L'INTERVENTO

PMI italiane in difficoltà, ma il brokeraggio assicurativo è in controtendenza



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Le PMI italiane continuano a crescere poco, frenate da debito bancario, frammentazione e scarsa disponibilità di capitale. Ma nel brokeraggio assicurativo aggregazioni e investimenti stanno creando operatori più grandi, innovativi e competitivi anche a livello europeo. Ecco come

Pubblicato il 15 mag 2026

Simone Ranucci Brandimarte

Presidente Italian Insurtech Association



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Punti chiave

  • Spesso si confonde debito con crescita: oltre il 60% del PIL dipende dalle PMI, la loro bassa dimensione impedisce il salto di scala nazionale.
  • Le PMI puntano al debito bancario anziché al capitale; mancano mercati dei capitali e piattaforme per aggregare e scalare.
  • Nel brokeraggio e nell’ICT l’ingresso di capitale favorisce innovazione e scale-up; servono politiche per facilitare investimenti, aggregazioni e competenze.
Riassunto generato con AI

Esiste un equivoco che continua a condizionare il dibattito economico italiano dove si discute ossessivamente di debito, anche se il problema reale riguarda la crescita. Il nodo non è quanto debito abbiamo, ma quanto poco cresca l’economia.

In Italia oltre il 60% del PIL è generato dalle piccole e medie imprese, contro circa il 50% della media europea e meno del 46% in Germania. Questo significa che la crescita del Paese coincide quasi perfettamente con la capacità delle PMI di scalare. Se crescono loro cresce l’Italia, se restano piccole il Paese resta fermo. Con una dimensione media di 3,8 dipendenti per impresa (in Germania questo dato è di 12) la struttura stessa del sistema produttivo italiano rende difficile questa crescita.

PMI troppo dipendenti dal debito bancario

Il problema è che le PMI italiane crescono quasi esclusivamente a debito e molto poco a capitale. Il debito sostiene l’operatività, ma raramente consente un salto dimensionale; il capitale invece permette aggregazioni, investimenti strutturali, innovazione e managerializzazione. Senza capitale le imprese restano piccole, e se restano piccole il sistema economico non riesce a fare un salto di scala. È uno dei motivi per cui l’Italia, pur avendo un tessuto produttivo diffuso e spesso eccellente, fatica ad avere player di dimensione europea: oltre il 70% del debito delle PMI italiane è bancario.

Il mercato dei capitali, che altrove finanzia la crescita, in Italia resta ancora poco sviluppato. Ma il tema non riguarda soltanto la disponibilità di capitale. In molti settori manca anche un ecosistema di piattaforme industriali e finanziarie capace di aggregare le PMI, accompagnarle nei processi di scale-up e creare economie di scala, competenze manageriali e capacità tecnologiche condivise. Troppe imprese continuano a operare in modo isolato, senza strutture in grado di sostenerne realmente la crescita dimensionale. Diverse aziende italiane riescono così a sopravvivere, ma troppo poche riescono davvero a scalare.

L’esempio delle assicurazioni e dell’ICT

Una problematica che emerge con forza anche dai più recenti studi internazionali. Secondo l’ultimo Economic Survey dell’OCSE dedicato all’Italia, il sistema produttivo italiano continua a dipendere dal credito bancario in misura superiore rispetto ad altre economie avanzate, mentre venture capital, private equity e mercati dei capitali restano ancora poco sviluppati. In un contesto di elevata incertezza economica e geopolitica, questo rende più difficile per molte PMI investire, aggregarsi e crescere dimensionalmente.

In questo quadro il settore assicurativo offre un esempio concreto di evoluzione già in atto, ma non è un caso isolato. Il brokeraggio italiano, storicamente frammentato, sta vivendo un rapido processo di consolidamento favorito dall’ingresso di capitali privati e operatori internazionali. Dinamiche simili si osservano anche nell’ICT e nei servizi digitali, dove aggregazioni e piattaforme più strutturate stanno consentendo a molte imprese di investire in innovazione, tecnologia e competenze manageriali. Non si tratta solo di finanza, ma di un cambiamento industriale profondo che punta a creare operatori più efficienti, competitivi e capaci di crescere su scala europea.

Nel brokeraggio assicurativo, ad esempio, diversi operatori grazie all’ingresso di capitali privati sono passati da realtà locali a piattaforme nazionali, investendo in tecnologia, AI e competenze che da soli non avrebbero potuto sviluppare.

Innovazione, capitale e scale-up: la sfida italiana

Il nodo critico resta però la provenienza di questi capitali, che in larga parte risultano essere stranieri. Ovviamente il tema non è criticare gli investimenti provenienti dall’estero, che stanno contribuendo ad accelerare la trasformazione di molti settori, ma comprendere perché gli investitori italiani continuino a investire troppo poco nella crescita industriale del Paese.

In Italia le PMI rappresentano più che altrove l’ossatura dell’economia, ma il sistema nel suo complesso non è ancora strutturato per sostenerne la crescita. Da un lato un sistema finanziario ancora troppo orientato al debito, dall’altro una limitata diffusione del capitale di rischio e di piattaforme capaci di accompagnare le imprese nei processi di aggregazione e scale-up. A questo si aggiunge un supporto ancora insufficiente allo sviluppo dell’innovazione: molte PMI non hanno accesso alle competenze, alle tecnologie e agli investimenti necessari per affrontare trasformazioni decisive come digitalizzazione, cybersecurity e intelligenza artificiale. Il risultato è che molte imprese, pur avendo qualità e know-how, restano troppo piccole per innovare con continuità e competere su scala globale.

Per tornare a crescere serve favorire l’accesso al capitale, incentivare aggregazioni e consolidamento e sostenere modelli industriali realmente scalabili. Ma serve soprattutto creare un contesto che aiuti le PMI a innovare: facilitare gli investimenti in tecnologia, rafforzare il trasferimento di competenze e accompagnare le imprese nei processi di trasformazione industriale e digitale.

L’Italia non tornerà a essere un Paese ricco intervenendo solo sul debito, ma creando le condizioni per far crescere le imprese. In un contesto economico e geopolitico sempre più competitivo, il supporto alla crescita e all’innovazione delle PMI deve diventare una priorità strategica per il Governo.

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