smart building al ConTech parte dalla gestione dei dati. Sensori, modelli digitali, piattaforme e sistemi di monitoraggio producono valore solo se le informazioni sono raccolte, ordinate e rese utilizzabili lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.

Nelle costruzioni, invece, i dati restano spesso dispersi tra progettisti, imprese, fornitori, direzioni lavori e gestori degli immobili. Questa frammentazione genera rilavorazioni, ritardi, errori decisionali e perdita di conoscenza tra una fase e l’altra del progetto.

La Construction Technology prova a intervenire proprio su questo punto: collegare progetto, preventivo, appalto, cantiere, collaudo e manutenzione attraverso flussi informativi coerenti. L’obiettivo è rendere misurabili tempi, costi, avanzamento lavori, prestazioni energetiche, sicurezza e qualità esecutiva.

Terza sfida: portare il BIM dalla norma alla maturità industriale

Il BIM è il punto più visibile della digitalizzazione delle costruzioni in Italia. Dal 1° gennaio 2025, l’articolo 43 del Codice dei contratti pubblici prevede l’adozione di metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni per opere sopra determinate soglie. La norma ha portato il tema dentro la domanda pubblica, imponendo un salto organizzativo a stazioni appaltanti e operatori economici.

I dati Oice mostrano l’accelerazione. Nel nono Report sulla digitalizzazione e sulle gare BIM, pubblicato nel 2026, l’associazione delle società di ingegneria e architettura rileva che nel 2025 le gare BIM sono state 638, in aumento dell’80,7% rispetto al 2024, per un valore di 1,496 miliardi di euro, in crescita del 151,1%. Il BIM pesa ormai per il 27% dei bandi di servizi di ingegneria e architettura e per il 56,5% del valore complessivo.

La crescita quantitativa non coincide ancora con piena maturità. I capitolati informativi BIM sono presenti nel 34,3%delle gare, contro il 25,2% del 2024. Il miglioramento è evidente, ma il dato segnala che molte procedure richiedono modellazione digitale senza una piena strutturazione informativa. Per trasformare il BIM in leva industriale servono capitolati, ruoli, flussi approvativi, standard dei dati e responsabilità chiare.

Quarta sfida: collegare digitale, energia e riqualificazione

La competitività delle costruzioni passa anche dalla capacità di rispondere alla domanda di edifici più efficienti. Secondo la ricerca 2026 dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, il mercato italiano dell’IoT ha raggiunto nel 2025 10,9 miliardi di euro, con una crescita del 12% sul 2024. Lo Smart Building vale 1,4 miliardi di euro, ma cresce solo del 2%, frenato dalla rimodulazione degli incentivi fiscali e dalla normalizzazione della domanda dopo i picchi legati al risparmio energetico.

Il VI Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici di Enea e Comitato Termotecnico Italiano, basato su oltre 1,2 milioni di Attestati di prestazione energetica emessi nel 2024, mostra un miglioramento del patrimonio italiano: nel residenziale gli edifici in classi A4-B raggiungono il 20%, mentre quelli in classi F-G scendono al 45,3%. Nel non residenziale, gli immobili nelle classi peggiori calano al 30,9%, dieci punti percentuali in meno rispetto all’anno precedente.

La pressione europea rafforza questa traiettoria. La Commissione europea, con la Renovation Wave, punta a rinnovare 35 milioni di edifici entro il 2030 e almeno a raddoppiare il tasso annuo di riqualificazione energetica. La direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, rivista nel 2024, fissa inoltre l’obiettivo di un parco immobiliare a zero emissioni entro il 2050.

Quinta sfida: industrializzare cantiere, materiali e processi

Il ConTech non riguarda solo software, piattaforme e modelli informativi. Una parte rilevante della trasformazione passa dal cantiere, dai materiali e dall’organizzazione fisica della produzione edilizia.

La costruzione modulare e l’off-site possono ridurre tempi, variabilità e rischi esecutivi quando domanda, progettazione e logistica sono coerenti. La robotica può intervenire su attività ripetitive o ad alta esposizione al rischio. I materiali a minore impatto ambientale richiedono nuove competenze di selezione, certificazione e gestione del ciclo di vita.

Queste tecnologie producono risultati solo se entrano nei processi decisionali. Un cantiere digitalizzato nasce dalla capacità di collegare programmazione, approvvigionamenti, avanzamento lavori, sicurezza, qualità e controllo economico. La stessa logica vale per la gestione dei dati: modelli, sensori e piattaforme devono convergere in informazioni utilizzabili da imprese, progettisti, committenti e gestori.

Il ConTech come agenda industriale

Il ConTech Hub di TEHA si colloca in questo scenario come piattaforma di analisi e confronto per una filiera chiamata a decidere dove concentrare investimenti, competenze e standard. La questione centrale è costruire un’agenda industriale: quali dati raccogliere, come condividerli, quali competenze formare, quali processi standardizzare, quali investimenti pubblici e privati orientare.

La frammentazione resta il principale ostacolo. Una filiera composta in larga parte da piccole imprese può innovare solo se le tecnologie diventano accessibili, integrabili nei processi quotidiani e sostenute da domanda qualificata. La committenza pubblica, attraverso appalti più strutturati, può avere un ruolo rilevante. Anche i grandi operatori privati possono accelerare il mercato se chiedono prestazioni verificabili e modelli informativi coerenti lungo tutto il ciclo di vita degli asset.

La nuova stagione dell’edilizia italiana si giocherà sulla capacità di trasformare strumenti digitali e tecnologie costruttive in produttività misurabile. Le cinque sfide della digitalizzazione delle costruzioni indicano la stessa direzione: meno dispersione informativa, più controllo dei processi, più qualità del costruito e una filiera capace di competere anche quando la crescita non è più sostenuta dagli incentivi straordinari.

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