Una casa editrice investe in una startup degli elettricisti. Può sembrare insolito, ma l’operazione ha un senso: Gyver è una startup HR-tech italiana che sta costruendo una nuova infrastruttura digitale per il lavoro tecnico qualificato. E Zanichelli Venture, il fondo di venture capital nato da Zanichelli Editore, non è il solo a credere in questa realtà innovativa: il round seed per Gyver ammonta a 1,4 milioni di euro, ed è stato guidato da Brighteye Ventures, con la partecipazione appunto di Zanichelli Venture, ma anche di Vento Ventures (fondo di Exor, famiglia Agnelli), Antler e Altitude.
Vediamo meglio come è nata e cosa fa questa startup.
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Gyver, la startup bresciana per incrociare domanda e offerta
Fondata a Brescia nel 2025 da Leo Acciarri, Mattia Zarrelli e Francesco Defendi, Gyver nasce per risolvere una delle principali inefficienze strutturali del mercato del lavoro europeo: il mancato incontro tra domanda e offerta nel segmento dei professionisti tecnici qualificati, a partire dall’ambito energetico ed elettrico (installatori, manutentori, progettisti). In Italia, un mercato da milioni di lavoratori e centinaia di migliaia di assunzioni ogni anno, circa il 65% dei professionisti non utilizza strumenti digitali per cercare lavoro e le imprese, per il 96% PMI, si affidano ancora al passaparola.
Gyver affronta il problema con un approccio costruito sui comportamenti reali di questi professionisti: accesso conversazionale via WhatsApp, distribuzione social-first e una community verticale. Oggi ha costruito una community di 29.000 tecnici e più di 10.000 utenti attivi. L’obiettivo è evolvere in una piattaforma integrata che unisca recruiting, formazione e certificazione professionale.
“Oggi i contractor elettrici non fanno fatica a trovare clienti e non soffrono competizione dall’estero” spiega Francesco Defendi, uno dei tre cofounder di Gyver. “ono business people-intensive, fatti di persone: il loro problema (e la loro forza!) sono i lavoratori tecnici. Se mancano le squadre operative, una commessa non parte. Eppure i tecnici cercano opportunità ancora con il passaparola: con Gyver ridiamo loro le opportunità che si meritano e ai contractor gli strumenti per smettere di rincorrere candidati”.
Perché Zanichelli Venture ha investito su Gyver
L’investimento, si legge in un comunicato aziendale, riflette la visione di Zanichelli Venture, per cui i mercati dove la digitalizzazione non è ancora arrivata non sono mercati trascurati, ma mercati aperti.
Gyver opera nel segmento che Zanichelli Venture identifica come prioritario, il ponte tra formazione, certificazione e accesso al lavoro qualificato, costruendo l’infrastruttura che mancava per milioni di professionisti tecnici.
“Il lavoro tecnico qualificato – commenta Enrico Poli, Direttore di Zanichelli Venture (nella foto sotto) – è rimasto fuori dalla rivoluzione digitale non perché i professionisti non fossero pronti, ma perché nessuno aveva costruito gli strumenti giusti per loro. Gyver ha capito dove trovare questo pubblico e come parlargli. La nostra scommessa non è sul recruiting: è su chi costruisce l’infrastruttura di carriera per i lavoratori che la transizione energetica e industriale renderà ancora più strategici nei prossimi anni”.

L’interesse di Vento
Rilevante è che Gyver abbia attirato l’attenzione anche di Vento, il fondo di venture capital early-stage interamente finanziato da Exor (famiglia Agnelli), che investe sui migliori founder italiani, ovunque si trovino. Opera soprattutto in pre-seed e seed, con un approccio sector-agnostic e geography-independent (conta che nel team ci sia almeno un founder italiano). Vento è nato nel 2022, negli ultimi tre anni ha investito in oltre 150 startup e ne ha costruite più di 30 da zero attraverso il proprio programma di Venture Building.
Come Gyver userà i fondi
Il capitale raccolto sarà utilizzato per accelerare lo sviluppo tecnologico, ampliare la community e rafforzare i processi di matching e automazione, con l’obiettivo di scalare il modello a livello nazionale e, nel tempo, europeo.
Il mercato italiano: Gyver ha competitor?
In Italia non sembrano emergere, a oggi, realtà davvero sovrapponibili a Gyver, cioè startup nate specificamente per costruire una community e una piattaforma conversazionale per tecnici elettrici e professionisti qualificati della transizione energetica. Il confronto più vicino è con l’HR-tech generalista o semi-generalista: Jobtech, agenzia per il lavoro digitale nata nel 2020, che ha sviluppato portali verticali e processi di matching tecnologico; oppure Inrecruiting, piattaforma torinese di recruiting e Applicant Tracking System oggi nell’orbita Zucchetti. Ma sono modelli diversi: più software e digital staffing, meno community verticale di mestiere. Gyver, almeno nel mercato italiano, si posiziona quindi in una nicchia ancora poco presidiata: non sostituisce LinkedIn o le agenzie per il lavoro, ma prova a digitalizzare quel passaparola operativo con cui elettricisti, installatori e manutentori trovano ancora gran parte delle opportunità.
Le realtà simbolo nel mondo
Fuori dall’Italia il mercato è più maturo. Negli Stati Uniti il caso più vicino è Skillit, piattaforma AI-powered per il recruiting nei mestieri della costruzione, compresi gli elettricisti, che dichiara oltre 180mila lavoratori verificati e profili ricchi di dati su 35 mestieri. Sempre negli USA, Workrise — nata come RigUp — ha costruito un marketplace e strumenti di workforce management per manodopera qualificata nei settori energia, infrastrutture e costruzioni. In Europa, invece, esistono operatori più tradizionali ma verticali, come TecLine, agenzia specializzata nel reclutamento e distacco temporaneo di elettricisti per progetti in Germania, Paesi Bassi e altri mercati europei. La differenza è che Gyver sembra voler stare a metà strada tra queste due famiglie: non solo agenzia o job board, ma infrastruttura digitale per carriera, matching, formazione e certificazione dei lavoratori tecnici.




























